- Il vescovado di Segovia, seguendo la dottrina, pone il veto alla comunione per una coppia omosessuale. Apriti cielo: il ministro dell’Uguaglianza urla alla Costituzione violata e invoca l’intervento dei giudici. Ma lo Stato iberico non è aconfessionale?
- Attacco alle diocesi che propongono percorsi di «conversione» per persone Lgbt.
Lo speciale contiene due articoli.
Il ministro spagnolo dell’Uguaglianza e docente di Diritto costituzionale all’Università di Valladolid, Ana Redondo, ha invitato a denunciare davanti alla Corte costituzionale la decisione del vescovado di Segovia di porre il veto alla comunione per una coppia omosessuale. L’appello è stato fatto in prima serata a La1, durante un collegamento in diretta del programma 59 segundos, leader per ascolti del canale pubblico Rtve.
La questione era sorta dopo la protesta del sindaco socialista di Torrecaballeros (Segovia), Rubén García de Andrés, che si era indignato perché il nuovo parroco della sua città e del Comune di Basardilla, Felicién Malanza, gli aveva negato l’Eucarestia. Il rifiuto è dovuto al fatto che lui si dichiara pubblicamente un gay attivo ed è sposato con un altro uomo. Anche un’altra coppia di uomini, José María López e Mario Calvo che frequentano la chiesa di Basardilla, sono stati esclusi dalla comunione dal nuovo sacerdote.
Il vescovado di Segovia ha sostenuto la scelta operata: «Che siano omosessuali o eterosessuali, sono necessarie condizioni oggettive di moralità e la Chiesa ha l’autorità di negare la comunione quando non sono soddisfatte. Non si tratta di omofobia o di discriminazione, poiché la comunione non viene negata a causa dell’omosessualità, ma piuttosto per difendere la sacralità dell’Eucarestia». Malanza ha agito secondo l’articolo 915 del Codice di diritto canonico: «Non siano ammessi alla sacra comunione gli scomunicati e gli interdetti […] e gli altri che ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto».
La precisazione del parroco, raccolta dal Día de Segovia è stata che «la negazione della comunione non significa in alcun modo l’esclusione dalla vita ecclesiale o la partecipazione al suo culto», ma è stato bersaglio di feroci critiche da parte degli Lgbt. Più grave la presa di posizione della ministra del Psoe, che in tv è andata a dire che «le norme ecclesiastiche devono essere interpretate alla luce della Costituzione».
Come sostenere che sarebbe il governo socialista a interpretare la dottrina della Chiesa sui sacramenti. Redondo afferma che il parroco non solo ha violato il principio di uguaglianza dell’articolo 14 della Costituzione, ma anche l’articolo 16 che garantisce la libertà religiosa, perché un gay «non viene trattato allo stesso modo rispetto alla fede e alla libertà ideologica e di coscienza: non si può discriminare un cittadino Lgbt e pretendere che scelga o la sua fede, o la sua condizione sessuale».
In realtà la Costituzione proclama l’aconfessionalità dello Stato spagnolo. «Ciò implica il dovere di neutralità dei poteri pubblici in materia religiosa», si replica in ambito ecclesiale, ricordando che è garantito «il libero esercizio dell’attività di tutte le confessioni religiose, compresa la Chiesa cattolica, e il loro diritto di auto organizzarsi, stabilire le proprie norme e principi o proporre la propria dottrina».
Il sindaco gay ha protestato sui media: «Non posso fare la comunione perché sono omosessuale e vivo in coppia. E attenzione, mi è stato detto che la situazione sarebbe diversa se “fossi solo gay e seguissi un percorso di conversione”». Ha aggiunto di essere dispiaciuto perché «la primavera di Francesco», riferendosi al Papa, non è arrivata alla Chiesa della sua provincia. Già due anni fa protestò perché gli venne proibito di distribuire la comunione come laico: «Mi assicurarono che era per ragioni politiche, che le mie idee non erano compatibili con la difesa e la diffusione del Vangelo», dichiarò al País, per poi aggiungere di aver scoperto che era per il suo essere gay.
Il Gruppo federale cristiano socialista del Psoe ha condannato la «discriminazione omofobica», e ha sollecitato «una rapida correzione e la richiesta di scuse» dal vescovado, dal parroco e dalla presidenza della Conferenza episcopale spagnola (Cee).
Ieri il ministro ha incontrato il presidente della Cee e arcivescovo di Valladolid, Luis Argüello, presentando le sue lamentele. Ma il capo dei vescovi è stato chiaro: «Nella Chiesa cattolica non esiste alcuna discriminazione in questo senso poiché la norma fondamentale per ricevere la comunione, che è essere in grazia di Dio, riguarda tutti i cattolici indipendentemente da qualsiasi altra condizione, compreso l’orientamento sessuale». Il portale Petizioni Cattoliche ha avviato una campagna di raccolta firme per difendere la libertà della Chiesa dagli attacchi del governo. «Basta voler interferire nella vita dei cattolici e nelle credenze dei tutti i cittadini», si legge nella petizione.
E mentre il nuovo corso di Donald Trump sta imprimendo una battuta d’arresto alle prevaricazioni dell’ideologia woke, in Spagna dal 10 gennaio, a tre mesi dall’entrata in vigore del regio decreto, è diventato obbligatorio il Piano Lgbt per tutte le aziende con più di 50 dipendenti. La mancata attuazione del piano (inserito nel Registro e deposito dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro), a partire da elementi di linguaggio inclusivo nella comunicazione aziendale alla formazione del personale per accogliere e valorizzare gli Lgbt, comporta multe che vanno da 200 euro a 150.000 euro, nonché il divieto di accedere a qualsiasi tipo di aiuto pubblico per un periodo da uno a tre anni, fino alla cessazione dell’attività economica.
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