«Chi ha sfasciato la sanità oggi dà lezioni»
Ivan Cavicchi (Imagoeconomica)
Il filosofo della medicina Ivan Cavicchi: «Tra i firmatari dell’appello contro il governo c’è la Dirindin, che fece la controriforma Bindi. E Longo, che ha portato il modello azienda nel sistema. Forse protestano e chiedono soldi per replicare ricette che non hanno funzionato».

Ivan Cavicchi, filosofo della medicina e sociologo, è uno dei più autorevoli esperti di gestione sanitaria in Italia. Ed è forse lo studioso più indicato per discutere del documento firmato da 14 fra medici, economisti e dirigenti sulla crisi del sistema sanitario nazionale. Un testo che punta il dito contro il governo in carica, accusato di non implementare a sufficienza la spesa sanitaria.

Da giorni viene rilanciato con grande enfasi l’appello degli scienziati per «salvare la sanità pubblica italiana». Hanno ragione? Perché la sensazione è che sia un giochino politico che, in realtà, non fa granché bene alla sanità.

«Sinceramente penso male anch’io, perché in realtà si sarebbero dovuti svegliare un po’ prima, nel senso che anche lo scorso anno il governo ha fatto una finanziaria e nessuno ha detto niente. Poi questa dizione “scienziati” mi trova francamente in disaccordo».

E perché?

«Prima di tutto perché non sono tutti scienziati. Tra di loro c’è ad esempio Nerina Dirindin, che è l’autrice della controriforma sulla sanità fatta nel 1999 sotto la direzione di Rosy Bindi. Cioè quella controriforma che ha introdotto la privatizzazione e l’intramoenia (che è una forma di privatizzazione). E poi ci sono altri personaggi – importanti, per carità – come per esempio Francesco Longo, che è un aziendalista e rappresenta la teoria dell’azienda sanitaria, una teoria che alla prova dei fatti non ha funzionato un granché. Quindi mi sembra più che altro un pezzo di propaganda tarda».

Ovvero?

«È innegabile che la sanità abbia dei problemi, anche di risorse, ma ho l’impressione che costoro vogliano chiedere soldi per rifare le cose che sono già state fatte, senza riparare agli errori commessi».

Quali errori?

«Il primo errore che abbiamo fatto è stato separare l’economia dalla sanità. Una volta la programmazione sanitaria doveva essere concepita all’interno della programmazione dell’economia: questo è saltato per aria. Adesso la sanità è un costo per l’economia, e questo è un errore grave. L’altro errore grave è che noi avremmo dovuto produrre salute e non lo abbiamo fatto, anzi nel nostro Paese le malattie aumentano e, aumentando le malattie, aumentano i costi per curarle».

Ma scusi, come si fa a produrre salute?

«Intanto abbiamo azzoppato il diritto alla salute ribadito dall’articolo 32, che descrive il diritto alla salute come diritto fondamentale. È l’unico diritto fondamentale riconosciuto dalla Costituzione, ma noi l’abbiamo trasformato in un diritto subordinato alle politiche aziendali. Poi abbiamo privatizzato. Sta aumentando sempre di più la parte privata a scapito della parte pubblica: non possiamo rifinanziare la sanità pubblica lasciando tutti gli incentivi fiscali ai privati, che diventano un mercato protetto. E gli incentivi fiscali li paghiamo noi, ricordo. Insomma le magagne sono tante, e a me pare che chiedere semplicemente soldi per coprirle sia un atto poco onesto».

E qui torniamo ai famosi esperti che hanno firmato l’appello.

«A me pare che vogliano confermare quello che è stato fatto fino adesso, che però ha creato enormi problemi».

Ha accennato prima al ruolo che in passato hanno rivestito due dei firmatari: Nerina Dirindin e Francesco Longo. Quale eredità hanno lasciato?

«Provo a spiegare. Nel 1992 viene presentata una controriforma, sotto l’allora ministro De Lorenzo. Non è stato lui a scriverla, ha messo solo la firma. Il vero promotore di questa iniziativa è stata l’Emilia-Romagna, che ha sperimentato le aziende sanitarie prima che si facesse la legge. Le Usl divennero Asl».

E che cosa è cambiato?

«Le Usl devono perseguire obiettivi di salute. Le Asl devono perseguire obiettivi di bilancio. Questo è un bello strappo, capite bene. Poi nel 1999 la Bindi, da ministro della Sanità, fa la famosa riforma Ter, una controriforma che ammette un uso non solo integrativo del privato».

Cioè?

«Guardi, io ho sempre considerato il privato, quando serve, un’estensione del pubblico. Ma quella riforma fa sì che il privato possa sostituire il pubblico, e questo per me è un grandissimo problema, perché significa mettere da parte il diritto alla salute e sostituirlo con il reddito. Se vince il reddito, chi ha i soldi viene curato, chi non li ha non viene curato».

Chiaro. Ma che c’entra il professor Longo?

«Longo è un mio collega universitario, della Bocconi, ed è come dicevo il grande teorico dell’azienda. L’azienda rappresenta uno stravolgimento costituzionale. Le aziende hanno una natura privata, l’atto aziendale è di natura privata. Alla fine dei conti le aziende hanno creato molti problemi, ma molte poche soluzioni. E questo è un problema che andrebbe discusso».

Da non perdere

Povera Roccella, inondata di insulti
Pensiero unico

Povera Roccella, inondata di insulti

Sono ore di angoscia senza fine quelle che sta vivendo il ministro per la Famiglia, Eugenia Roccella. Da sabato suo marito Luigi Cavallari, ingegnere di 84 anni, professore universitario stimato e figura da sempre lontana dai riflettori, è disperso nelle…

Fanno i froci col ministro degli altri
Pensiero unico

Fanno i froci col ministro degli altri

L’Istituto centrale per la grafica, emanazione del Mic, organizza un evento Lgbt all’insaputa del titolare del dicastero. Che alla «Verità» replica: «Sono stupefatto, procedure da verificare». Ira dei Pro vita.

L’ipocrisia rossa esalta Fidel e respinge l’Ugl
Pensiero unico

L’ipocrisia rossa esalta Fidel e respinge l’Ugl

Il sindacato non può partecipare alla commemorazione della tragedia di Marcinelle perché di «estrema destra». Mentre a Jesi apre la mostra su Fidel Castro. Serve «il passaporto politico» dopo il patentino antifascista chiesto a «Più libri più liberi»?