Savater critica Sánchez ed «El País». Licenziato in tronco dopo 47 anni
Fernando Savater (Ansa)
Il quotidiano progressista scarica la storica firma perché ostile alla linea filo socialista.

Mentre, qui da noi, Repubblica frigna per l’ennesima volta su una fine della libertà d’espressione del tutto immaginaria, in Spagna il suo giornale gemello, El País, dà una rappresentazione plastica di cosa significhi libero confronto a sinistra.

Il quotidiano iberico ha infatti licenziato il filosofo Fernando Savater, 76 anni, collaboratore con il giornale da 47, cioè sin dalla fondazione. Galeotta è stata l’intervista del pensatore pubblicata lunedì su El Mundo, il concorrente conservatore del País. Savater, intelligenza progressista ma non conformista, ha mostrato di non gradire l’evoluzione dello storico quotidiano liberal: «Penso che il giornale sia cambiato molto, da essere un giornale critico, plurale, è diventato apertamente governativo».

Per Savater – da sempre impegnato contro i separatismi, tanto da meritare la scorta per le minacce dell’Eta – la questione catalana è stata dirimente: «Il problema della Catalogna è stato decisivo. L’ingresso massiccio a El País dei socialisti catalani, e il fatto che poco a poco hanno assunto posizioni importanti, ha determinato un cambiamento fondamentale. Anche nel Psoe c’è stato l’emergere del socialismo catalano. Sánchez è semplicemente un’antenna che cattura tutto ciò che c’è là fuori, ciò che gli conviene. Poiché non ha principi, dove ha visto la forza, cioè in Catalogna e nel settore della sinistra radicale, si è iscritto».

In questi anni, Savater non è stato parco di prese di posizione scomode, a volte espresse proprio sul País. Ha ad esempio polemizzato contro la teoria gender, ribadendo che in natura ci sono solo due sessi. Ha anche smontato gli allarmi internazionali per l’ascesa al potere di Giorgia Meloni, spiegando che non c’era da preoccuparsi e che comunque la leader di Fdi non era più pericolosa di politici spagnoli di sinistra come Pablo Iglesias. Prese di posizione che, ovviamente, hanno acceso polemiche in redazione, con le altre firme impegnate a rimettere il quotidiano sulla retta via e a prendere le distanze dal reprobo.

«Non mi dispiace», ha detto il pensatore al Mundo a proposito del dibattito interno suscitato dalle sue prese di posizione, «scrivere controcorrente. Per me è più divertente scrivere contro i pregiudizi dei miei lettori che strofinare loro la schiena. Le lettere critiche non mi danno fastidio. Semmai mi dà fastidio che il giornale stesso diventi una replica alla mia rubrica. Ma ho fatto mio il motto di Jean Cocteau: la riprovazione mi esalta. […] Al momento non c’è nessuno che scriva per El País più vecchio di me. Per questo quando mi dicono: “Quello che scrivi è fastidioso”, lo capisco, ma se qualcuno si sente infastidito, che se ne vada, perché di sicuro io c’ero prima di lui. Ho dedicato molte ore della mia vita a questo giornale. L’ho creato io quel giornale. In altre parole, la gente comprava il giornale, tra l’altro, perché vi scrivevo io, non perché c’era Miguel Barroso».

Pepa Bueno, direttrice di El País, a quanto pare non non la vede nello stesso modo. Dopo aver letto il contenuto della conversazione col Mundo, ha chiamato Savater e lo ha licenziato in tronco. Dandogli indirettamente ragione.

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