Merz: l’Europa sono io (più Parigi)
Friedrich Merz (Ansa)

L’Unione europea non funziona più? Facciamone un’altra, più piccola e maneggevole, in tandem con la Francia. Questo il senso profondo di quanto dichiarato ieri dal cancelliere tedesco, Friedrich Merz, nel corso di un convegno organizzato dalla Süddeutsche Zeitung.

«Il mondo sta cambiando così velocemente che l’Europa deve reagire. Per me, l’Europa è prima di tutto Germania e Francia», ha detto il leader della Cdu, alla vigilia dell’incontro di oggi con il presidente francese, Emmanuel Macron. Il cancelliere, riferendosi all’Ue, ha proseguito: «Volevamo uno spazio aperto di libertà e giustizia, con la libera circolazione di persone, servizi, merci e capitali. Sotto molti aspetti, questo è diventato un’autentica mostruosità burocratica. Invece di favorire la libertà, queste vengono sempre più limitate. Dobbiamo cambiare questa situazione insieme».

Ma non è tutto. Merz ha poi detto: «Dobbiamo diventare più sovrani, più indipendenti, in un’ampia varietà di ambiti politici ed economici. Non possiamo più contare sull’America per difenderci, sulla Cina per rifornirci di materie prime e sulla Russia perché torni alla pace. L’Europa deve reagire, e per me, Europa significa principalmente Germania e Francia. Sto lavorando a stretto contatto con il governo polacco su questo percorso, e anche con molti altri. Sto anche cercando di riavvicinare gli inglesi all’Unione europea. Abbiamo fatto qualche progresso e il bicchiere è mezzo pieno, non mezzo vuoto».

Il quadro è chiaro: la Germania non riesce più a dirigere il moloch che lei stessa ha forgiato, l’Unione europea, e dunque ritiene necessario creare un altro veicolo, più leggero e soprattutto a salda guida tedesca, per avere maggiore controllo sulla parte di Europa che sarà della partita. Una sorta di coalizione che faccia da avanguardia e proceda su singoli temi, dettando l’agenda assieme alla Francia. Il cancelliere cerca le vie brevi per uscire dall’impasse in cui si trova il suo Paese, tra crisi dell’industria, malcontento popolare, immigrazione, ordine pubblico e un welfare sul punto si saltare.

Si tratta di una formula che anche Mario Draghi aveva vagheggiato, nelle sue peregrinazioni per presentare il rapporto sulla competitività europea, di cui è stato autore oltre un anno fa. Da tempo assistiamo a richiami per l’abolizione del voto unanime in Consiglio, per poter procedere a colpi di maggioranza e tagliare fuori i riottosi. Categoria, quest’ultima, in cui quasi certamente Berlino ha infilato l’Italia, soprattutto dopo che Giorgia Meloni qualche settimana fa in Parlamento ha detto molto chiaramente che il voto all’unanimità in Consiglio non si tocca. Non è chiaro se Merz stia parlando di questo anche con l’Italia, infatti. Il sospetto è che più che altro di una tale iniziativa l’Italia dovrebbe sopportare i costi.

L’incontro con Macron in programma oggi vede in agenda la dipendenza digitale europea dai grandi gruppi americani. Ma si tratta di due leader azzoppati. Il tedesco è in grave difficoltà interna, tanto che ieri si sono diffuse voci (smentite in fretta) di una uscita della Cdu dal governo con la Spd per formare un gabinetto di minoranza, mentre i giovani del partito assediano il cancelliere sulla riforma delle pensioni. Macron non ha una maggioranza in Assemblea per il suo governo e naviga a vista da mesi, sempre più in basso nei sondaggi. Se l’Europa intende ripartire da questo duo, forse è meglio restare fermi.

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