Nella classifica pubblicata dal Sole 24 ore alla fine dello scorso anno, Milano risultava al primo posto fra le città con più reati denunciati. Qualche giorno fa il Censis ha pubblicato un report secondo cui il capoluogo lombardo è secondo solo a Roma per reati denunciati: 226.230, il 9,5% del totale. Come ha scritto su queste pagine Alessandro Rico questa settimana, i dati del ministero dell’Interno mostrano che sul territorio nazionale è ascrivibile a immigrati clandestini il 9% dei crimini denunciati, anche se questi sono appena lo 0,8% della popolazione. Il risultato, sempre stando al rapporto Censis, è che il 75,8% degli italiani (percentuale che sale all’81,8% tra le donne) afferma che negli ultimi 5 anni girare per strada è diventato più pericoloso e il 67,3% delle donne ha paura quando torna a casa di sera o di notte. Del resto basta dare uno sguardo ai titoli di cronaca, anche solo quelli dell’ultimo anno, per rendersi conto che un problema di criminalità nella fu capitale morale esiste eccome, e che l’immigrazione massiccia e mal gestita costituisce una delle principali cause (anche a lungo termine, se si considerano tutti i guai prodotti dalle seconde e terze generazioni di stranieri che vanno a ingrossare le file dell’esercito dei maranza). Ovviamente il sindaco di Milano, Beppe Sala, e l’intero blocco progressista che lo sostiene si guardano bene dall’affrontare il tema. Per lo più, la questione della sicurezza viene ignorata oppure ridotta a un problema di percezione.
Quanto all’argomento migratorio, figuriamoci: bisogna fingere che non esista. Anzi, bisogna fare in modo di impedire a chiunque di parlarne. Ecco spiegata la mobilitazione totale della sinistra contro il Remigration Day, un evento programmato per il prossimo 17 maggio con la presenza di alcuni esponenti di rilievo del mondo identitario europeo tra cui il portoghese Alfonso Gonçalves, l’austriaco Martin Sellner e il fiammingo Dries Van Langenhove. Si tratta, a ben vedere, di un convegno. Qualcuno potrà non gradire o giudicarlo provocatorio, ma non si capisce perché non si debba svolgere. Eppure a Milano non si è potuto organizzare perché da subito l’amministrazione cittadina ha annunciato battaglia. «Ho espresso al prefetto con fermezza l’idea che, secondo me, non s’ha da fare proprio a Milano», ha ribadito Sala ancora questa settimana. Come nuova sede era stato scelto il Dolce Milan Hotel Malpensa a Somma Lombardo (Varese), ma nel fine settimana si è saputo che l’albergo si era tirato indietro. Comprensibile: si è mossa la galassia antifa, sollecitando i militanti a tempestare di chiamate l’hotel minacciando manifestazioni di protesta. Quale albergatore sarebbe serenamente disposto a mettere a rischio la propria attività di fronte a intimidazioni del genere? Non è tutto. La sinistra lombarda e nazionale ha deciso di mettere in piedi ben due manifestazioni contro il temuto congresso. Si terranno, guarda un po’, entrambe a Milano: si vede che per quelle c’è spazio. La prima è stata convocata dalla suddetta galassia antifa, nota per la gentilezza e il rispetto dell’arredo urbano e delle forze dell’ordine. Poi ci sarà un corteo più istituzionale, a piazza San Babila (ironia della Storia) con Cgil, Anpi, Arci e Acli, Pd, Avs, M5S e Italia Viva.
Dovrebbero essere presenti il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, la segretaria del Pd Elly Schlein e il portavoce di Alleanza Verdi Sinistra, Nicola Fratoianni. Grande sponsor di questa contromanifestazione è proprio il caro Beppe Sala. A suo dire il Remigration summit «è un evento inutile e dannoso», non si tratta di «un dibattito» ma di «slogan: il tema dell’immigrazione è complicatissimo e va affrontato con spirito costruttivo, non distruttivo». Buono a sapersi: dunque un dibattito è tale soltanto se è gradito a Sala? È lui che decide che cosa si può dire a un convegno e che cosa no? Se si utilizzassero le sue categorie, si potrebbero proibire anche gli incontri del Pd, dato che non sono vere discussioni ma eventi in cui si ripetono slogan. Quanto allo «spirito costruttivo» con cui affrontare il tema immigrazione, siamo da tempo in attesa che il sindaco ne mostri almeno un pizzico. Finora ha fatto finta di niente mentre la sua città scivolava nel caos. Si vede che aveva altro da fare, ad esempio impedire agli avversari politici di parlare e, assieme ai suoi compagni di partito, approvare le indebite e minacciose «pressioni» esercitate sugli albergatori affinché non ospitino incontri sgraditi. Di immigrazione si deve discutere solo come vuole la sinistra: cioè bisogna stare zitti.
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