- Veto dell’ateneo inglese sul prete scelto dalla diocesi per i suoi post su eutanasia e interruzione di gravidanza. La statunitense Harvard affida il servizio religioso a un ateo. Mentre la Norvegia vieta la Bibbia nelle scuole.
- I giudici dell’Alta Corte USA hanno respinto le richieste di stop dei militanti pro choice texani. Furioso Joe Biden: «È un attacco ai diritti costituzionali».
Lo speciale contiene due articoli.
Alla fine qualche punto fermo va mantenuto: ad esempio un prete cattolico ha il dovere di dirsi contrario all’aborto o all’eutanasia. Eppure, quando padre David Palmer lo ha fatto, inviando sul suo profilo social messaggi perentori contro queste due azioni, il risultato che ha ottenuto è stato il licenziamento. L’università di Nottingham gli ha impedito infatti di assumere il ruolo di cappellano dell’ateneo, cui era stato destinato dalla diocesi, per via di questi post che definivano l’aborto come «un assassinio di bambini» e l’eutanasia come «l’omicidio dei deboli». Termini eccessivi per l’ateneo, che gli ha chiesto di moderare i toni. Un’assurdità, dal momento che un sacerdote deve essere libero di esprimere il suo parere su temi di grande attualità, soprattutto nel momento in cui finiscono per interrogare la fede che professa. Di fronte ai messaggi social di padre Palmer, però, l’università inglese si è risentita e ha deciso di opporsi alla sua nomina. Gli permetterà di dire messa la domenica, considerandolo un ospite, ma nulla di più. Non diventerà il punto di riferimento per i giovani studenti cattolici che frequentano l’università di Nottingham. Una scelta controversa, anche perché l’altro ateneo della città, Nottingham Trent, ha invece accolto la nomina e chiederà a padre Palmer di amministrare il suo ruolo in toto.
Stranezze del mondo accademico britannico, che per non indispettire i propri studenti, che pagano laute rette, sarebbe disposto a disconoscere anche le proprie origini. Non è un caso che proprio nel mondo universitario la cancel culture sia diffusissima, al punto che è notizia di queste ore che l’ateneo Goldsmith di Londra sta pensando di rimuovere niente meno che la statua dell’ammiraglio Nelson. Negazione della storia, del ruolo degli eroi e anche dei principi chiave della fede cattolica e cristiana, dunque. Quando padre Palmer è stato avvisato della decisione dell’università, si è sorpreso. Al vescovo che lo interpellava in proposito ha risposto che non aveva fatto altro che esprimere idee allineate con la fede della Chiesa cattolica. E alla stampa ha confermato: «Mi hanno detto che potevo avere queste opinioni, ma li infastidiva l’idea che le esprimessi pubblicamente». Al sacerdote il consiglio di facoltà ha anche suggerito delle perifrasi blande per parlare di aborto o di eutanasia, ma il cappellano mancato non ha accettato le indicazioni. Di fronte alla cocciutaggine dell’ateneo, il vescovo di Nottingham si è rifiutato di nominare un cappellano diverso e quindi l’università ha dovuto accettare di far entrare nel campus padre Palmer ogni domenica per la messa, sottolineando che però si tratta di un ospite e non di una figura interna all’istituzione. Artifici di forma, che padre Palmer ha smascherato nel suo profilo Twitter: «È un chiaro tentativo di cancellare il punto di vista dei cattolici da una delle università inglesi di maggior prestigio… non permettiamogli di farlo». E in un altro post ha aggiunto: «Dobbiamo combattere per la nostra fede: scendere a un compromesso significa arrendersi». La sua denuncia è stata sostenuta anche da un ex cappellano, che ha sottolineato come padre Palmer abbia espresso esattamente le credenze che lui sosteneva dieci anni fa e che all’epoca non avevano suscitato problemi. Segno del fatto che ormai le università si stanno appiattendo nella ricerca del consenso e sono disposte a cedere anche su questioni etiche sostanziali? Sarebbe terribile, dal momento che proprio in accademia, dove si formano futuri governanti, docenti e amministratori, i temi fondamentali andrebbero discussi e sviscerati. In una nota ufficiale l’ateneo ha replicato alle accuse, spiegando che lo stile in cui padre Palmer ha espresso le proprie credenze, che sono perfettamente accettabili, non era adatto alla comunità variegata che vive nel campus. La solita storia: per accogliere le idee altrui ed essere accondiscendenti si finisce per celare le proprie convinzioni. Un po’ come sta accadendo in Norvegia, dove è stata vietata la distribuzione nelle scuole della Bibbia, in ossequio alla richiesta dell’Associazione umanista. Il gruppo, che ripudia ogni visione soprannaturale e rappresenta circa 90.000 persone, quest’anno ha chiesto al governo di non imporre agli istituti scolastici l’acquisizione della Bibbia. Secondo l’associazione si tratterebbe di una «pressione sociale», di un’imposizione ideologica nei confronti dei giovani e delle loro famiglie, che non può essere considerata accettabile da parte di uno stato laico. Sollecitata in questo modo, la direzione del ministero dell’istruzione che si occupa dei libri ha sospeso la distribuzione del testo sacro, ma adesso il ministero della Famiglia sta contestando l’iniziativa, sostenendo che la conoscenza della religione cristiana e della Bibbia fa parte della cultura e quindi non si può cancellare. Un dibattito che proseguirà a lungo, probabilmente, e che si inserisce dentro questa cultura della negazione della fede, delle regole e della storia. Una specie di processo di revisionismo a largo raggio, che produce effetti sorprendenti. Come la nomina a cappellano capo dell’ateneo di Harvard, in America, di Greg Epstein: un ateo.
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