Pene più severe per chi falsifica i video con l’Intelligenza artificiale
Intelligenza artificiale (iStock)
  • È legge il ddl che istituisce il reato di «illecita diffusione di contenuti generati o manipolati con Ia». Previsti fino a 5 anni di carcere. Critica la Rete per i diritti digitali: «Possibili scenari futuri di iper controllo governativo».
  • Il Garante ha bloccato il riconoscimento facciale allo scalo di Linate, malgrado l’opzione per imbarcarsi velocemente fosse facoltativa. Il sistema era già stato sospeso a Roma.

Lo speciale contiene due articoli


Con 77 voti favorevoli, 55 contrari e due astenuti, l’Aula del Senato ieri ha approvato in via definitiva il disegno di legge di delega al governo sull’intelligenza artificiale, che è diventato legge. Il testo va a normare «principi in materia di ricerca, sperimentazione, sviluppo, adozione e applicazione di sistemi e di modelli» di Ia e «promuove un utilizzo corretto, trasparente e responsabile, in una dimensione antropocentrica, dell’intelligenza artificiale, volto a coglierne le opportunità. Garantisce la vigilanza sui rischi economici e sociali e sull’impatto sui diritti fondamentali».

La legge capita nel momento in cui la nuova frontiera della truffa online tramite Ia sta colpendo proprio le istituzioni: le identità del premier Giorgia Meloni, del ministro della Difesa Guido Crosetto e del vicepremier Matteo Salvini sono state infatti recentemente trafugate per realizzare video realistici in cui i loro «gemelli digitali», in finte interviste al Tg1 ricostruite attraverso la tecnologia Ia, invitavano a investire in una piattaforma chiamata «Quantum Ai», presentata come sostenuta dal governo, promettendo guadagni fino a 30.000 euro. È per questo che all’interno della legge approvata in via definitiva ieri è prevista l’istituzione di una nuova fattispecie di reato ad hoc, quello di «illecita diffusione di contenuti generati o manipolati con sistemi di Ia», con pene da uno a cinque anni di reclusione «se dal fatto deriva un danno ingiusto», che saranno aumentate di un terzo in caso di utilizzo di sistemi di Ai per sostituzione di persona, truffa, riciclaggio, autoriciclaggio e aggiotaggio. In ambito civile e amministrativo, il ministero della Giustizia riceverà una delega per predisporre strumenti cautelari che consentiranno di bloccare e rimuovere contenuti generati in modo illecito. Sebbene nel nostro ordinamento ci fossero già norme a protezione di questo tipo di reato, non esisteva però la fattispecie della manipolazione tecnologica.

Ci sono voluti tre passaggi parlamentari e un più di un anno di tempo per far passare il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri nell’aprile 2024, che fa dell’Italia il primo paese al mondo a disciplinare in modo organico l’intelligenza artificiale. Il testo consta di 28 articoli (ieri in Aula tutte le proposte di modifica sono state respinte) ed è stato concepito per consentire all’Italia di mettersi al passo con la legislazione europea («Ai Act») per tutelare i cittadini e garantire la competitività delle imprese.

L’impegno economico è ingente: 1 miliardo di euro stanziato dal governo tramite il Fondo di sostegno al venture capital gestito da Cdp Venture Capital, destinato a Pmi e grandi imprese attive in Ai, cybersicurezza, tecnologie quantistiche e telecomunicazioni. Nella sanità, l’intelligenza artificiale sarà utilizzata come supporto per diagnosi e cure, mentre per quanto riguarda l’impiego sarà istituito un Osservatorio nazionale che avrà la responsabilità del monitoraggio. Committenti e datori di lavoro avranno l’obbligo di avvisare i dipendenti quando verrà usata l’Ia. Non solo: l’uso dell’Intelligenza artificiale non sarà consentito ai minori di 14 anni, a meno che non ci sia il consenso dei genitori. Infine, per quanto riguarda il diritto d’autore, le opere realizzate tramite Ia saranno protette soltanto se ci sarà un apporto creativo umano; l’uso di contenuti protetti sarà consentito solamente in assenza di copyright o per fini di ricerca scientifica e culturale.

Le autorità di riferimento cui è stata affidata la governance sono due: l’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale, sottoposta ai poteri di indirizzo e vigilanza del premier e diretta da Mario Nobile) e l’Acn (Agenzia per la cybersicurezza nazionale, diretta da Bruno Frattasi e anch’essa alle dipendenze della presidenza del Consiglio). La prima avrà la competenza di definire gli organi certificati, alla seconda è stato affidato il controllo sul mercato dei prodotti.

La scelta del governo di affidare l’enorme tema dell’Intelligenza artificiale e della sua governance a organi di governo, nominati dal governo e che rispondono al governo anziché ad autorità indipendenti (come ad esempio l’Autorità Garante della Privacy, che si occupa del tema da anni), ha fatto storcere il naso alle opposizioni, verosimilmente con il solo obiettivo di mettere in difficoltà l’esecutivo. Secondo la rete per i Diritti Umani Digitali, inoltre, «non sono stati previsti meccanismi di difesa dagli errori dei sistemi di Ia. Cosa aspettarsi dal futuro? Tentativi sempre più pressanti di implementare la sorveglianza biometrica e possibili abusi delle tecnologie Ia per controllare la vita pubblica dei cittadini». È in effetti il metodo che fa riflettere: l’Intelligenza artificiale tocca tutti i settori dell’ordinamento e soprattutto i diritti alle libertà individuali. Lavoro, studio, università, istruzione, salute, fisco, sussidi sociali: tutto sarà deciso attraverso algoritmi dell’Intelligenza artificiale, da chi può accedere a un mutuo a chi può ottenere l’erogazione di un sussidio, fino a chi deve essere sottoposto a indagine fiscale per evasione. Molto bene che oggi sia un esecutivo di stampo liberale ad assumersene la delicata governance; in una prospettiva di Paese, resta tuttavia l’incognita che un futuro esecutivo di diversa tendenza politica, magari meno liberale dell’attuale, si trovi tra le mani questo enorme potere e possa non usarlo correttamente o addirittura lo rivolga contro i cittadini.

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