Ucraina, le trincee del fronte Nord di Bakhmut

Al margine del paesino c’è un campo di una trentina di metri scoperti al nemico in piena esposizione. Trenta passi fatali ci dividono dalle trincee, da qui si corre dietro all’ufficiale di collocamento che va a controllare i cambi di unità. Inizia la prima parte della roulette a cui sono sottoposti tutti i giorni questi uomini.

A piedi si percorre un tratto di strada tra le case di un villaggio. Le pozze di acqua formatesi dai crateri sulla strada sono ghiacciate, cosi come il fango. Si cammina molto meglio la mattina perché durante la giornata il ghiaccio si scioglie grazie alle temperature più miti durante il giorno.

Il suono delle mitragliatrici è sempre più forte, interrotto ogni tanto da qualche esplosione, con un buon microfono si registrerebbe la colonna sonora di un film di guerra senza bisogno di riprodurla, è l’odore della polvere da sparo che ci riporta da un pensiero nella testa alla realtà fluida della guerra.

Al margine del paesino verso le ultime case c’è un campo di una trentina di metri scoperti al nemico in piena esposizione, trenta passi fatali ci dividono dalle trincee, da qui si corre dietro all’ufficiale di collocamento che va a controllare i cambi di unità. Inizia la prima parte della roulette a cui sono sottoposti tutti i giorni questi uomini. L’ufficiale dà le disposizioni, «parto io, appena arrivo sul punto coperto dagli arbusti, parti tu e corri veloce». Si corre veloce con il cuore in gola aspettando un sibilo sopra la testa che non avviene, ma arrivati verso una linea di alberelli privi di foglie si può vedere bene oltre sull’altra collina dove sono appostati i russi e vien naturale chiedersi perché non si è colpiti. Il perché è semplice e ce lo dirà poco dopo uno dei soldati che ha appena dato il cambio per la notte, «anche noi abbiamo i cecchini e vedette, cosi anche loro non possono stare sempre a puntare nei punti scoperti del fronte».

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