- Il ministro degli Esteri mantiene l’Italia su una linea di prudenza e apre all’invio di un’altra batteria Samp/T in Ucraina anche se ne abbiamo solo 5 in dotazione. Stoltenberg delira: «Kiev usi i missili responsabilmente».
- I russi usano la tecnica di lanciare due ordigni sullo stesso obiettivo a distanza di tempo per uccidere i soccorritori.
Lo speciale contiene due articoli.
Da quando la Russia ha deciso di invadere l’Ucraina, ormai più due anni fa, il conflitto sta vivendo forse il momento più ad alta tensione nei rapporti diplomatici tra Mosca e il blocco Nato, con il rischio di un confronto diretto tra le due potenze nucleari costantemente dietro l’angolo.
Una partita che riguarda da molto vicino anche l’Italia, soprattutto dopo le dichiarazioni, trasformatesi presto in azioni, fatte da Emmanuel Macron prima e Jens Stoltenberg poi riguardo all’invio di soldati europei a Kiev e alla possibilità che l’Ucraina possa utilizzare le armi fornite dai partner occidentali per colpire la Russia sul proprio territorio, avvalendosi del diritto di autodifesa che include, a loro dire, la facoltà di colpire obiettivi militari legittimi in territorio nemico.
Nella giornata di ieri il nostro governo è, però, intervenuto con una doppia presa di posizione di rilievo affidata alle parole di Antonio Tajani e Guido Crosetto. Il ministro degli Esteri ha in un certo qual modo ridimensionato l’apertura americana delle ultime ore, ribadendo che «le armi inviate a Kiev vanno impiegate solamente all’interno dell’Ucraina, per difendersi e non per attaccare obiettivi sul territorio russo». Nelle ore precedenti il Wall Street Journal aveva rivelato, invece, l’inversione di rotta dell’amministrazione Biden, pronta a concedere in segreto il via libera all’esercito ucraino di compiere attacchi con le armi americane sul suolo russo, ma con la limitazione di farlo soltanto nell’area circostante a Kharkiv e il divieto di utilizzare i missili balistici a lungo raggio.
Tuttavia, il Cremlino ha accusato l’Ucraina di aver già provato ad attaccare obiettivi in Russia con le armi fornite dagli Usa. «L’utilizzo di armi statunitensi al di fuori dell’Ucraina è limitato alla base che sta minacciando Kharkiv. Mi pare non ci sia una decisione americana sull’uso indiscriminato di armi che arrivano dagli Stati Uniti contro la Russia», ha ricordato Tajani dalla riunione dei ministri degli Esteri della Nato a Praga.
Dichiarazioni volte a raffreddare gli animi in una continua spirale di escalation che non accenna ad arrestarsi, cominciata con il semplice invio di giubbotti antiproiettile ed elmetti e giunta ora a un possibile punto di non ritorno, dato anche dal fatto che se l’Ucraina dovesse colpire la Russia con missili ipersonici, questo si tradurrebbe facilmente in una reazione pesante da parte di Mosca, a maggior ragione dopo che Stoltenberg, nel tentativo, chissà, di mettere una toppa, ha avvertito Kiev di usare i missili Strike «in maniera responsabile». E se questo «consiglio» non venisse seguito? Possiamo davvero fidarci che un Paese che sta perdendo la guerra possa fare un uso responsabile di un materiale bellico di tale portata?
Ieri il primo ministro ungherese, Viktor Orban, ha lanciato l’allarme per tutta l’Unione europea, dicendo che quest’ultima è entrata in una fase intermedia dei preparativi per la guerra con la Russia e si trova «a pochi centimetri dalla distruzione».
A tal proposito è arrivata puntuale la minaccia di Dmitry Medvedev: «I Paesi occidentali qualche anno fa pensavano che non avremmo mai attaccato l’Ucraina per evitare un conflitto con loro. Ma hanno sbagliato i calcoli così come potrebbero sbagliarsi sull’uso delle armi nucleari tattiche», ha scritto su Telegram il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo. E se sempre Tajani, da Praga, ha detto che l’Italia è pronta a inviare altri sistemi di difesa terra-aria Samp/T – si tratta di capire quale visto che il nostro Paese ne ha in dotazione cinque, di cui uno in Kuwait che non può essere spostato e uno in Slovacchia: l’Italia non può averne meno di due sul proprio territorio – il collega Crosetto ha voluto, invece, sottolineare nuovamente come per il nostro Paese tale eventualità sia incostituzionale: «L’articolo 11 della Costituzione italiana impone di mettere delle limitazioni per l’utilizzo delle armi fornite all’Ucraina. Devono essere necessariamente usate per la difesa», ha dichiarato il titolare della Difesa in un intervento video al convegno dei giovani imprenditori di Confindustria. «L’importante è che si diano all’Ucraina armi che le permettano di difendersi, perché quello che è mancato negli ultimi mesi all’Ucraina non è stata la capacità di attacco ma la possibilità di difesa. Ogni giorno da più di due anni oltre 10.000 bombe cadono sul territorio ucraino».
In effetti, da più giorni la narrazione fornita ai media e al mondo dal segretario generale della Nato, con Macron ed Olaf Scholz a ruota, è quella secondo cui l’Ucraina avrebbe le mani legate in quanto non può colpire le postazioni da cui partono i missili che stanno tenendo sotto assedio la regione di Kharkiv. Ma, come si può facilmente intuire anche dalle parole di Crosetto, se la Russia da inizio 2024 ha conquistato 880 chilometri quadrati di territorio ucraino, come confermato ieri dal ministro della Difesa, Andrej Belousov, è perché Stati Uniti e Unione europea hanno tergiversato oltremisura sull’invio dei sistemi di difesa, non di offesa.
Nel frattempo, da Praga, il segretario generale della Nato ha dichiarato di essere al lavoro per accorciare il più possibile l’ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza atlantica; mentre lo Stato maggiore ucraino ha annunciato su Telegram che la marina ha colpito con missili Neptun un deposito petrolifero nella regione russa di Krasnodar, dove secondo quanto reso noto dal ministero della Difesa russo sono stati intercettati cinque missili antinave e 29 droni.
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