Sulle armi a Kiev l’esecutivo divide Pd e M5s
  • Il governo fa ritirare in Senato l’emendamento al dl Calabria criticato dai dem. In cambio ottiene l’impegno ad approvare il decreto entro fine anno. Evitando di dare pretesti per unire la minoranza, che oggi andrà in ordine sparso. Testo unico della maggioranza.
  • Altro ostacolo dell’Ucraina alla pace: «Fuori i cittadini russi dalla Crimea». Il Vaticano subisce la protesta del Cremlino. Mosca: «Escalation causata dagli Usa».

Lo speciale comprende due articoli.

In politica i paradossi sono all’ordine del giorno, ma quando si tratta del Pd l’asticella riesce sempre a innalzarsi di qualche metro. E così può capitare che un un partito che ha rotto un’alleanza con un altro partito per una serie di motivi, tra cui il più rilevante era una divergenza insanabile sul conflitto in Ucraina, rischi di ottenere involontariamente il risultato desiderato dal partito con cui ha rotto, che nella fattispecie è il Movimento 5 stelle. Il cortocircuito (ma sarebbe il caso di dire la situazione kafkiana) si è creata ieri pomeriggio al Senato dove, mentre nell’altro ramo del Parlamento si stava svolgendo il dibattito sulle mozioni sulla guerra, si levava alto il coro di protesta dei dem a causa di un emendamento dei relatori di maggioranza al dl Calabria, con cui si prorogava fino a tutto il 2023 l’invio di armi a Kiev.

Più di un esponente del Nazareno, infatti, prendeva la parola o affidava a delle note la propria indignazione per la scelta dei colleghi di maggioranza di inserire la proroga in un provvedimento a loro avviso non omogeneo alla materia in questione, chiedendo l’immediato ritiro dell’emendamento. Presentando però una contraddizione, perché se è vero da un lato che l’emanazione di decreti «omnibus» ha effettivamente assunto negli anni una frequenza sempre maggiore, tanto da indurre più di un presidente della Repubblica a censurarla, questa è stata inaugurata e utilizzata a piene mani proprio dal Pd nei numerosi anni passati al governo. Detto questo, se l’impegno dalle opposizioni a non fare ostruzionismo sul decreto ad hoc sull’invio delle armi non venisse rispettato dalla pattuglia ultrapacifista, per Enrico Letta e soci si tratterebbe dell’ennesima figuraccia.

Ma andiamo con ordine: da Palazzo Chigi infatti a metà pomeriggio, dopo le lamentele dei dem, arrivava l’indicazione di far ritirare l’emendamento con una motivazione ufficiale fornita dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani: «Il governo», ha spiegato il ministro, «non si è mai nascosto sull’invio di invio armi all’Ucraina. Il ministro Guido Crosetto ha dato totale disponibilità a riferire alle Camere prima dell’invio. Si tratta di prorogare una norma e l’emendamento era una scelta tecnica per rendere più semplice e veloce il deposito e garantire la conversione entro il 31 dicembre. Se le opposizioni ci danno garanzie di convertire un decreto entro il 31 dicembre, il cdm, su proposta del ministro della Difesa, prenderà in questa considerazione la possibilità di un decreto». A questo punto, Ciriani ha ipotizzato anche il licenziamento da parte del Consiglio dei ministri di un nuovo testo «questo giovedì o il prossimo» anche se «il calendario è molto affollato». È stato poi il ministro Crosetto in persona ad aggiungere di aver «chiesto al ministro Ciriani di ritirare l’emendamento in questione dopo che mi ha confermato l’impegno di tutti i gruppi parlamentari a calendarizzare un decreto sul merito della questione e ad approvarlo entro il 31 dicembre 2022. È ovvio», ha spiegato, «che se il decreto in questione non venisse fatto entro tale data, prevista dalla legge, cadrebbe la copertura giuridica con la quale lo Stato italiano sta dando seguito agli impegni internazionali presi in sede Ue e Nato con l’Ucraina, presi dal precedente governo con presidente Mario Draghi, il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, e sostenuto dal partito di Giuseppe Conte. Mi aspetto», ha concluso, «che i gruppi parlamentari di opposizione rispetteranno l’impegno che oggi ci ha portati, per dimostrare la volontà di dialogo e di rispetto del governo verso il Parlamento, al ritiro dell’emendamento in questione».

I dem hanno immediatamente applaudito, come testimoniato dalle parole della capogruppo a Palazzo Madama, Simona Malpezzi, ma la mossa del governo è stata dettata anche da considerazioni di natura politica, perché proseguire sulla linea dell’emendamento al dl Calabria avrebbe ricompattato Pd e M5s, mentre il voto su un provvedimento ad hoc vedrebbe verosimilmente Letta e Conte schierati su due fronti opposti. Sempre che l’entente cordiale alla quale si è pervenuti al Senato regga veramente, e su questo c’è motivo di dubitare, soprattutto sul fronte grillino. A quel punto, però, un emendamento last minute dentro un decreto non omogeneo non potrebbe più essere contestato.

Sempre sul fronte Ucraina, oggi pomeriggio alla Camera si votano le mozioni che impegnano il governo sulla linea da seguire rispetto all’evoluzione del conflitto: i partiti di maggioranza hanno presentato un testo comune, mentre l’opposizione è andata in ordine sparso. Nel documento di maggioranza, oltre a ribadire il sostegno a Kiev e la necessità di prorogare l’invio di armi, si chiedono misure contro il caro bollette e maggiori risorse per la Difesa, arrivando al 2 per cento del Pil entro il 2028.


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