- Da noi, la riconquista dei diritti sarà una via crucis. Al contrario, la Francia ha cancellato foglio verde e mascherine già 5 giorni fa. In Inghilterra e Danimarca le limitazioni non esistono da mesi. E l’Austria ha sospeso l’obbligo vaccinale (che qui sarà allungato).
- Monitorare i profughi in arrivo è arduo. In Friuli, su 26.000 sfollati, solo 416 test e 158 iniezioni.
Lo speciale contiene due articoli.
Le restrizioni contro il Covid sono ormai un ricordo in vari Paesi europei, mentre in Italia il governo di Mario Draghi ha scelto di tenere tutto in sospeso fino al primo maggio. Ma nemmeno questa data è certa, nel senso che, come ha spiegato La Verità, il ministro della Salute potrà continuare a decidere se imporre limitazioni alle libertà fondamentali dei cittadini. L’incertezza non fa bene all’economia, in particolare al settore turistico che, come si sa, è uno dei più importanti ingredienti del Pil italiano. È forse anche per ricominciare ad accogliere i turisti (e permettere loro di programmare le ferie estive) che in altre nazioni europee si è deciso di dire basta ai freni economici provocati dal Covid.
La Francia ha sospeso l’uso del green pass a partire dal 14 marzo 2022, esattamente due anni meno tre giorni dopo l’inizio del primo lockdown. Tale sospensione non vale per gli ospedali e le case di riposo. A partire dalla stessa data, Parigi ha anche deciso di abbandonare l’obbligo dell’uso delle maschere al chiuso, a eccezione dei trasporti pubblici. Va detto però che già il 20 gennaio scorso, il primo ministro Jean Castex aveva annunciato la fine di alcune misure restrittive a partire dal 2 e dal 16 febbraio 2022. A partire dalla prima di queste due date sono venuti meno: l’obbligo delle mascherine all’aperto, la limitazione di pubblico in stadi, spazi concerti e teatri (nei luoghi di culto i limiti di capacità erano già stati aboliti nel 2021) e l’obbligo di telelavoro. Il 16 febbraio invece, le due principali novità sono state la riapertura delle discoteche e la possibilità di assistere a dei concerti stando in piedi. Va ricordato che, il 10 aprile prossimo, gli elettori francesi saranno chiamati alle urne per il primo turno delle elezioni presidenziali. Tale scadenza ha portato molti osservatori a pensare che la fine delle restrizioni contro la pandemia fosse motivata anche da un calcolo elettorale fatto da Emmanuel Macron. Tuttavia, anche nel mondo sanitario, non sono mancati i medici favorevoli alla fine degli obblighi.
Dopo l’ultimo semi lockdown, imposto nel dicembre scorso, i Paesi Bassi hanno cancellato rapidamente molte restrizioni contro la propagazione del virus nato in Cina. Già lo scorso 25 gennaio sono stati riaperti, con alcune condizioni, bar, ristoranti e luoghi di cultura. Via libera anche agli eventi pubblici al chiuso ma con un massimo di 1250 persone.
In Gran Bretagna, già dal 27 gennaio il governo guidato da Boris Johnson ha deciso di eliminare la maggior parte delle limitazioni alle libertà dei cittadini dovute alla pandemia. Tra le principali va citato ovviamente il green pass (il cui impiego era già limitatissimo), ma le mascherine, rimaste obbligatorie al chiuso per qualche tempo solo a Londra.
In Germania, già a metà febbraio, il cancelliere Olaf Scholz aveva previsto l’abolizione progressiva degli obblighi e dell’uso del green pass. Questo, sebbene il Paese non avesse una copertura vaccinale amplissima.
Nonostante l’impennata dei contagi registrata a gennaio, in Danimarca l’esecutivo di Mette Frederiksen ha abolito l’uso del green pass, l’obbligo dell’uso delle mascherine al chiuso e ha rimosso le chiusure anticipate dei locali. Tutte queste misure sono entrate in vigore il aprile febbraio. In Spagna, il governo catalano ha deciso di abolire molte delle limitazioni già dal 28 gennaio; tra queste, il pass sanitario e il coprifuoco tra l’una e le sei del mattino, decretato in buona parte della regione nel mese di dicembre del 2021.
Nella lista dei Paesi più severi, l’Austria ha avuto un posto di rilievo. Vienna aveva scelto di adottare una strategia estremamente rigida per aumentare il ricorso alla vaccinazione. Il 5 febbraio scorso era entrato in vigore l’obbligo vaccinale per i quasi 9 milioni di cittadini austriaci. Le sole eccezioni previste riguardavano le donne incinte e i guariti da meno di 180 giorni. La legge prevedeva che, dall’inizio di marzo, sarebbero stati avviati dei controlli ed eventualmente comminate delle multe da 600 a 3.600 euro. Eppure, poco più di un mese dopo l’entrata in vigore della norma, il governo austriaco ha deciso di sospenderne l’applicazione. Annunciando la decisione, il ministro degli Affari costituzionali, Karoline Edtstadler, aveva spiegato che «questa limitazione dei diritti fondamentali» non era né «giustificata» né «proporzionata» ai rischi prodotti dal Covid. Da noi, l’obbligo per prof e agenti resterà fino al 15 giugno, mentre per i sanitari sarà prorogato addirittura fino a fine anno. Va però segnalato che, dalla prossima settimana, Vienna reintrodurrà l’obbligo di Ffp2 al chiuso e il ministro della Salute ha parlato di «riaperture premature».
I diritti non sembrano essere una priorità per il governo italiano, che ha deciso di lasciare le chiavi della gabbia delle restrizioni da Covid nelle mani di Roberto Speranza. All’estero invece, nemmeno certi capi di Stato o di governo possono disporre di un potere così esteso. Nel Belpaese, lo gestisce l’esponente di un partito che rappresenta sì e no il 3% dell’elettorato.
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