Bruxelles fa le pulci ai conti di Macron: dubbi su 25 miliardi
Emmanuel Macron (Ansa)
  • Il capo dell’Eliseo ai ferri corti con l’Ue dopo la bocciatura del piano di maxi tagli, ritenuti «non credibili» e pericolosi.
  • Guai per Parigi in Nuova Caledonia. Scoppia la rivolta nell’ex colonia del Pacifico dopo la scelta francese di ritoccare il sistema elettorale locale. Il governo Attal ha inviato l’esercito e vietato TikTok.

Lo speciale contiene due articoli.

La Commissione europea ha reso note le previsioni di primavera sull’economia, che si possono sintetizzare in così: l’Unione europea arranca, la Germania è ferma e il deficit francese è un caso.

Secondo la Direzione generale del commissario all’Economia Paolo Gentiloni, il Pil dell’Unione europea crescerà dell’1% quest’anno e dell’1,6% nel 2025. L’area euro crescerà meno (+0,8% nel 2024 e +1,4% nel 2025). Numeri molto bassi, a confronto con il Pil cinese, visto quest’anno al +4,8% dalla stessa Commissione, e con quello Usa, previsto a 2,4%.

Nell’area euro, l’inflazione nel 2024 è prevista al 2,5%, per poi scendere nel 2025 a 2,1%. Il deficit medio dell’area euro sarà del 3% quest’anno e del 2,8% nel 2025. Ma è analizzando i dati dei singoli Paesi che si trovano le indicazioni più importanti.

L’Italia, che nel 2023 è cresciuta dello 0,9% (più della Francia a 0,7% e della Germania, in recessione a -0,3%), nel 2024 vedrà una crescita del Pil di 0,9% e nel 2025 di +1,1%.

La Germania farà segnare un misero +0,1% quest’anno e un +1% l’anno prossimo.

Con il suo carico di problemi, la Germania rallenta l’economia di tutta l’Europa. Secondo la diagnosi della Commissione, i consumi stagnanti, gli investimenti in calo, la debole domanda estera di capitale e di beni intermedi stanno frenando la ripresa tedesca dopo la recessione del 2023. Solo dal 2025 si prevedono timidi segnali di ripresa degli investimenti, anche grazie ad un ipotizzato abbassamento dei tassi. La Commissione, infine, afferma che la perdita di competitività delle esportazioni tedesche in alcuni settori rendono trascurabile l’apporto alla crescita del commercio con l’estero.

La Dg retta da Gentiloni non lo dice, ma aggiungiamo noi qualcosa: la disoccupazione molto bassa (al 3%) e il recupero in corso dei salari reali possono spingere il governo tedesco a robuste politiche deflazionistiche, che causando disoccupazione e calmierando i salari farebbero recuperare competitività all’estero.

Un quadro cupo, dunque, per la ex locomotiva d’Europa, ora più simile ad un vagone come gli altri.

Ma la Germania non è la sola croce dell’Europa dal punto di vista della crescita. Anche la Francia è un caso, sia pure per motivi diversi, con il presidente Emmanuel Macron irritato dai numeri di Bruxelles. Le previsioni della Commissione raccontano di un Pil francese in crescita modesta quest’anno (+0,7%, meno della stima del governo francese di +1%) e più vivace nel 2025, quando dovrebbe far segnare un +1,3% (+1,4% secondo Parigi). Ma il fatto clamoroso è che Bruxelles non ha tenuto conto delle nuove previsioni presentate dal governo francese a metà dello scorso aprile, che puntano a riportare il deficit sotto il 3% del Pil entro il 2027.

Secondo la Commissione, nel 2025 il deficit dovrebbe attestarsi a -5% «a politiche invariate». I massicci tagli alla spesa pubblica annunciati per il 2025 un mese fa dal governo di Gabriel Attal, delfino di Macron, «non sono stati presi in considerazione nelle presenti previsioni poiché finora non sono stati forniti dettagli sufficienti. Una volta specificati e integrati, potrebbero avere un impatto sulla crescita prevista» afferma la Commissione.

La differenza non è piccola: il governo francese ha detto che con i tagli di spesa previsti il deficit scenderà nel 2025 al -4,1% del Pil (-3,6% nel 2026 e -2,9% nel 2027). Ma passare dal -5% al -4,1% significa tagliare la spesa di circa 25 miliardi di euro, una cifra a dir poco notevole che, come dice la Commissione, influirà negativamente sulla crescita.

Insomma, l’abbinata prevista dal piano di Macron per il 2025, -4,1% di deficit e +1,4% di Pil per Bruxelles non è credibile. Il rapporto della Commissione non dice esplicitamente che Parigi sta truccando i conti, come è ovvio, e preferisce sfumare la questione puntando sul fatto che non sono stati forniti dettagli sufficienti.

Ma la bacchettata alle finanze di Macron è di sostanza e inasprisce una polemica politica che in Francia è già molto vivace sul tema del deficit. A Parigi due giorni fa sono iniziate in Senato le audizioni di economisti presso la commissione di inchiesta sul deterioramento delle finanze pubbliche. Il deficit a -5,5% nel 2023, infatti, si discostava molto dalle stime del governo di -4,9% e il Senato vuole vederci chiaro. Gli auditi in commissione, gli economisti François Ecalle, Mathieu Plane e Olivier Redoulès hanno sparato a zero contro i metodi del governo. «Oggi c’è un fenomeno un po’ magico, dato che annunciamo miliardi di risparmi, come se fossero totalmente esogeni» ha detto Plane. Redoulès, direttore degli studi dell’Istituto Rexecode, ha segnalato «importanti rischi recessivi di tagli improvvisi alla spesa pubblica». Ma nelle orecchie di Macron risuona soprattutto il giudizio dell’Haut Conseil des finances publiques (Hcfp), presieduto da una vecchia conoscenza, Pierre Moscovici. L’organismo indipendente francese il 16 aprile scorso ha detto in un comunicato che la traiettoria messa a punto dal governo per abbassare il deficit manca di credibilità e coerenza: «Un tale sforzo sulla spesa non è mai stato realizzato in passato» e «l’aggiustamento peserà sull’attività economica». Vi è da chiedersi se Gentiloni, che ha lavorato con Moscovici nella Commissione precedente, non si sia confrontato sul tema con l’ex collega francese.

Il 18 giugno, dopo le elezioni, la Francia sarà sottoposta dalla Commissione a procedura per disavanzo eccessivo. Parigi sarà in buona compagnia, giacché la procedura dovrebbe riguardare una decina di Paesi tra cui l’Italia. Ma peserà sulla capacità di manovra di Macron.

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