Berlino apre sui tank Mosca avverte: «La guerra mondiale è sempre più vicina»
Dmitry Medvedev (Ansa)
  • La Germania non bloccherà l’invio dei Leopard dalla Polonia all’Ucraina. Sergeij Lavrov: «Il conflitto con l’Occidente è quasi reale».
  • Pronto il decreto per dare armi a Kiev per tutto il 2023. Via libera entro giovedì. Appoggio di Pd e Terzo Polo al governo. Tra le forniture militari del sesto pacchetto anche lo scudo Samp/t.

Lo speciale comprende due articoli.

La frattura tra Occidente e Russia si amplia e il conflitto in Ucraina scivola verso una china pericolosa e imprevedibile. Nodo cruciale dell’escalation è la fornitura di armi a Kiev per la difesa contro Mosca.

La Federazione russa evoca lo spettro della Terza guerra Mondiale alla quale, secondo il vice presidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev «il mondo si avvicina di fronte ai preparativi di aggressione contro la Russia». Il ministro degli Esteri russo, Sergeij Lavrov, parla addirittura di una guerra con l’Occidente che ha ormai perso il suo carattere ibrido ed è diventata «quasi reale». Il baratro pare vicino e nessuno cerca di evitare il peggio. Nessuna traccia di volontà di avviare seri negoziati.

L’Ucraina continua a chiedere centinaia di carri armati dai suoi alleati occidentali. «Abbiamo bisogno di diverse centinaia di carri armati, non di 10 o 20. Il nostro obiettivo è ripristinare i confini del 1991 e punire il nemico, che pagherà per i suoi crimini», ha detto il capo di gabinetto del presidente ucraino, Andriy Yermak. Il fronte occidentale, lungi dall’essere compatto sulla questione dell’invio di armi e soprattutto sulla tipologia delle stesse, mostra sfaldature. In particolare, la Germania di Olaf Scholz continua a opporre resistenza sulla fornitura dei carrarmati Leopard. «È importante che la Germania non compia un passo avventato di cui potrebbe pentirsi in seguito, dunque non verrà presa una decisione in fretta», ha chiarito il portavoce del governo tedesco, Steffen Hebestreit. «Si tratta di questioni difficili, di vita o di morte, dobbiamo chiederci cosa significa per la difesa del nostro Paese», ha aggiunto il portavoce di Scholz, che ha sottolineato come il cancelliere goda dell’appoggio della popolazione. La Germania comunque ha dichiarato che non bloccherà i Paesi che decidono di inviare i tank.

Diversa è invece l’idea tedesca sull’invio dei Patriot in Polonia. È infatti già iniziato il trasferimento verso Varsavia dei primi due dei tre squadroni di sistemi missilistici antiaerei che saranno schierati nel sud-est della Polonia, a circa 60 chilometri dal confine ucraino. Lo scopo del trasferimento è proteggere lo spazio aereo di Varsavia: Berlino aveva offerto i Patriot dopo che due uomini sono stati uccisi da un missile caduto in territorio polacco lo scorso novembre. In attesa di capire le prossime mosse di Washington e Berlino sull’invio dei cosiddetti «carri armati pesanti» a Kiev, anche il presidente della Duma russa, Vyacheslav Volodin, ha minacciato la possibilità di una «catastrofe globale» in caso di forniture di «armi offensive» a Kiev. Carri armati moderni potrebbero, forse, arrivare dalla Francia. Il presidente Emmanuel Macron non ha escluso di donare all’Ucraina dei corazzati Leclerc, ma pone tre condizioni. La prime è che ciò «non porti ad un’escalation», la seconda che i mezzi «possano fornire un sostegno reale ed efficace» a Kiev, e la terza, che l’invio non «indebolisca le nostre stesse capacità di difesa. Anche l’Ungheria ha annunciato il proprio sostegno alla nuova tranche di aiuti militari da 500 milioni di euro durante la riunione dei ministri degli Esteri dell’Ue. Nei giorni scorsi Budapest aveva fatto resistenze al via libera.

«L’Unione europea ormai è quasi una partecipante attiva al fianco dell’Ucraina nel conflitto armato in corso. Bruxelles vuole il prosieguo della guerra, e questo potrebbe approdare a una rottura fra l’Ungheria e l’Ue», ha sostenuto un noto analista Tamas Fricz. Ma Borrell prosegue sulla sua strada e, incurante delle voci contrarie, annuncia con soddisfazione, come se fosse una gara tra continenti, che la Ue «con 49 miliardi di aiuti, è prima per sostegno a Kiev». È rottura, intanto, tra Repubbliche baltiche e Federazione russa. Nell’ambito del nuovo pacchetto di aiuti militari, l’Estonia ha deciso di cedere a Kiev tutti gli obici da 155 mm in dotazione delle proprie Forze Armate e si prepara a espellere l’ambasciatore della Federazione russa a Tallinn.

Il ministro degli Esteri estone Urmas Reinsalu ha reagito così all’annuncio dell’espulsione dell’ambasciatore estone a Mosca, dichiarando che «l’Estonia continuerà ad applicare il principio di parità», in modo che il corpo diplomatico russo in Estonia sia equivalente a quello estone in Russia. Da oggi, anche la Lettonia «in solidarietà con l’Estonia» declasserà il livello delle relazioni diplomatiche con Mosca.

Il ministro degli Esteri lituano, Gabrielius Landsbergis, aggiunge la sua voce al coro: «L’Europa non si farà da parte. La Russia perderà». Sul campo, le forze russe si sono impadronite di Krasnopolye, una località a nord di Soledar, la città nel Donetsk presa da Mosca nei giorni scorsi.

Le autorità locali hanno poi riferito di bombardamenti russi nelle regioni di Donetsk, Kherson, Kharkiv, Sumy, Dnipropetrovsk, Zaporizhzhia e Lugansk. In merito alle sanzioni degli Usa nei confronti di Mosca, l’ex capo del controspionaggio dell’Fbi, Charles McGonigal, è stato arrestato per aver cercato di far annullare quelle a carico dell’oligarca russo Oleg Deripaska.


Da non perdere

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz
Mondo

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz

A detta di Trump si svolgeranno oggi in Qatar «i colloqui voluti dal regime». Secondo Axios si tratterebbe di vertici separati tra i tecnici nemici e i mediatori del Paese del Golfo e del Pakistan. Gli ayatollah frenano: «Nessun meeting con la Casa Bianca».