Lo Stato paga quelli che vogliono distruggerlo

Anni fa mi capitò di fare un dibattito con Sergio D’Elia, un ex terrorista che, dopo aver scontato la pena per aver fatto parte di Prima linea, era entrato nel Partito radicale, dando vita a un’associazione di sostegno per ex detenuti. Grazie all’attività svolta a favore di vari pregiudicati, alla fine D’Elia si candidò al Parlamento e venne eletto nelle liste della Rosa nel pugno, arrivando a ricoprire non so quale incarico d’aula.

Tra i diversi reati che pendevano sul capo dell’ex terrorista c’era anche la morte di un agente, ucciso dai suoi compagni durante un tentativo d’evasione. Ricordo che prima di incontrare D’Elia andai a controllare quanto prendesse la vedova di quel poliziotto assassinato mentre serviva lo Stato e poi chiesi al pubblico di quel dibattito se trovasse giusto che la vedova di uomo delle forze dell’ordine, morto in servizio, ricevesse un ventesimo dell’uomo che in qualche misura era stato condannato per aver contribuito alla sua uccisione. Se ricordo la morte di Fausto Dionisi, questo il nome dell’agente assassinato da Prima linea, è perché in questi giorni provo la stessa indignazione che provai allora, nello scoprire che la vita di un poliziotto che difendeva lo Stato valeva un ventesimo di quella di chi quello Stato voleva abbattere. Domenica, sullaVerità, Giacomo Amadori ha rivelato che Federica Saraceni, una delle brigatiste condannate per l’agguato a Massimo D’Antona, il professore ucciso dai terroristi 20 anni fa, non solo è ai domiciliari e si sta ricostruendo una vita, ma percepisce pure il reddito di cittadinanza. La donna, che nel frattempo ha fatto due figli, ogni mese incassa 673 euro dallo Stato pur non avendo mai fatto nulla per quello Stato. Anzi, fosse stato per lei quello Stato borghese lo avrebbe giustiziato, proprio come fu giustiziato il docente che collaborava con il ministero del Lavoro.

Federica Saraceni non è la sola a essere beneficiata dal sistema che voleva sterminare. La ex Br, figlia di uno dei magistrati fondatori di Magistratura democratica, la corrente più a sinistra delle toghe, è infatti in buona compagnia. Qualche tempo fa raccontammo di un ex brigatista che con il reddito di cittadinanza si permetteva di insultare e minacciare Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia gli faceva schifo, mentre i soldi dello Stato gli piacevano al punto da rivendicare il pieno diritto di incassare il sussidio. Altri rivoluzionari con la pensione riescono a riscuotere l’assegno nonostante siano latitanti. È il caso di Giorgio Pietrostefani, ex capo del servizio d’ordine di Lotta continua, condannato per l’assassinio del commissario Luigi Calabresi. Prima della sentenza definitiva scappò in Francia e, al pari di Cesare Battisti, trovò rifugio all’ombra della torre Eiffel grazie alla dottrina Mitterrand che proteggeva i condannati per i cosiddetti reati politici. Ma se Parigi ha offerto all’ex militante comunista una casa, l’Inps gli ha regalato una pensione, ovviamente pagata da quegli italiani che con il loro lavoro e le loro tasse hanno contribuito a non far fallire lo Stato. E Pietrostefani, insieme alle Federica Saraceni e a tutti gli altri, riscuote.

Come dicevo, la notizia della brigatista agli arresti domiciliari mi ha indignato. Ma ancor di più mi indigna l’assenza di reazione. Di fronte a una notizia che dovrebbe suscitare una rivolta, per lo meno morale, le persone che dovrebbero intervenire se ne sono state zitte. Bocche cucite al ministero dell’Economia, che pure dispensa i sussidi. Silenzio anche a quello della Giustizia, che dei detenuti ai domiciliari, a rigor di logica, dovrebbe occuparsi. Afasia fino a lunedì mattina pure nelle redazioni, dove evidentemente tutto è reputato una notizia tranne il fatto che lo Stato regali soldi a coloro che lo volevano morto. Certo, gli anni di piombo sono finiti. Ma la cappa di piombo che è calata su quegli anni, sui responsabili, sui complici e su chi ancora si mostra indulgente, è davvero insopportabile. Solo dopo un’interpellanza leghista in Parlamento i siti online dei giornaloni hanno fatto all’improvviso apparire la notizia. Ma il problema non è solo Federica Saraceni che dai domiciliari prende il reddito di cittadinanza. Il problema sono i condannati per reati gravi che lo incassano. Delinquenti con il sussidio. E poi parlano di suicidio assistito. Se questo non è il suicidio dello Stato, che cosa altro lo è?

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