La tregua ha già una scadenza: le elezioni europee
ANSA

Come avevamo previsto, il governo va avanti. Non è chiaro in quale direzione, perché nella settimana che si chiude qualche cosa si è incrinato all’interno dell’esecutivo gialloblù. Tuttavia, come avevamo scritto ieri, alla maggioranza tra 5 stelle e Lega al momento non c’è alternativa e l’accordo raggiunto ieri lo dimostra. Di Maio e Salvini sono costretti a stare insieme, anche se non si fidano più uno dell’altro e anche se, per la prima volta in sei mesi, paiono essersi accorti che l’alleanza fra due partiti diversi non sta in piedi e prima o poi dovrà essere sciolta. Anzi. L’intesa è già finita dopo che il ministro del Lavoro ha dichiarato che qualcuno ha cercato di fregarlo, manomettendo la finanziaria dopo la sua approvazione a Palazzo Chigi. La replica (…)

(…) del ministro dell’Interno all’uscita del collega è stata altrettanto forte, avendo egli detto di non fidarsi più di quello che fino a ieri era il suo partner di governo. Un vicepremier che diffida dell’altro vicepremier e dice di non volergli più parlare non è cosa che si veda tutti i giorni. E d’altro canto anche un vicepremier che minacci di andare in Procura ritenendo che qualcuno abbia falsificato una legge non è una faccenda di ordinaria amministrazione. Difficile dunque tornare indietro: i rapporti ormai sono rotti e ripararli pare una missione impossibile.

Ma al governo Conte non c’è alternativa, almeno per ora. Anche se ai leghisti non piacciono né il reddito di cittadinanza distribuito a pioggia né il condono che salva tutti gli abusi edilizi di Ischia, non far passare la finanziaria avrebbe significato intestarsi la caduta del governo senza che vi fosse alcuna garanzia di evitare pastrocchi tecnici con Carlo Cottarelli e compagni.

Salvini ha fatto buon viso a cattiva sorte, accettando un passo indietro per evitarne uno in avanti verso la crisi di governo. Le dimissioni di Giuseppe Conte avrebbero aperto scenari poco controllabili. Con la Ue a soffiare sul fuoco per impedire le elezioni e in molti pronti a fare quadrato per impedire che gli italiani decidessero chi avesse ragione fra 5 stelle e Lega, avremmo rischiato di veder nascere il solito esecutivo non eletto dal popolo.

Dunque, meglio abbassare i toni, rinunciando anche alla pace fiscale, dopo aver già abiurato un robusto taglio delle tasse.

Certo, qualcuno accuserà il ministro della Lega di aver calato le braghe, sacrificando una misura che parte del suo elettorato aspettava e di averlo fatto dando via libera a una misura assistenziale che rischia di essere oggetto di incredibili abusi, oltre che un incentivo a chi ha poca voglia di lavorare.

Ma in cambio Salvini, per ora, può appuntarsi sul petto la medaglia di una battaglia vinta sul fronte dell’immigrazione. Le imbarcazioni delle Ong sono state fermate e proprio ieri il Tribunale dei ministri ha riconosciuto che le accuse che gli erano state mosse per aver fermato una nave di profughi erano infondate. Così come non si può dimenticare la riforma della Fornero. Sbloccare quota 100 vale un condono? Non lo sappiamo e però abbiamo la convinzione che la guerra delle tasse e della pace fiscale sia solo rinviata. Quella tra Di Maio e il leader leghista è una tregua che però reca sul frontespizio una data di scadenza, ovvero la primavera dell’anno prossimo, quando si voterà per le elezioni europee. Salvini oggi arretra, rinuncia al condono e anche alla flat tax allargata a tutti, scommettendo su un risultato elettorale che non solo lo premi, riconoscendo il consenso di cui il suo partito gode ora, ma soprattutto puntando su un voto che spazzi via le élite europee che hanno governato la Ue fino a oggi. Se davvero la maggioranza dell’Europa non fosse più nelle mani di Jean-Claude Juncker, Pierre Moscovici e Valdis Dombrovskis, per l’Europa si aprirebbero scenari nuovi e inevitabilmente anche per l’Italia. Perciò Salvini tiene duro: spera che gli europei liquidino questa Europa, per iniziare una partita nuova.

Insomma, Di Maio è un tassello di questo scenario. Un tassello che non si inquadra e che per ora si è preferito accantonare per risolvere altri rebus. E se le cose stanno davvero così, lo vedremo nei prossimi mesi.

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