La Svizzera sta peggio, ma è immune all’isteria

In Svizzera dall’inizio della pandemia sono stati contagiati in 60.000 e meno di 1.800 sono morti. Inoltre, le ultime cifre diffuse dall’ufficio federale della sanità pubblica dicono che venerdì scorso 1.478 svizzeri sono risultati positivi al Covid e tre di loro sono deceduti. Fatti i debiti confronti, è come se in Italia avessimo avuto all’incirca 70.000 contagiati in più, ma 24.000 morti in meno.

E allo stesso tempo è come se, invece dei 5.000 casi registrati alla fine della scorsa settimana, ne avessimo avuti oltre 10.000. Sì, la Confederazione elvetica ha meno abitanti della Lombardia e per fare un paragone con quello che succede a casa nostra bisogna moltiplicare tutto per sette. Facendolo, si scopre che i nostri vicini stanno peggio di noi quanto a contagi, ma stanno meglio se si guarda ai decessi. Vi state chiedendo perché mi sia avventurato in questi strani ragionamenti? Ve lo spiego subito. Approfittando del fine settimana, ho varcato il confine e trascorso una giornata in una vallata svizzera e così ho potuto vedere con i miei occhi che cosa accade una volta che ci si è lasciati alle spalle Chiasso. Beh, la cosa sorprendente è che nessuno è costretto a mettersi le mascherine all’aperto. Le persone si parlano rimanendo a debita distanza, cioè ad almeno un metro e mezzo o due, ma non c’è nessun poliziotto che si prenda la briga di verificare con il metro se le misure siano quelle consigliate dall’ufficio della sanità pubblica. In compenso, appena entrati in Ticino, un messaggio sul vostro telefonino vi informa che se provenite da alcune regioni o da determinati Paesi dovete mettervi in quarantena e se non lo fate rischiate multe dieci volte superiori alle nostre. Sul vostro cellulare compaiono anche tutti i link, cioè le indicazioni Internet per avere maggiori dettagli, e il livello di informazione non è certo paragonabile a Immuni, la app nata per segnalare se qualcuno intorno a voi è positivo al Covid, ma che si è rivelata un flop.

Certo, la Svizzera non è l’Italia. Lì sono tutti molto più disciplinati e le regole le rispettano perché altrimenti scattano le sanzioni. E però, avendo per ragioni famigliari frequenti rapporti con quel Paese, da quando è cominciata l’emergenza ho potuto verificare le modalità con cui ha reagito. Anche lì sono stati chiusi i ristoranti, i bar, le attività commerciali e le scuole. E tuttavia il Paese non si è fermato. A nessuno è stato imposto di chiudersi in casa, né è stato intimato di indossare la mascherina per prendere una boccata d’aria. Le persone hanno continuato ad andare al lavoro e i mezzi di trasporto hanno funzionato come prima. Se qualcuno doveva spostarsi da un cantone all’altro non ci sono stati posti di blocco che glielo abbiano impedito e non c’è stato paese che sia stato dichiarato zona rossa. Gli svizzeri hanno preso delle misure precauzionali dopo di noi, ma prima di noi hanno cominciato a riaprire ciò che avevano chiuso. I centri estetici e i parrucchieri hanno ripreso a funzionare già dopo Pasqua e le scuole qualche settimana più in là. Bar e ristoranti hanno riaperto la prima decade di maggio. Quanto ai centri commerciali, quelli del fai da te e di giardinaggio hanno tirato su la serranda il 27 aprile. Il tutto, lo ripeto, senza che nessuno sia stato messo ai domiciliari né sia mai stato obbligato a mettere la mascherina. Anzi, l’ufficio federale della sanità pubblica consigliava agli svizzeri di uscire all’aria aperta, di fare passeggiate, di mantenersi in salute, il che è comprensibile visto che il Paese è circondato di boschi e si respira aria buona.

Se vi racconto tutto ciò però non è per fare la réclame al turismo svizzero, ma per dire che usando il metro del governo italiano, i nostri vicini sono da considerarsi una combriccola di negazionisti, da multare o, peggio, da arrestare per attentato alla salute pubblica. Infatti, nessuno di loro si sogna neppure lontanamente di camminare e fare esercizio fisico indossando un dispositivo di protezione, come invece da oggi sono obbligati a fare gli italiani. Nessuno poi pensa a mettersi la mascherina dentro casa quando ci sia una persona anziana, come invece ha invitato a fare il nostro presidente del Consiglio. L’obbligo di proteggersi esiste solo quando si entra in un negozio o si sale su un mezzo pubblico, per il resto la vita procede regolarmente, senza allarmismi, ma solo con un po’ di buonsenso.

E tutto ciò, lo ribadisco, con una percentuale di contagiati superiore alla nostra e un numero di decessi largamente inferiore al nostro. Le conclusioni sono ovvie per chiunque le voglia vedere. Primo: non è vero che il nostro governo ha gestito l’emergenza nel migliore dei modi; lo avesse fatto, non avremmo il triplo dei morti in percentuale che hanno i nostri vicini. Secondo: forse le rigide disposizioni che ci vengono impartite, compresa la minaccia di rinchiuderci in casa, non sono così utili a fermare l’epidemia. Terzo: è probabile che più del Covid si sia fermata l’economia, perché chiudere tutto, costringere le persone a vivere nella paura, ha un costo che nessuno ha ancora calcolato. Quarto: verrà il momento in cui qualcuno sarà chiamato a rispondere degli errori fatti?

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