Draghi stacchi la spina al reddito grillino
La misura non solo non ha abolito la povertà, ma ha incrementato l’evasione fiscale creando un esercito di lavoratori in nero. Gli imprenditori non riescono più ad assumere tanto al Nord quanto al Sud. Il premier dia il colpo di grazia al Movimento.

Il Parlamento è chiuso per ferie e anche il governo, dopo aver varato il decreto che istituisce il green pass, è in modalità vacanze. Tuttavia, il presidente del Consiglio ha voluto far sapere che mentre altri si concederanno un giusto periodo di riposo, lui rimarrà a Palazzo Chigi. Immaginiamo che voglia approfittare della pausa estiva per mettere a fuoco i molti provvedimenti che saranno necessari in autunno. C’è infatti da dare avvio ai progetti finanziati con i soldi europei, tagliare i rami secchi della burocrazia e, dopo la riforma della Giustizia, si rende necessaria quella del Fisco in quanto, come spiega su queste pagine Paolo Del Debbio senza un robusto taglio delle tasse è difficile sostenere la ripresa e restituire la fiducia.

Dunque, supponiamo che Mario Draghi passerà in rassegna i vari dossier per arrivare preparato alla sfida che lo attende. Proprio per questo, per offrirgli uno spunto su cui riflettere e un’idea su un argomento da affrontare al più presto, ci permettiamo di segnalargli un articolo. A scanso di equivoci, precisiamo che non si tratta di un nostro editoriale e perciò il consiglio non è viziato da conflitti d’interessi. L’intervista in questione è infatti stata pubblicata su Italia Oggi qualche giorno fa, a firma di Carlo Valentini. A sottoporsi alle domande del collega, è stato Giuseppe Russello, imprenditore di 59 anni che nel 1990, a Carini, 30 chilometri ad ovest di Palermo, ha fondato la Omer, un’azienda specializzata nella componentistica ferroviaria ad alto contenuto ingegneristico e nell’allestimento di treni ad alta velocità, convogli regionali e sotterranei. Il fatturato sfiora i 50 milioni e i dipendenti sono 350, di cui 30 negli Stati Uniti, dove Russello ha inaugurato una succursale. Vi chiedete perché sia opportuno che il premier legga l’intervista a un medio imprenditore di quella che potremmo chiamare la old economy, anche se la produzione è altamente ingegnerizzata? Il motivo è che a proposito del reddito di cittadinanza, di cui ieri l’altro ha detto di condividere l’impianto, potrebbe ricredersi. L’ingegner Russello infatti, oltre a parlare della sua impresa e della sua terra, delle difficoltà che ha incontrato e della criminalità con cui si è scontrato, a un certo punto racconta la sua esperienza a proposito del reddito di cittadinanza e spiega come questa misura stia bloccando il lavoro. Riporto la testimonianza raccolta dal collega Valentini. «I dipendenti lavorano 40 ore a settimana e quotidianamente devono rendere conto del risultato. Vedere gente che rifiuta proposte di lavoro, disponibili nonostante la crisi, è un atto di grande ingiustizia». Occhio, Russello non ce l’ha con un provvedimento a sostegno di chi ha perso il lavoro e non riesce a mantenere la famiglia: se la prende con chi ne approfitta per campare sulle spalle degli italiani e magari trae profitto da lavori in nero per sommarlo al sussidio. «Altra cosa è l’attenzione che, come succede nei Paesi del Nord Europa, viene rivolta, attraverso un welfare molto sviluppato. Oggi le aziende fanno fatica a reperire il personale. Proprio l’altro giorno un mio amico ha dovuto rinviare l’apertura di un ristorante non riuscendo a trovare camerieri. Sta assumendo manodopera straniera. Se poi guardiamo le statistiche, la disoccupazione è a due cifre. Questo è il paradosso dell’Italia».

L’imprenditore siciliano sostiene cioè quello che dicono in tanti, noi per primi, ma parla da un osservatorio privilegiato: il Sud. È lì che si concentrano le maggiori richieste per ottenere il reddito di cittadinanza e allo stesso tempo si registrano numeri impressionanti di persone che figurano senza lavoro. E Russello è la testimonianza che le imprese cercano manodopera e i ristoranti personale. Tuttavia, nonostante il mercato offra assunzioni, in tanti preferiscono il lavoro nero, perché si somma al reddito di cittadinanza. Succede al Sud, ma anche al Nord, dove non c’è titolare di ristorante che non si lamenti perché dopo la pandemia non trova più dipendenti se non accettando di farli lavorare illegalmente. Cioè, mentre da una parte il governo dichiara guerra agli evasori, dall’altra con le misure volute dai 5 stelle, incentiva l’evasione, sia contributiva che fiscale. Infatti, come credete che un imprenditore possa pagare in contanti un lavoratore se non evadendo e creando un tesoretto in nero? Risulta dalle statistiche: il Reddito di cittadinanza non ha abolito la povertà, come sostenevano i grillini, ma anzi l’ha fatta aumentare, in quanto molti si dichiarano poveri pur senza esserlo. In compenso, il cash back non ha fatto diminuire i flussi di denaro che si sottraggono al controllo del Fisco, perché grazie al sussidio paradossalmente sono cresciuti.

Ho letto da qualche parte che per ottenere il voto sulla riforma della giustizia, Draghi ha promesso a Conte e compagni di non toccare il Reddito di cittadinanza. Mi auguro che sia una notizia falsa. Infatti, se si vuole far ripartire l’Italia, il Pil e i consumi, la prima cosa da levare di mezzo è proprio il sussidio caro ai pentastellati. Per loro, significherebbe la morte, perché nessuno li voterebbe più. Per il Paese però sarebbe la vita, perché non si vive con una simile zavorra addosso. Al massimo si tira a campare.

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