Certa stampa colleziona più smentite che notizie
Ansa

Da burattino inamidato a leader castrista. Urca. A leggere i giornali ieri c’era da ridere. La marionetta nella mani di Matteo Salvini e Luigi Di Maio all’improvviso si è animata di vita propria e si è trasformata addirittura in una possibile figura da contrapporre al ministro dell’Interno, per ridurne lo strapotere. Marco Travaglio, che fa il collezionista di dichiarazioni, ha messo insieme un articolo di tutte le stupidaggini dette in passato sul presidente (…)

(…) del Consiglio, unendole ad alcune raccontate di recente, dopo la mediazione con l’Europa. Nell’album di figurine Ridolini, però, mancano le ultime perle, ovvero i commenti alla conferenza stampa di venerdì, quando Giuseppe Conte si è preso tutta la scena, togliendola ai vicepremier. Parlando per tre ore ed esercitandosi nell’arte del piacione (dopo il talk show con i giornalisti ha offerto il caffè ai passanti e si è messo a cantare per la gioia delle tv), il capo del governo ha fatto un salto di qualità agli occhi dei cronisti della politica. Se prima ne parlavano chiamandolo «Conte chi?», adesso su di lui sono puntati tutti gli occhi, secondo loro in particolare quelli di Davide Casaleggio, che del professore prestato alla politica vorrebbe fare un leader da contrapporre appunto a Salvini. Già, perché in base alla nuova teoria, avendo acquisito una vita propria, il burattino potrebbe competere come leader politico, risultando più efficace di Luigi Di Maio. Il ministro del Lavoro, in questo caso, sarebbe destinato all’effetto dissolvenza. Da plenipotenziario dei 5 stelle, il vicepremier dovrebbe insomma piano piano sparire facendo un passo indietro nelle retrovie della politica. Tutto ciò in conseguenza dell’accresciuta popolarità di Matteo Salvini e della diminuita affezione dell’elettorato pentastellato per Di Maio. Se quest’ultimo sta al 43% di popolarità e il leghista al 56, pur essendo alla guida di movimenti che secondo i sondaggi quasi si equivalgono, ci dev’essere qualche cosa che non va, pare il ragionamento.

La verità pura e semplice, su Conte ma anche sui due vicepremier, è che più passano i giorni e più quelli che un tempo avremmo definito gli analisti di cose politiche sembrano non capirci una cippa. Procedono a tentoni, commentando ciò che non riescono a decifrare. Con i risultati esilaranti di cui sopra: la marionetta che si mette a correre, manco fossimo in un favola di Carlo Collodi.

A dar retta a queste interpretazioni, un giorno l’esecutivo è a guida grillina, perché tutto il potere vero sarebbe nelle mani di Di Maio e della sua combriccola pentastellata. Il giorno dopo, invece, a decidere ogni cosa sarebbe Salvini. Anzi no, i due sarebbero stati esautorati da Sergio Mattarella, in combutta con l’Unione europea, che alla fine avrebbe riscritto la manovra. Peccato che proprio ieri il capo degli economisti che hanno rifatto i conti della finanziaria italiana abbia dichiarato che Bruxelles non ha messo bocca sulle misure, ma semplicemente sui numeri. Tradotto, significa che l’Ue non giudica i provvedimenti, ma guarda soltanto il saldo finale. Se i conti tornano, il Def ottiene il via libera, se non quadrano c’è lo stop, a prescindere dalla qualità e dall’efficacia delle decisioni prese dai Parlamenti nazionali. Un modo per non assumersi responsabilità, ma anche una smentita alle tesi di chi fino a ieri aveva sostenuto che al governo del cambiamento avessero cambiato la manovra sotto il naso.

Del resto, a rileggere le pagine dei mesi scorsi, sono tante le smentite accumulate. Un giorno sì e l’altro pure si parlava di dimissioni del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, il quale a un certo punto ha smesso di smentire, vista l’inutilità delle note diramate. Adesso che invece i 5 stelle, secondo la grande stampa, vorrebbero dimissionare il professore, sarebbe lui a puntare i piedi e a non volersene andare. Stessa musica con Paolo Savona, alle cui dimissioni sono state dedicate aperture di quotidiani nazionali, mentre alla smentita è stata riservata una colonnina fra le brevi.

Il risultato è qualche cosa di esilarante. Una collezione di sciocchezze che nel giro di qualche giorno si rivela carta straccia. E che spiega come mai, a forza di inventarsi retroscena, sulla manovra e non solo, la stampa nazionale non sia più protagonista della scena politica, ma soltanto una comparsa.

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