Nessuno vuol negare il programma a Lerner. Però devolva il cachet ai migranti
Mai chiesto di cancellare la sua trasmissione anche perché più va in onda più porta voti ai moderati. Ma sia coerente.

Caro Maurizio Caverzan, temo di non essermi spiegato bene. Io non ho mai chiesto di chiudere il programma di Gad Lerner su Rai 3. Anzi, in un editoriale su Panorama ho scritto che a differenza sua non faccio liste di proscrizione, consigliando il vicepremier Matteo Salvini di lasciarlo al suo posto. Innanzitutto perché cancellare ora dal palinsesto della tv pubblica la trasmissione creerebbe un buco nella programmazione e dovrebbe essere riempito con qualche cosa d’altro, che ovviamente gli italiani pagherebbero. E poi Lerner, oltre a fare la vittima, chiederebbe un risarcimento, magari sostenendo di aver ricevuto un danno. No, no. Io non voglio che l’editorialista di Repubblica sia privato del suo programma e in tribunale possa poi spacciarsi per «epurato». Lasciatelo pure al suo posto, perché ormai la frittata è fatta. La nave dei migranti piazzata in studio non ce la leva più nessuno e neppure le solite lamentazioni alla Lerner, il quale in genere scopre i fatti con cinquant’anni di ritardo (nel 2017 si accorse degli operai bresciani che ogni giorno fanno i pendolari verso Milano: un servizio che Giorgio Bocca fece negli anni Sessanta). Dunque, caro Maurizio, stai tranquillo, non ho intenzione di privare gli aficionados dello sbadiglio in seconda serata, anche perché, essendo un semplice giornalista che non frequenta politici, non ho alcun potere di interdizione, né mai lo vorrei.

Ciò detto, e ribadito che Lerner può andare in onda sui Rai 3 (anche perché più ci va e più aumentano i voti dei moderati), mi sono semplicemente interrogato sulla ragione per cui la tv di Stato insista da anni a propinarci le trasmissioni del simpatico comunista con il Rolex. Certo, il motivo non può consistere nei travolgenti ascolti perché, come tu segnali, lo share del compagno Lerner non è irresistibile. Le puntate, oltre a non essere entrate nel Guinness dei primati per spettatori, non sono neppure diventate un punto di riferimento per gli scoop o anche solo per le riflessioni. Chi ricorda, appunto, Operai, Zeta oppure La difesa della razza, ultima produzione del nostro, che nel 2018 si è conclusa radunando una media di spettatori intorno al 3 per cento? Dunque, perché insistere mi chiedo? C’è una ragione specifica che porta a scegliere Lerner piuttosto che, per esempio, Corrado Formigli oppure, chessò, Massimo Giannini? Come vedi, caro Maurizio, non ne faccio una questione di appartenenza politica, perché Formigli e Giannini sono della stessa parrocchia del compagno con il Rolex. Chiedo solo perché da anni la Rai si ostini ad affidare a Lerner la conduzione di programmi che ripetono la stessa solfa oltre agli stessi ascolti. C’è un motivo specifico?

Io credo di sì. In Italia esiste una specie di rete di protezione che si preoccupa di sistemare i compagni. Se non fai parte del circolo radical chic puoi essere il miglior giornalista del secolo, ma nessuno ti offrirà mai uno straccio di contratto. Se invece sei ben incistato nel giro dei compagni, cioè nel potere delle redazioni, il tuo futuro è assicurato: puoi saltare da un’esperienza all’altra, dal servizio pubblico alla tv privata andata e ritorno, senza perdere mai un appoggio, perché se proprio ti va male ritorni alla base, cioè a casa. Conosco fior di bravi colleghi che hanno rischiato con esperienze nuove e qualche volta è andata male. Per rientrare nel giro hanno sudato sette camicie e ancor oggi magari non sono sistemati. Perché, al contrario, ai Lerner questo non capita mai? Perché soprattutto la Rai è diventata il paracadute di tutti quelli che transitano da Repubblica all’Unità, da La 7 alla Feltrinelli? C’è una clausola nel servizio pubblico che impone di contrattualizzare gli uni a scapito degli altri?

Vedi caro Maurizio, l’egemonia culturale della sinistra è passata da un pezzo, e tuttavia resiste l’egemonia patrimoniale della sinistra, che dall’alto delle colline delle proprie vigne ci tiene a darci lezioni di correttezza e umanità. Sbaglio? Può essere, ma c’è un solo modo per dimostrarlo ed è il seguente: Lerner, che ogni volta ci propina il solito polpettone sui migranti, apra la sua tenuta in Piemonte ai profughi e devolva il compenso della Rai alle decine di nordafricani che bivaccano davanti alla stazione centrale di Milano. E mentre distribuirà i soldi, se vuole si porti anche le telecamere della tv pubblica. Vedrà che di certo avrà più telespettatori del solito.

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