«Pizzaiuolo», «espresso», «tramezzino»: le parole italiane che hanno conquistato il mondo
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L’Italia è considerata all’unanimità la patria dell’arte e dell’amore. Eppure, a quanto pare, la parola italiana più conosciuta all’estero non è «amore», e nemmeno è «arte». È pizzaiuolo.

Scritto proprio così, e non pizzaiolo, come si potrebbe pensare. In realtà, quest’ultimo è il termine d’uso corrente in italiano per definire l’operatore o il professionista addetto alla preparazione e alla cottura delle pizze. Pizzaiuolo, invece, è la dicitura tradizionale in dialetto napoletano italianizzato, utilizzata anche per evocare l’autenticità della tradizione partenopea, e compare ufficialmente nelle denominazioni culturali, come l’Arte del pizzaiuolo napoletano (Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco). Lo rivela «Onde – Parole italiane in viaggio», il progetto della Fondazione Treccani Cultura realizzato in accordo con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

L’iniziativa è nata in occasione della Settimana della Lingua Italiana nel mondo, che si tiene dal 19 al 25 ottobre 2026, dedicata al tema «Lingua geniale: ideare, progettare, creare con l’italiano».

Gli altri termini più diffusi della lingua italiana

Dopo pizzaiuolo, nella classifica degli italianismi più diffusi seguono a ruota espresso, moka e tramezzino. Quarto posto, però, va a una parola che potrebbe sorprendere: jeans. Il termine, a onor del vero, ha radici del tutto italiane: viene da Genova, città da cui partivano i tessuti di cotone che i marinai genovesi esportavano in tutto il Mediterraneo.

Il cibo, insomma, la fa sostanzialmente da padrone, ma il panorama degli italianismi è molto più vasto. Fra le parole entrate stabilmente nell’immaginario straniero figurano persino carpaccio, stucco, italic, soprano e falsetto: un viaggio particolarmente variegato che attraversa la cucina, l’architettura, la tipografia e la musica.

Parole che portano con sé la storia dell’Italia

L’elemento importante da sottolineare è che ognuno di questi italianismi è un frammento di storia nazionale. Stucco, ad esempio, racconta secoli di maestranze italiane che decoravano le corti d’Europa. Italic rimanda all’invenzione del carattere tipografico corsivo, nato a Venezia nel Quattrocento nella bottega di Aldo Manuzio. Soprano e falsetto, a loro volta, portano con sé l’eredità del melodramma italiano, che per tre secoli ha dettato le regole del teatro musicale occidentale.

I contenuti del progetto della Fondazione Treccani saranno disponibili gratuitamente per tutti gli Istituti Italiani di Cultura nel mondo.

«Onde – Parole italiane in viaggio» non rappresenta dunque solo un censimento lessicale. È piuttosto la mappa di un’influenza culturale che l’Italia ha esercitato nel tempo, a livello mondiale, su campi diversissimi. Spesso, peraltro, senza rendersene conto. Le parole viaggiano, si radicano, cambiano pronuncia ma non sostanza. E raccontano, meglio di tanti manuali noiosi e banali, come e perché il mondo ha scelto di tenere per sé un pezzo dell’Italia.

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