Sembra quasi strano pensare all’importanza dei dialetti locali fino allo scorso secolo. Era proprio un’altra epoca. Oggi, immaginare (soprattutto per i giovani) di parlare il dialetto milanese (per fare un esempio) appare quantomeno anacronistico.
Eppure, alla luce della triste possibilità di perdere questo patrimonio culturale inestimabile, la Regione Lombardia ha deciso di destinare un bando da 150mila euro a università, enti pubblici, istituzioni culturali e realtà di ricerca che sostengono i dialetti lombardi. L’obiettivo dichiarato è proprio quello di «sostenere lo studio e la valorizzazione della lingua lombarda e delle sue varietà locali».
Il bando per promuovere i dialetti lombardi
L’iniziativa promuove lo studio approfondito dell’eterogeneità dei dialetti locali, ognuno con il proprio vocabolario, la propria toponomastica. Con questo spirito di intraprendenza, l’idea è di concretizzare convegni, seminari, studi, pubblicazioni e progetti divulgativi in questo ambito molto particolare e troppo a lungo caduto nell’oblio.
L’assessore regionale alla cultura, Francesca Caruso, ha rivendicato che «valorizzare la lingua lombarda significa sostenere chi la studia, la porta in scena e la fa conoscere ai più giovani. Penso alle compagnie teatrali tradizionali, alla musica popolare lombarda e al suo repertorio, alle associazioni e ai ricercatori che lavorano nei nostri territori». «Con questo bando», ha precisato inoltre «vogliamo aiutarli a proseguire un’attività che custodisce parole, storie e tradizioni nelle quali tante comunità si riconoscono».
È in questo quadro programmatico che si inserisce il contributo regionale (a fondo perduto), in grado di coprire fino all’80% del costo complessivo, che deve essere compreso fra i 5mila e i 20mila euro e concludersi entro il 31 dicembre 2026. Rientrano in una simile cornice eventi e manifestazioni culturali quali progetti legati alla musica popolare e al suo repertorio, produzioni e rassegne del teatro di figura, spettacoli teatrali tradizionali e contemporanei. Un modo per preservare un patrimonio immateriale che non è tramontato nel secolo scorso, ma che ha ancora molto da raccontare.
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