Per anni in Italia sono stati eretti quasi esclusivamente monumenti per le vittime di fatti tragici. Finalmente stiamo migliorando, con qualche opera dedicata a chi ha creato, inventato e reso felici le persone.
Tempo di vacanze e chi scrive sfida i lettori di LaVerità.info a un gioco divertente quanto particolare: trovare monumenti recentemente dedicati a personaggi italiani meritevoli di essere ricordati per quanto di buono hanno fatto per la società. La difficoltà, lo avverto, sta nella parola «buono», poiché basterebbe allargare la ricerca a quelli dedicati a vittime di varia natura e l’elenco sarebbe infinito.
Il punto è che in Italia abbiamo il vizio di innalzare statue e monumenti (ma anche di celebrare), quasi sempre per le vittime e non più per chi ha compiuto gesti eroici, nobili o significativi. Un po’ come se, nel nostro Paese, per essere un esempio sia innanzitutto necessario lasciarci le penne.
La sfida è aperta: lo scorso 15 giugno, a Roma, è stata inaugurata la statua di Alberto Sordi, eretta a Villa De Sanctis, nel quartiere Torpignattara, in occasione del 106° anniversario della nascita dell’attore. L’opera, in bronzo, è stata realizzata dallo scultore Massimiliano Saccucci e raffigura l’Albertone nazionale seduto su una panchina.
Tornando indietro di quattro anni, a Milano, in occasione del centesimo anniversario della nascita, è stata inaugurata la statua dedicata all’astrofisica Margherita Hack, posizionata nei giardini di fronte all’Università Statale. La donna è nella postura di chi osserva le stelle con un ideale cannocchiale, ma la posizione aveva immediatamente suggerito ad alcuni buontemponi ricchi di goliardia di posizionare al posto dello strumento una bottiglia di birra, così pare che la scienziata stia osservando se la bevanda sia stata effettivamente bevuta fino all’ultima goccia.
Sempre nel capoluogo meneghino è presente una delle sculture che ha forse il record nazionale del vandalismo. Si tratta di quella che ricorda Indro Montanelli. Inaugurato nel 2006, il monumento ritrae il giornalista mentre è seduto con la macchina per scrivere sulle gambe, ovvero come in una fotografia scattata a lui nel 1940.
L’autore dell’opera è Vito Tongiani e il luogo sono i giardini pubblici di Porta Venezia, intitolati a Montanelli nel 2002, con la statua che però è all’interno di uno spazio delimitato da un muretto che vorrebbe rappresentare la celebre Stanza di Montanelli, ovvero il nome della sua nota rubrica. A dire il vero, un filo di dramma c’è anche qui: Indro frequentava a piedi quei giardini e, poco distante da lì, nel giugno 1977, le Brigate Rosse gli spararono alle gambe.
I monumenti a chi ha lasciato un segno
In generale, però, stiamo migliorando: dopo anni in cui si apponevano soltanto targhe per vittime di qualsiasi disastro, nel corso dello scorso mese si sono tenute diverse inaugurazioni di statue e sculture.
Ricordiamo quella a San Francesco d’Assisi, posta all’aeroporto di Rimini, la scultura «Elmo di Archia», installata a Siracusa e svelata il 20 luglio, opera di Stefania Pennacchio ispirata al fondatore della città, ora installata davanti alla Porta Marina. Ma anche l’opera monumentale in piazza Salvemini a Vibo Valentia, inaugurata il 26 luglio.
Se intitolare statue alle vittime significa voler mantenere una memoria civile, riconoscendo le sofferenze di chi ha subito, è altrettanto vero che esse spostano l’attenzione dal trionfo dei vincitori al prezzo pagato dagli innocenti e servono a ricordare alla società attuale gli errori e gli orrori del passato affinché non accadano di nuovo.
Ma altrettante motivazioni esistono per dedicare monumenti a chi ha compiuto gesti degni di essere ricordati, e non per forza in guerre e battaglie. Fare grandi cose è motivo per conservarne comunque il ricordo, per insegnare i valori a tutti e per dare alla gente un simbolo di unione e forza nei momenti difficili.
Come dice il proverbio: c’è un modo di insegnare involontario, dare l’esempio.
Statue, memoria e potere
Una curiosità: il divieto di erigere statue a personaggi viventi era in vigore già nell’antica Roma, come nel Rinascimento e nella Serenissima. L’idea era evitare di doverle distruggere qualora il soggetto si fosse macchiato di atti deplorevoli in seguito.
Non a caso, erigerle mentre li si può ancora ammirare è una prerogativa dei dittatori.
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