comandante alfa gis
Il comandante Alfa, fondatore del Gis, scomparso ieri all'età di 75 anni (Imagoeconomica)

Come antico vicecomandante del Gis dell’Arma dei carabinieri, mi è stato chiesto di ricordare uno dei «ragazzi» di allora. Perché «Vitu», a 75 anni, ha finito di tribolare. Per noi era Vitu, non il Comandante Alfa, con le 1.000 retoriche volute da una società ch eha bisogno di miti ed eroi, salvo poi averne paura, se non sono come li ha idealizzati.

Vitu non era il più bravo, o il più decorato, o il più prode. Di banalità possono riempirsene la bocca gli aedi strappalacrime da social. Quelli che non c’erano e non sanno di cosa parlano. Né hanno percorso un pezzo di strada con Ciccio, El-Tajoc, Fedele, Franco, Frenk, Ilmo, Lucio, Luigino, Mac, Mauro, Mimmuzzo, il Mozzo, Peppe, Putè, Salvatore, il «Comandante P», i due magnifici primi due tenenti, e il colonnello che collaudava giubbetti e caschi anti proiettile indossandoli e facendoci sparare sopra. E poi Augusto, Bebbo, Doppio-Lima, Faustino, Gigi, Gigio, Giovanni, Joe, il «Magico», il «Nano», Paolo, Pio, Vando, «quello di Alghero», e tanti… o meglio «pochi», altri. Potrei citarli anche tutti, ma ruberei spazio. Nel vocabolo «tutti», appunto, si allineano a modo loro. Scapestrati e disordinati il giusto, e disciplinati altrettanto il giusto. Bastava non chiedergli stupidaggini.

Stabilendo primati si farebbe un torto al resto del gruppo che iniziò l’avventura del reparto. E non si comprenderebbe cosa fosse quella gente. Quando li misero in un rudere di caserma, e dovettero anche inventarsi – ma non troppo – imbianchini e muratori, falegnami e vetrai, elettricisti e idraulici e fabbri. Perché si doveva risparmiare e si doveva far da soli. Quando non si beccava una lira in più ad accettare quel lavoro.

In compenso ci si bruciava le feste, con turni di pronto-impiego che comportavano per uno dei quattro distaccamenti, di rimanere tutto il giorno in caserma, ready-to-go in mezz’ora. E gli altri pronti a partire in tre, sei e 12 ore. Niente cellulari, né cercapersone. Meglio scordarsi gite fuori porta e impegni che non consentissero di rientrare a razzo, caricare le sacche sempre pronte, e partire. E anche a volerglielo dare, lo straordinario non sarebbe bastato. E a ogni allarme c’era sempre più gente di quella che serviva. Perché amavano quel lavoro. Ed erano una cosa sola.

E loro c’erano, sapendo di doversi confrontare con il terrorista palestinese, che non si faceva prender vivo, com’era accaduto alle Olimpiadi di Monaco nel 1972 e all’aeroporto di Fiumicino nel 1973.

Vitu era bravo, senz’altro, sennò non avrebbe superato quella selezione, ma soprattutto non sarebbe sopravvissuto a un reparto che chiedeva davvero di rischiare tanto in addestramento, dove spesso l’unica sicurezza reale era data dall’essere sveglio, capace ed evitare fesserie e amnesie.

Era stato bravo a scegliere l’Arma, lui nato a Castelvetrano (Trapani), dove era stato ucciso il bandito Giuliano e regnava il padre di Matteo Messina Denaro. Ebbe il coraggio di andare lontano, a giocarsi la vita nell’onestà. Da quelle parti uno coraggioso e svelto come lui avrebbe «fatto comodo». E faticato meno.

Ed è stato poi bravo ad avere la dedizione di continuare a metterci la faccia, a esortare al rispetto delle leggi, e a chiedere il rispetto verso chi rappresentava lo Stato in uniforme. Due cose per nulla scontate. L’ha fatto a modo suo, anche alzando il tono della voce, e incazzandosi, a costo d’essere scomodo al «palazzo».

Ma quello era Vitu del vecchio Gis, quelli erano i «ragazzi» che non te la mandavano a dire. Che dovevi saper guardare negli occhi e accettare per com’erano, sicuro che di meglio non avresti avuto per fare quel benedetto mestiere. Che non potevi prendere in giro, perché dotati di cervello che correva veloce, l’unico modo per non ammazzarsi in una delle funamboliche esercitazioni che venivano loro ammannite.

Ho la pretesa che un Sergio Leone, chissà, li avesse conosciuti, dopo C’era una volta il West e C’era una volta in America, sarebbe stato tentato.

di Carmelo Burgio, generale e vicecomandante Gis

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