Il tycoon rimette in moto la Storia facendo impazzire liberal e neocon
Donald Trump (Getty Images)
Munchau, ex firma del «Financial Times», lo dice chiaro: la nuova Casa Bianca sta alla globalizzazione come Gorbachev all’Urss. Perciò i fautori del vecchio ordine, tipo Fukuyama, detestano il presidente.

Wolfgang Munchau, su Unherd, è stato piuttosto diretto: «I dazi di Trump sono la fine della globalizzazione», ha scritto. Secondo il tedesco ex editorialista del Financial Times, saremmo in effetti di fronte a un cambiamento epocale. «Quando i regimi finiscono, finiscono a fasi», scrive Munchau. «Il comunismo è morto nell’arco di 10 anni, a partire dallo sciopero al cantiere navale di Danzica nel 1980. La caduta del muro di Berlino nel 1989 è stato il grande episodio simbolico e il colpo di stato del 1991 contro Mikhail Gorbachev è stata la spinta finale. Ieri è stato il momento Gorbachev della globalizzazione. Il primo mandato di Trump è stato Danzica, il canarino nella miniera di carbone».

i «dimenticati»

Yannis Varoufakis, economista di sinistra che critica il neoliberismo ma non ama per niente Trump, è pure convinto che la globalizzazione per come l’abbiamo conosciuta sia giunta al capolinea. «Il capitale cloud sta sostituendo il capitale finanziario e sostituendo il ruolo divino del mercato con il Santo Graal della condizione transumana (la fusione del capitale cloud, dell’intelligenza artificiale e dell’individuo biologico). La finanziarizzazione sarà presto sottoposta a una pressione simile», scrive Varoufakis. «Con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, Wall Street non sarà in grado di continuare a resistere alla fusione del capitale cloud e della finanza, come si vede nell’ambizione di Elon Musk di trasformare X in un’app per tutto. Tali sviluppi faranno ai pagamenti ciò che Internet ha fatto ai fax, con gravi ripercussioni sulla stabilità finanziaria, incluso qualsiasi ruolo futuro per la Federal Reserve. E al posto del sogno di un villaggio globale, avremo la nazione murata».

L’idea, al di là di tutto, sembra essere proprio quella di rivoluzionare l’intero impianto a propulsione statunitense che ha influenzato le sorti del mondo negli ultimi decenni. Un sistema basato sulla competizione al ribasso dei salari, che ha massacrato le classi medie occidentali e impoverito ulteriormente quanti erano già sul limitare della miseria. Sono anche e soprattutto queste fasce sociali ad aver votato Donald Trump e, in Europa, i partiti sovranisti che per certi versi gli sono affini. A quelli che un tempo venivano chiamati forgotten men e che J.D. Vance ha mirabilmente raccontato nel suo bestseller, che il delirio onirico della globalizzazione vada verso la conclusione non dovrebbe dispiacere troppo.

In compenso, a essere furenti sono proprio coloro che hanno teorizzato, sostenuto e amplificato l’arroganza del Nuovo ordine mondiale: i liberal, i neocon, i neoliberisti di vario ordine e grado. Al loro disappunto ha dato voce, in una intervista concessa a Repubblica, Francis Fukuyama, il celeberrimo teorico della «fine della Storia». È stato, il suo, un libro moltissimo citato e pochissimo letto, che rapidamente si è trasformato in uno slogan per gli entusiasti fautori della americanizzazione del pianeta. Alla fine, Fukuyama stesso sembra aver deciso di credere alla banalizzazione delle sue tesi e ora si ribella al ritorno prepotente della Storia. I dazi, dice, «sono la decisione più idiota che abbia mai visto da un presidente americano. Saranno completamente controproducenti e probabilmente getteranno l’economia mondiale in una recessione molto grave, se non nella depressione. Tutto si basa sull’incapacità di Trump di capire come funziona l’economia. È difficile per me comprendere come un presidente americano possa fare qualcosa di così ridicolo e dannoso per la sua stessa società». Il punto è che, secondo Fukuyama, «l’America ha prosperato enormemente grazie all’ordine commerciale liberale globale». E potrebbe persino essere vero. Ma occorre scendere appena più in profondità: America, detto così, non significa nulla. Di sicuro le classi medie e medio-basse non si sono arricchite così tanto. E ancora meno si sono arricchiti gli europei.

flebile speranza

Il punto, allora, è capire che cosa potrebbe venire di buono a noi da questa situazione. Di sicuro Trump non vuole fare il samaritano, e non si preoccupa di fare crescere i nostri stipendi. Magari ha ragione Varoufakis, e Donald sta davvero preparando qualche astrusa tecnofollia. Resta che a noi il modello attualmente in vigore non ha portato granché bene. E l’idea che possa essere smantellato non dovrebbe riempirci di paura. Certo, starà poi ai nostri politici immaginare nuovi scenari e tentare di realizzarli. A riguardo non siamo ottimisti, ma è sempre meglio una speranza pur flebile di una condanna a vita.

Da non perdere

Il campo largo si scopre più putiniano di Putin
Le Firme

Il campo largo si scopre più putiniano di Putin

Le parole di Conte sulla necessità di parlare con Mosca hanno fatto uscire allo scoperto l’ipocrisia dell’opposizione. Dopo censure e liste di proscrizione contro i «filorussi», infatti, pure Avs sposa la linea del dialogo. Mentre il partito di Elly finge sgomento e strilla.