Caro Beppe Sala, caro sindaco di Milano (o devo già dire caro onorevole?) le scrivo questa cartolina per farle i complimenti: «Mi vedrete in Parlamento», ha detto infatti. E poi ha aggiunto che vederla in Parlamento è «inevitabile». Ma certo: inevitabile. Come la morte. Per la verità, tra lei e il Parlamento, ci sarebbe di mezzo quel piccolo fatterello che si chiama elezione, ma vorremo mica sottilizzare?
Per uno come lei la democrazia è un optional: quindi la vedremo in Parlamento. Di sicuro. E vedremo se riuscirà a costruire una pista ciclabile anche alla buvette di Montecitorio. O se preferirà calpestare con le calzette arcobaleno i corridoi di Palazzo Madama. In ogni caso sarà un successo, per lei ma soprattutto per i cittadini milanesi. Che non l’avranno più come sindaco.
Noi che frequentiamo il capoluogo lombardo siamo assai felici che, dopo dieci anni passati a maltrattare la nostra città, ora si possa dedicare anche al resto del Paese. Non vorrà mica tenere le sue doti solo per noi? Proprio in questi giorni, infatti, mentre lei annunciava la sua «inevitabile» elezione in Parlamento, stavamo apprezzando la sicurezza della sua Milano: l’altro giorno un padre di famiglia è stato accoltellato venti volte da un maranza mentre chiacchierava con il papà al bar; subito dopo una ragazza di 23 anni è stata sfregiata da un algerino irregolare in piazza Duomo. Sul primo caso lei ha detto: «L’accoltellatore non è milanese». Sulla seconda nemmeno una parola. Evidentemente era troppo impegnato a commentare la sua «inevitabile» elezione in Parlamento.
E lo sappiamo benissimo che il problema della sicurezza non può essere caricato tutto sulle spalle del sindaco. Ma non possiamo fare a meno di ricordare che per anni lei lo ha sottovalutato. Ricorda? Diceva che era «solo una questione di percezione», che era una «campagna mediatica» contro di lei e scherzava con i video per dire «Milano non è Gotham City». No, non è Gotham City, però ora ci assomiglia molto. Anche perché lei caro sindaco non ha mai capito quello che stava succedendo. Nel Capodanno 2022 cinque ragazze vengono molestate dagli islamici in piazza Duomo? «Nessun problema», dice il Comune. Il Questore vuole fare controlli in stazione centrale? «Si fermi», dice il Comune. I carabinieri inseguono chi forza un posto di blocco e scoppia la rivolta dei maranza al Corvetto? «Sbagliano i carabinieri», dice il Comune. Il pugno duro lei lo ha mostrato solo contro le sigarette. E così questa è oggi la sua Milano: divieto di fumo, libertà di stupro.
Milanese, 68 anni, già direttore generale del Comune con il sindaco Moratti (centrodestra), quindi gran visir dell’Expo, diventa sindaco nel 2016 con il centrosinistra. Durante il suo mandato si dedica a: costruire piste ciclabili, massacrare gli automobilisti, promuovere gay pride e accogliere immigrati. Ha riempito la città di grattacieli, ma ha reso impossibile la vita per i normali cittadini. Gli affitti infatti crescono come le zanzare nei parchi, dove non si taglia più l’erba per «rispettare la biodiversità». Le sterpaglie, però, non bastano a coprire il suo fallimento. Un fallimento così grande da portarla in Parlamento. Che ci vuol fare? Una volta si faceva il sindaco di Milano per conquistare titoli d’onore. Adesso, al massimo, titoli d’onorevole.
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