L’Ue ci accusa di violare diritti umani ma è amica di chi opprime gli armeni
Ansa
  • Il ridicolo rapporto sulla democrazia mette nel mirino il nostro Paese. Peccato che l’Europa compri gas azero nonostante la pulizia etnica nel Nagorno-Karabakh: principi a corrente alternata per attaccare il premierato.
  • Secondo l’Eclj, specializzato nella difesa della libertà religiosa, Baku sta perpetrando un «genocidio culturale»: spargimenti di sangue e distruzione di chiese e cimiteri.

Lo speciale contiene due articoli

Strabismo europeo con po’ di malafede. Lo schema è molto semplice. I media italiani si stracciano le vesti denunciando una deriva anti democratica. Gli articoli, assieme alle dichiarazioni di imprecisati stakeholder (cioè portatori di interessi), vengono raccolti in un mega dossier che la Commissione Ue rielabora. Per poi partorire, all’interno del consueto country report, una serie di capitoli dedicati all’Italia. Dove – guarda caso -si denuncia il rischio di una deriva anti democratica che minerebbe le basi dello Stato di diritto della nostra Penisola. Così, ieri, nel documento reso pubblico dall’Ue al di là di alcuni apprezzamenti sulla riforma della giustizia e sull’avvio della digitalizzazione del comparto si lancia l’allarme sull’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, sul mancato pluralismo dei media, sullo scarso rispetto dei diritti umani da parte delle Forze dell’ordine e, infine, sull’introduzione del premierato. Cominciamo da qui. Cioè dalla riforma delle riforme che il governo vorrebbe mettere in cantiere. «L’esecutivo», si legge nel report, «ha presentato al Parlamento un progetto di riforma costituzionale con l’obiettivo di garantire maggiore stabilità di governo». La Commissione guidata da Ursula von der Leyen nota che «con questa riforma non sarebbe più possibile per il presidente della Repubblica trovare una maggioranza alternativa e/o nominare come primo ministro una persona esterna al Parlamento. Alcuni portatori di interessi hanno espresso preoccupazione per le modifiche proposte all’attuale sistema di pesi e contrappesi istituzionali, nonché dubbi sulla possibilità che ciò possa apportare maggiore stabilità». In effetti la riforma mira proprio a impedire la formazione di governi alternativi rispetto all’esito delle urne. Perché si vuole impedire che si replichi ciò che costantemente è avvenuto dal 2011 al 2022. Equilibri parlamentari completamente snaturati per garantire al Colle (pensiamo a Giorgio Napolitano) l’innesto di esecutivi tecnici di natura Ogm. I danni fatti dal modello Monti sono sotto gli occhi di tutti. Ricordiamo che per qualche ora abbiamo anche rischiato di avere premier un mini tecnico come Carlo Cottarelli.

La riforma del premierato oltre a evitare esperimenti del genere riporterebbe vigore proprio al Parlamento che la stessa Ue nel report definisce svilito dall’uso eccessivo dei decreti. Cosa vera. Ma sempre più inevitabile per stare al passo con le riforme che Bruxelles impone come attività collaterali al Pnrr. Infine, sui dubbi che il premierato porti effettiva stabilità bisogna chiarirsi su cosa si intende con tale concetto. Se Bruxelles intende che un Paese va definito stabile quando non vota, allora alziamo le mani e cestiniamo direttamene il report. Così come varrebbe la pena cestinare certe posizioni di quegli stakeholder nel caso, come immaginiamo, siano gli stessi che lottano per mantenere il controllo della Consulta (negando l’alternanza politica) in modo da poter far abortire il premierato quando arriverà al vaglio finale, quello costituzionale. Un discorso simile si può fare sulla libertà di informazione. Il report manda messaggi all’Agcom perché contrasti l’acquisizione plurima di testate da parte dello stesso editore. Un chiaro riferimento alla famiglia Angelucci che vorrebbe ampliare la lista dei giornali e aggiungere una agenzia di stampa. Interessante osservazione, che non ci risulta sia avvenuta quando la famiglia Agnelli si è iper allargata aggiungendo alla Stampa il gruppo che fu di De Benedetti. Il che spiega il sottofondo politico del report, quasi a uso e consumo dei partiti di opposizione.

Forse l’Ue dovrebbe preoccuparsi del perché sempre meno persone leggono i giornali. Sono fatti male? Soprattutto si ostinano a negare la realtà, quella che i lettori si trovano tra i piedi ogni volta che escono di casa. Ci riferiamo ai temi dell’immigrazione e alla enorme campagna promossa dall’Ue a favore della transizione green e zelantemente portata avanti dalla maggior parte dei media in modo acritico.

Infine, al di là delle osservazioni sull’abrogazione del reato di abuso d’ufficio e sulle critiche legate alla prescrizione (giusto per capirsi nessun accenno alla questione Toti e alle pressioni che sta ricevendo per dimettersi e tornare in libertà), vale la pena prendere in considerazione l’ultimo paragrafo del report. I diritti umani! «Permangono sfide per quanto riguarda lo spazio civico, anche alla luce delle segnalazioni di attacchi verbali contro organizzazioni umanitarie», si legge e di «episodi di violenza contro i manifestanti da parte della polizia». Il riferimento è «agli attacchi contro gli studenti nelle manifestazioni di Firenze e Pisa dello scorso febbraio.

Qui c’è poco da scherzare. La risposta è semplice. Si chiama ordine pubblico e chi lo viola va incontro all’uso della forza. La quale prevede pure il manganello. Attenzione, però. Destabilizzare le Forze dell’ordine è pericoloso. Questo sì è un atteggiamento anti democratico. Che va rispedito al mittente. Il quale si arroga una facoltà in modo unidirezionale. Basta leggere il report che trovate sotto questo articolo. Nell’articolo a firma Alessandro Da Rold si spiega perfettamente come Bruxelles per interessi economici sostenga l’Azerbaijan mentre continua a perpetrare violenze e attacchi contro i simboli cristiani della comunità armena. Poco cambia se ieri l’Ue ha deciso di fornire armi a Yerevan, Bruxelles è rimasta impotente e quasi silente quando è stato di fatto cancellato il Nagorno-Karabakh. Questi sono i diritti umani da difendere.

Non perdiamo il senso della ragione. Le parole devono tornare al loro valore originario. Perché se diciamo che l’Italia non rispetta i diritti umani e taciamo su quanto avviene alla periferia del Vecchio continente siamo ridicolmente colpevoli. E non faremo altro che accelerare il declino di quanto di buono i Paesi Ue hanno costruito.

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