«Spreco di soldi pubblici nella cooperativa rossa». Indagato deputato del Pd
Mauro Laus (Imagoeconomica)
  • Inchiesta a Torino sulla gestione dei finanziamenti alla multiutility Rear. L’ex renziano Mauro Laus accusato di malversazione. Nel mirino altri big dem.
  • Roma, salta la manomissione della conferenza servizi. La tangente restituita all’imprenditore.

Lo speciale contiene due articoli.

Non sarà il famoso «sistema Torino» contro il quale lottava (prima di farne parte) l’ex sindaca Chiara Appendino, ma certo che l’inchiesta penale sulla gestione della cooperativa Rear rischia di scatenare un terremoto nel Pd torinese.

L’indagine è appena iniziata, ma ieri si è saputo che c’è già almeno un indagato e si tratta del parlamentare piemontese Mauro Laus, ex renziano ora vicino all’area di Lorenzo Guerini e Stefano Bonaccini. Laus è uno storico socio di questa multiservizi, che ha clienti come la Regione Piemonte, il Comune di Torino, il Museo Egizio, l’Università e il Teatro Stabile, l’Auditorium di Roma. E hanno avuto incarichi in Rear anche Maria Grazia Grippo, oggi presidente del Consiglio comunale, e Mimmo Carretta, assessore ai Grandi eventi. Sempre in quota Pd.

Che qualcosa bollisse in pentola si era capito due settimane fa, quando la Guardia di finanza si era presentata in alcuni siti che avevano affidato la propria sicurezza alla Rear, come il museo del castello di Bard, in Valle d’Aosta, e la Regione Piemonte. Erano stati portati via documenti contabili e una serie di contratti, ma anche se si era parlato di un controllo di routine era scattato l’allarme in tutto il Pd torinese. Con Laus che aveva ostentato sui social una certa serenità, di fronte alle prime voci. Adesso l’inchiesta condotta dal procuratore aggiunto Enrica Gabetta e dal sostituto Alessandro Aghemo ha il primo reato contestato, la malversazione, e il primo indagato, proprio Laus. L’ipotesi investigativa, al momento, riguarda la gestione di Rear dal 2018 in poi, il corretto utilizzo dei finanziamenti pubblici ricevuti e un presunto giro di denaro pubblico dai contorni ancora poco chiari. Rear è un asso pigliatutto non solo a Torino e dintorni. Nata nel 1984, la cooperativa che si occupa di vigilanza, sicurezza, antincendio e accoglienza del pubblico, lo scorso anno ha fatturato circa 30 milioni di euro con 1.500 lavoratori. Dal sito ufficiale della società risulta che, oltre a quelli già citati, ha avuto clienti illustri come il ministero per le Attività culturali, la prefettura di Torino, Palazzo Vecchio di Firenze, La Reggia della Venaria, la Gtt (i trasporti pubblici torinesi), Rai, Enel, Tim, le università di Bologna e Venezia, la Juventus. Nella crescita della cooperativa, in passato al centro di varie polemiche per gli stipendi bassi, ha avuto un grande ruolo Laus, 57 anni, di origini lucane e storico socio-lavoratore che nel 2021 ha dichiarato redditi da lavoro dipendente per 269.000 euro.

Nel 2018 è diventato senatore e lo scorso anno è stato eletto alla Camera, dopo che da 2014 al 2018 era stato presidente del Consiglio regionale del Piemonte. Dieci giorni fa, quando erano uscite le prime indiscrezioni, aveva scritto su Facebook: «Sarebbe grave se quanto si scrive fosse vero. Ma se ci sono dei dubbi li dissiperemo». Nel frattempo una serie di collaboratori e soci della Rear sono stati ascoltati come persone informate dei fatti, tra cui la responsabile del personale, alcuni dirigenti e il fiscalista. Ma Rear, a Torino, non vuole dire soltanto Laus. Secondo la Stampa il «faro» degli inquirenti si sta allargando anche ad altri due esponenti del Pd. Si tratta di Maria Grazia Grippo, presidente del Consiglio comunale, e di Mimmo Carretta, assessore ai Grandi eventi nella giunta guidata da Stefano Lo Russo. La prima si è occupata della comunicazione e delle relazioni con i media della Rear dal maggio 2018 al dicembre del 2021, prima di raccogliere 1.200 preferenze alle ultime comunali. Il secondo è un dipendente della Rear in aspettativa. Insomma, se la Procura di Torino si dedicherà agli appalti ottenuti dalla Rear in questi anni avrà solo da sbizzarrirsi, visto il clamoroso intreccio tra la cooperativa, i suoi esponenti, il Pd e la lista dei clienti in ambito pubblico.

Sicuramente, al di là di eventuali aspetti penali, Rear rappresenta da anni non solo un trampolino di lancio per la politica, ma un pilastro del sistema di potere dell’intero ex partitone rosso sotto la Mole. A Torino l’inchiesta suscita al momento più di un imbarazzo, ma ieri è uscito allo scoperto il Movimento 5 Stelle, che in passato aveva solidarizzato con i lavoratori della Rear, impegnati in una serie di tormentate vertenze con la cooperativa. Per Andrea Russi, capogruppo M5s in Comune, «da un punto di vista meramente politico, abbiamo sempre detto che aver affidato la delega ai Grandi eventi a Mimmo Carretta, già collaboratore e socio della cooperativa Rear, sia stato quantomeno inopportuno. Perché la Rear fornisce i propri servizi a innumerevoli enti ed associazioni, incluse quelle che, appunto, organizzano eventi e gestiscono gli arrivi».

Ancora più imbarazzante è il clima nel Pd piemontese e il motivo è semplice. Quello di Laus era uno dei nomi forti per la candidatura alla guida della Regione Piemonte, oggi guidata dal centrodestra con Alberto Cirio, anche se l’ex renziano si era buttato su Bonaccini. L’inchiesta Rear potrebbe facilitare una scelta alternativa, ed esterna al partito, come quella del chimico Guido Saracco, 58 anni, rettore del Politecnico di Torino e da tempo «riserva» di pregio del centrosinistra torinese.



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