- Nel 2017, gli attivisti pro migranti di Baobab, Giusi Nicolini del Pd e Carlotta Sami dell’Unhcr chiesero al ministro Fedeli di togliere dalla circolazione un sussidiario che citava i «clandestini». In quel caso, però, nessuno parlò di attacco alla libertà di espressione.
- Da decenni nel nostro Paese i volumi destinati ai ragazzi sono sottoposti a un rigido controllo ideologico.
Lo speciale contiene due articoli
Nei giorni scorsi abbiamo segnalato – anche grazie al prezioso contributo di tanti lettori – alcuni testi scolastici intrisi di ideologia e pervertiti dalla politica. Abbiamo indicato brani surreali, capitoli pieni di assurdità, mistificazioni e falsità palesi. Qualcuno, però, non ha gradito. Loredana Lipperini – firma di Repubblica e conduttrice di Radio 3 Rai – ha pubblicato sui social network post allarmati. In buona sostanza, ci ha dato dei nazisti, spiegando che vogliamo stilare un indice dei libri proibiti e, magari, pure organizzare qualche rogo. La signora, oltre a esprimere liberamente le sue discutibili opinioni, ha invitato l’Ordine dei giornalisti a intervenire contro di noi e ha richiesto pure la mobilitazione degli editori italiani.
A stretto giro, Riccardo Franco Levi ha risposto alla chiamata. Si tratta del presidente dell’Aie, l’Associazione italiana editori, il quale ci ha inviato una letterina in cui esprimeva «stupore e sconcerto» per la nostra iniziativa. «Noi, editori italiani, non possiamo accettare censure alla libertà di espressione», ha tuonato. Poi ha aggiunto: «La libertà di pensiero e il civile confronto sono alla base del dibattito democratico e della libera circolazione delle idee. Tutto ciò è incompatibile con lo stilare liste che mettono all’indice i libri, a maggior ragione se si tratta di testi dedicati al mondo della scuola e ai ragazzi».
Chiaro, no? I difensori della libertà di espressione si sono presi la briga di invocare sanzioni nei nostri confronti da parte dell’Ordine dei giornalisti, mentre l’illustre rappresentante degli editori ci ha gentilmente chiesto di smettere di fare il nostro lavoro, cioè ha provato a censurarci. Intendiamoci: mica vogliamo fare le vittime. La nostra campagna va avanti, nonostante attacchi più o meno minacciosi.
Tuttavia vorremmo segnalare un episodio interessante, utile a capire come funzionino le cose in questo Paese. La storia che stiamo per raccontarvi risale esattamente a un anno fa. Il 24 ottobre 2017 gli attivisti di Baobab (quelli che hanno accompagnato i migranti fuggitivi della Diciotti a Ventimiglia) segnalarono su Twitter un libro di testo scolastico. «Speravamo che fosse tutto finto, invece è vero. Questo è quello che si racconta su un sussidiario di quinta elementare. Qualcuno deve risponderne», scrissero indignati.
Subito si scatenò Giusi Nicolini, ex sindaco pro migranti di Lampedusa nonché esponente del Partito democratico: «Questi libri sono stati adottati per formare i cittadini di domani all’intolleranza. Chi ha scelto questo testo?». La Nicolini si rivolse direttamente a Valeria Fedeli, allora ministro dell’Istruzione.
Il libro in questione era un sussidiario di quinta elementare chiamato Diventa protagonista e pubblicato dall’editore Il Capitello. I militanti di Baobab e la Nicolini ne pubblicarono online la copertina, e mostrarono le pagine con i passaggi incriminati. Che cosa diceva di così terribile il libro? Semplice: parlava di migranti. «È aumentata la presenza di stranieri», si leggeva in una pagina, «provenienti soprattutto dai Paesi asiatici e dal Nord Africa. Molti vengono accolti in centri di assistenza per i profughi e sono clandestini, cioè la loro permanenza in Italia non è autorizzata dalla legge. Nelle nostre città gli immigrati», proseguiva il testo, «vivono spesso in condizioni precarie: non trovano un lavoro, seppure umile e pesante, né case dignitose. Perciò la loro integrazione è difficile: per motivi economici e sociali, i residenti talvolta li considerano una minaccia per il proprio benessere e manifestano intolleranza nei loro confronti».
In sostanza, benché con qualche semplificazione, nel sussidiario c’era scritta la verità. Anzi, gli autori sono stati fin troppo buoni, parlando di «intolleranza» dei residenti e integrazione difficile. Eppure, la Nicolini e gli attivisti di Baobab si sono indignati, hanno chiesto che il libro di testo venisse levato dalla circolazione e hanno preteso che intervenisse subito il ministro Fedeli.
Si fece viva anche Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr, definendo il sussidiario «superficiale, ignorante, discriminatorio. Una vergogna». Valeria Fedeli, di fronte a tanto sdegno, non si tirò indietro: «L’educazione si fa con dati verificati, con contenuti oggettivi, con un linguaggio rispettoso», dichiarò. «Bisogna fornire alle studentesse e agli studenti strumenti oggettivi, analitici e approfonditi, diversamente si fa cattiva educazione. Il Miur ha un confronto aperto con l’Associazione degli editori (Aie) a cui trasferiremo le segnalazioni ricevute, affinché si attivi per le opportune verifiche».
Interessante, non trovate? Giusto un anno fa, furono i cari amici progressisti e pro migranti a segnalare un testo, per altro con toni piuttosto enfatici. Chiedevano l’eliminazione di un libro che diceva cose semplici, vere e perfino banali. Ma nessuno li accusò di essere nazisti intenzionati a organizzare roghi. Noi, invece, ci permettiamo di segnalare lampanti falsità (ad esempio il fatto che l’espansione islamica avvenne nella massima tranquilla e garantendo «massima tolleranza» nei confronti degli infedeli), però siamo brutti, cattivi e liberticidi.
Del resto, qui funziona così: che si tratti di giornali, programmi tv o libri, poco cambia. Al progressista tutto è concesso, agli spetta il silenzio. In nome dei diritti e della democrazia, ovviamente.
Francesco Borgonovo
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