- Centrodestra congelato, domenica la decisione di Berlusconi. Giuseppe Conte propone la Severino a Salvini. Ipotesi Cartabia premier.
- L’inchiesta sui finanziamenti al fondatore dei 5 stelle: Onorato, mollato dai renziani, fu messo in condizione di fare le sue richieste direttamente al ministro. Il quale però assicura: «Non parlammo delle concessioni».
Lo speciale contiene due articoli.
Mario Draghi al Quirinale e «governo fotocopia», ovvero composto dagli stessi ministri in carica oggi con Marta Cartabia premier: è la soluzione al rebus istituzionale che si va delineando in queste ore. Intendiamoci: si tratta dello striscione d’arrivo di una tappa ancora assai lunga e piena di salite e insidie. La prima: finché Silvio Berlusconi non scioglierà la riserva, il centrodestra resta congelato. Il Cav, a quanto trapela, entro domenica dovrebbe comunicare agli alleati se ha deciso di giocarsi le sue carte alla quarta votazione oppure no. «Non c’è nessun ritiro», dicono in serata alla Verità altissime fonti di Forza Italia. Il giorno della ufficializzazione della decisione di Berlusconi dovrebbe essere domenica, la prima votazione è prevista per lunedì. Silenzio assoluto sui numeri da Arcore, mentre dal M5s trapela che una ventina di parlamentari pentastellati avrebbero dato l’ok al Cav. Ma se alla fine dovesse ritirarsi, cosa farebbe Berlusconi? Il sospetto di Matteo Salvini e Giorgia Meloni è che Silvio scelga, in caso di rinuncia, di indossare i panni del padre nobile e aprire lui la trattativa con il centrosinistra su un altro nome. L’ipotesi di un via libera a Draghi da parte di Berlusconi resta in campo, anche se dal quartier generale azzurro fioccano smentite; salgono a dismisura, invece, le quotazioni della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati. La Casellati è una berlusconiana della prima ora, è stata votata alla seconda carica dello Stato anche dal M5s, libererebbe la sua poltrona seppure per soli sette mesi: per Berlusconi sarebbe una quasi vittoria. Italia viva, a quanto ci risulta, convergerebbe immediatamente sul suo nome allargando ufficialmente il campo del centrodestra e aprendo il varco al M5s. «Siamo di fronte a un quadro chiarissimo», dice alla Verità Gianfranco Rotondi, vicepresidente dei deputati di Forza Italia, «che ci sforziamo di complicare. Il centrodestra ha candidato Berlusconi, e la verifica sui voti supplementari può avvenire solo in aula. Non c’è una convergenza di partiti, si tratta di agglomerare una serie di consensi personali. Per adesso ha già vinto: il mondo parla solo di lui, ha frenato una candidatura come quella di Draghi che sembrava invincibile, e se anche le cose alla quarta votazione dovessero andare male si iscriverebbe al club dei mancati presidenti della Repubblica». Il ragionamento di Rotondi rispecchia la sensazione di quelli che hanno seguito la parabola politica di Berlusconi: le varie fonti interpellate concordano sul punto che all’ex premier la voglia di giocarsela, la partita della vita, non è passata. Così come è sostanzialmente impossibile fornire agli alleati i nomi e i cognomi dei grandi elettori non di centrodestra disposti a votarlo: un minuto dopo l’operazione sarebbe fallita.
«Gli alleati devono dare una prova d’amore», azzarda un big azzurro, «l’ultima. Queste storie sui kingmaker sono fuffa per retroscenisti, se Berlusconi cade in aula per il centrodestra non cambia assolutamente niente, i numeri quelli sono, a sinistra non c’è niente. Silvio punta anche sui dispetti incrociati nel campo avverso. Il passo indietro gli farebbe avere qualche complimento dai giornali di sinistra, tutto qui, e forse neanche questo». Mentre ad Arcore si continua a far di conto Matteo Salvini continua a fare incontri: nella giornata di ieri il leader della lega vede Giuseppe Conte e Maurizio Lupi. Con Conte, a quando si apprende, l’incontro va molto male: Giuseppi propone a Salvini alcuni nomi, tra i quali quello di Paola Severino, un modo come un altro per far sobbalzare il capo della Lega sulla sedia. «Conte», sospira una fonte del M5s, «vuole andare alle elezioni anticipate, lo sappiamo da tempo, sta lavorando per far crollare tutto». «La Lega», fanno sapere fonti del Carroccio, «ribadisce il ruolo determinante di Silvio Berlusconi. In tutte le occasioni, pubbliche e private, Matteo Salvini ha sottolineato la volontà di tenere unita la coalizione in ogni passaggio relativo al Quirinale, con l’obiettivo di offrire al paese una scelta di alto profilo». «Quello che ci lascia perplessi», riflette con La Verità una fonte autorevole di Fratelli d’Italia, «è l’immobilismo. Avevamo deciso di riunire i capigruppo, di istituire un tavolo permanente, invece non è stato fatto niente». «Il vertice di centrodestra», incalza Giorgia Meloni, «deve essere ancora convocato. Inevitabile che si svolga prima della fine della settimana. Se non sarà convocato lo chiederò ufficialmente».
Intanto, sembra in via di risoluzione il problema del voto per i grandi elettori positivi al Covid o in quarantena: la proposta del presidente della Camera, Roberto Fico, è quella di allestire una cabina elettorale nel parcheggio della Camera dei deputati, in via della Missione per far votare i grandi elettori senza scendere dall’auto, in modalità drive-in. È necessario un intervento normativo ad hoc del governo. Intanto, Draghi prosegue i suoi faccia a faccia: ieri ha incontrato il direttore generale del Dis, Elisabetta Belloni, e il presidente di Exor, Stellantis, Gedi e Ferrari, John Elkann.
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