I vaccini del futuro: la prova che il Covid dovremo tenercelo
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Big Pharma sa perfettamente che l’obiettivo di «sconfiggere» il virus, vagheggiato dai virologi da tv, non è raggiungibile e investe miliardi per perfezionare i farmaci. Dallo spray cinese finanziato da Bill Gates fino alle pillole americane, vi raccontiamo quello che ci aspetta. Con l’Europa arroccata sulla tecnologia a mRna.

Lo speciale contiene tre articoli.



Per il prossimo anno è in arrivo un’abbuffata di oltre 40 nuovi vaccini contro il Covid. Per il 2023 e oltre si stanno già sperimentando i farmaci di terza generazione. Una ventina di aziende, in gran parte americane, ha messo sul tavolo importanti investimenti con l’obiettivo di realizzare nei prossimi due anni altrettanti prodotti da vendere sotto forma di spray nasale, gocce o semplici pastiglie. L’idea di fondo è semplice e chiara. Arrivare in farmacia e vendere a milioni di persone vaccini a tutti gli effetti anti influenzali con una catena logistica uguale a quella di una tachipirina. L’investimento si basa sul presupposto che il Covid diventi endemico e vada oltre il concetto attuale di pandemia per lasciare il posto alla convivenza. Potranno esserci le fasi stagionali (esattamente come con le varianti dell’influenza) o un rischio costante durante l’anno. Molto dipenderà dagli effetti delle attuali varianti. Ma nel complesso cambia poco. L’industria farmaceutica, puntando denaro sui vaccini di terza generazione, già sa di non dover affrontare una sorta di Mers (l’influenza mediorientale considerata l’ebola del virus respiratorio), ma piuttosto una Sars diffusa oltre i confini del Sudest asiatico.

In Canada, Symvivo sta lavorando al Bac Trl Spike. Si tratta di un liquido a base di Dna in plasmide che viaggia con un vettore batterico abituato a vivere nel tratto digestivo delle persone. Una volta superata la Fase 2 verrà trasformato in una pillola. Si potrà comprare in farmacia e avrà esattamente l’aspetto degli helicobacter in tavoletta. Tetherex Pharmaceuticals è un’altra azienda americana. Sta basando il proprio farmaco sul vettore virale. Si assumeranno massimo due dosi in 5 settimane. Al momento l’aspetto è quello della fiala per iniezioni intramuscolari, ma poi prenderà la forma dello spray nasale. Usa un adenovirus con sequenze avanzate e produrrà antigeni per vettore 100 volte maggiori rispetto aivaccini tradizionali. Tetherex ha già chiuso un accordo con la Mayo Clinic per la produzione e distribuzione mondiale. Un bel colpo, visto la capacità di leva economica che offre il colosso americano. Rimanendo sempre negli Stati Uniti, la Codagenix lavora al Covi-Vac. Saranno delle semplici gocce da mettere nel naso. Potrà essere venduto in farmacia come tutte le gocce nasali e al massimo necessiterà dell’assistenza specializzata per l’assunzione. In questo caso, Il codice genetico del Sars-Cov-2 è stato riscritto in modo da eliminare tutte le caratteristiche pericolose. Le proteine esterne del virus sono presenti, quindi le gocce resisteranno bene alle diverse varianti future.

Se usciamo dai confini degli Usa, spicca l’esperimento di Patria, Covivac, e Butanvac. L’università del Texas e altri istituti sparsi per il globo hanno messo sul piatto la cosa più vicina a un vaccino Open source. I Paesi interessati, oltre agli Usa, sono Messico, Vietnam, Brasile e Thailandia. Saranno fiale da iniettarsi ma staranno a temperatura ambiente. Non si sa nulla del grado di efficacia e di chi possa poi aiutare il gruppo di sviluppatori a realizzare una economia di scala adeguata. La lista della terza generazione è lunga. Per di più a differenza delle scelte cristallizzate nel Vecchio Continente, si viaggia dalle proteine al vettore virale fino ai virus sintetici deattivati.

L’Ue marcia invece in un’altra direzione. Il più grande produttore europeo alleato di Pfizer, ovvero la tedesca Biontech, tira dritto con la terza dose a mRna. Ciò dimostra anche che il maxi investimento finanziato da Bruxelles andrà avanti per anni e pare ormai una scelta irreversibile, pur ammortizzando i costi in futuro. Anche noi italiani per ora abbiamo puntato sul cavallo di Pfizer Biontech le nostre fiches. Ovvero oltre 2 miliardi. Eppure, nonostante la narrazione degli ultimi mesi, alimentata anche dalle autorità Ue oltreché dalla propaganda cavalcata dalla stessa Biontech, la tecnologia a vettore virale è tutt’altro che morta. Basta vedere quanti vaccini basati su adenovirus compaiono nella tabella in pagina. Il motivo? Costa poco, dura tanto e si presta ad un’assunzione tramite mucose (gocce o spray).

Vedremo quali saranno le scelte migliori, chi arriverà sul mercato e riuscirà a battere la concorrenza anche a livello di prezzi. Sperando che non spuntino fuori nuove guerre «politiche» o pasticci comunicativi come quelli che hanno visto complicare la campagna vaccinale con i limiti di età imposti ad Astrazeneca e al monodose Johnson&Johnson. Di certo, il Covid è diventato già un business. Basta guardare i risultati pubblicati dalle società farmaceutiche nel secondo trimestre 2021. La lotta alla pandemia ha portato nelle casse di Johnson&Johnson, Pfizer e Astrazeneca complessivamente oltre 8,85 miliardi di dollari. È Pfizer, che nei mesi ha rialzato più volte il prezzo, ad averci guadagnato di più. Il gigante farmaceutico americano ha archiviato il periodo aprile-giugno con vendite in aumento del 92% a 18 miliardi di dollari, di cui 7,8 miliardi direttamente dal vaccino. Astrazeneca, che vende a prezzi più o meno di costo, ne ha ricavato «solo» 894 milioni. Gli anglo-svedesi hanno chiuso il primo semestre con un aumento dei ricavi a 15,5 miliardi. Per Johnson & Johnson i ricavi sono cresciuti del 27% a 23 miliardi. Per completare il quadro bisognerà aspettare il 5 agosto quando anche Moderna licenzierà il suo bilancio e il 9 agosto è in calendario il cda di Biontech. Ma è già chiaro che gli affari di tutti, guardando al numero di vaccini di terza generazione allo studio, verranno garantiti anche per i prossimi anni. Numeri e investimenti che dicono due cose. Per molti sarebbe un peccato se il Covid dovesse finire domani. Al tempo stesso, se gli investitori scommettono così tanto significa che con questo virus dovremo conviverci. Un monito per tutti i politici chiusuristi, liristi del lockdown e delle zone gialle e per i virologi convinti che il virus vada battuto a tutti i costi.


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