«Dobbiamo buttare i palazzi a terra». Avevano le idee chiare i tre arrestati per l’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, avvenuto a Pomezia, vicino Roma, nell’ottobre del 2025 quando un ordigno venne fatto deflagrare davanti al cancello dell’abitazione del conduttore di Report, provocando la distruzione delle sue due autovetture parcheggiate in strada e danneggiando il muro perimetrale.
In manette sono finiti Pellegrino D’Avino, 27 anni di Avellino; Antonio Passariello, 53 anni di Avellino; Saverio Mutone, 41 anni di Avellino; mentre per Marika De Filippis, 22 anni sempre di Avellino, sono stati disposti gli arresti domiciliari. Una quinta persona, Luca Amato, nato a San Giuseppe Vesuviano, risulta solo indagato. I quattro arrestati sono accusati, a vario titolo, dei delitti di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso.
Per gli inquirenti, il commando avrebbe agito su specifico mandato di terze persone, non identificate, come «favore» e dietro compenso economico di migliaia di euro. Secondo quanto emerso dalle indagini, i mandanti si sarebbero adoperati per garantire supporto per tutelare i presunti esecutori, fornendo fondi, schede telefoniche dedicate, assistenza legale e pianificando una loro eventuale fuga all’estero. Gli indagati avrebbero tentato in più occasioni di ostacolare le indagini effettuando bonifiche per cercare microspie, distruggendo schede sim e concordando linee difensive omertose per dissimulare il loro coinvolgimento e coprire i mandanti. L’analisi dei tabulati telefonici è stata fondamentale per le indagini, che sono partite dallo studio dell’esplosivo utilizzato. I rilievi tecnico scientifici svolti dalla sezione Rilievi e dalla squadra Artificieri del Nucleo investigativo di Roma e i successivi accertamenti del Ris di Roma hanno dimostrato che l’ordigno era costituito da una carica detonante composta da «gelatina da cava», materiale obsoleto ma dalla straordinaria capacità distruttiva, indicativo di una rete illecita di approvvigionamento di materiale esplodente. Una telecamera installata sulla «Pontina», a diversi chilometri di distanza dal luogo dell’esplosione, ha permesso di individuare una Fiat 500 X, risultata noleggiata in Campania, e di tracciarne il viaggio di andata verso Roma e il repentino ritorno nelle ore immediatamente successive all’attentato. In un’intercettazione, finita nell’ordinanza di custodia cautelare, uno degli indagati affermava: «La bomba sono andato a mettere là! Facciamo la storia».
In merito ai mandanti, l’indagato intercettato afferma di avere operato su commissione: «Mi contattò uno (…) lo sai com’è (…) quando vai a Roma». In un’altra conversazione un indagato afferma: «Quando siamo andati a fare il fatto!», riferendosi all’attentato di Pomezia. «Sei sott’occhio, per quella cosa che hai fatto a Roma», dice un altro interlocutore a un indagato, «tiè, guarda quando fai le cose di nascosto, io come ti trovi nei casini!…L’indagine presume che è stato uno della Campania, lo sai cosa significa? Che si sono presi tutte le telecamere da Roma a scendere giù, tutte le auto».
Ranucci, intervistato da Rainews 24, ha commentato: «A parte che ero sotto scorta dal 2021, quindi non è che la mia vita sia cambiata molto. Potrebbe cambiare dal 3 luglio quando avrò l’udienza, la prima in sede di mediazione per la querela milionaria di Cipriani, che affronterò senza tutela legale della Rai, ma questo non sarà un problema. Sapevo che il magistrato Carlo Villani e il Nucleo investigativo dei carabinieri stavano lavorando e questa parte dello Stato non mi ha mai lasciato solo e la vorrei ringraziare. E ringrazio pure la mia squadra di Report che ha continuato a svolgere il proprio lavoro senza cedere di un millimetro. Da quello che ho capito c’è stato un tentativo di nascondere le prove. Insomma, si è mosso un apparato dietro, c’è stata un’organizzazione e vedremo quale. Gli investigatori sono su delle tracce da approfondire e da esplorare da cima a fondo».