La svolta nel giallo di Pietracatella potrebbe passare anche dai computer. Le tracce informatiche sono infatti uno degli elementi sui quali si concentrano gli investigatori per cercare di ricostruire la morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, trovate morte nel dicembre dello scorso anno.
Dopo avere passato al setaccio i computer di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, che al momento risulta parte offesa, gli inquirenti sono pronti a esaminare anche i dispositivi presenti nell’istituto agrario di Riccia, in provincia di Campobasso. La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, ha annunciato un’ispezione all’interno della scuola per martedì prossimo.
Al centro degli accertamenti ci sono soprattutto le eventuali ricerche sulla ricina, dall’acquisto alle modalità di preparazione e somministrazione. Sull’avvelenamento delle due vittime, secondo quanto emerso dagli accertamenti, non ci sarebbero più dubbi: la quantità di ricina rilevata nel sangue sarebbe tale da rendere incompatibile l’ipotesi di un’ingestione accidentale.
Gli inquirenti seguono quindi la pista del duplice omicidio volontario e stanno cercando di ricostruire ogni possibile passaggio utile a individuare chi possa avere procurato il veleno e come sia stato utilizzato.
La pista dell’indirizzo Ip
Un altro fronte riguarda la rete. Dopo avere chiesto agli esperti del Robert Koch Institute di Berlino di analizzare i 131 reperti trovati nella casa dei Di Vita, gli investigatori sarebbero pronti a rivolgersi anche all’Fbi per seguire le tracce di un indirizzo Ip, la «carta d’identità» informatica di un dispositivo, che sarebbe stato individuato negli Stati Uniti ma che potrebbe condurre fino al piccolo centro molisano.
In particolare, si starebbe cercando un post pubblicato su una piattaforma online nel quale un utente avrebbe tentato di ottenere informazioni su come realizzare la ricina.
Al momento non risultano indagati. Gli accertamenti informatici potrebbero però contribuire a restringere il campo delle persone sulle quali concentrare l’attenzione investigativa.
I computer dell’istituto
È in questo quadro che assumono rilievo i nuovi accertamenti disposti dalla Procura di Larino. Gli agenti dovranno controllare circa 70 dispositivi elettronici presenti nella scuola di Riccia, verificando se da uno di quei computer siano state effettuate ricerche sulla ricina in periodi compatibili con la morte delle due vittime.
La scelta dell’istituto non sarebbe casuale. La scuola è frequentata da persone che hanno avuto rapporti con la famiglia Di Vita. Tra queste c’è il tecnico di laboratorio dell’istituto, marito dell’insegnante di matematica amica di vecchia data di Gianni Di Vita. La donna lavora oggi in un’altra scuola della provincia di Campobasso ed era stata messa a confronto con il marito e padre delle vittime la scorsa estate.
Il tecnico di laboratorio è stato inoltre convocato più volte nelle ultime settimane in Questura a Campobasso. La Squadra Mobile del capoluogo molisano, diretta da Marco Graziano, aveva già acquisito i dati dei computer della scuola.
Nel decreto, la procuratrice Antonelli scrive che «non può escludersi che con gli stessi siano state eseguite navigazioni nel web o dark web riguardanti la ricina».
Dalla ricina all’olio di ricino
L’attenzione degli investigatori non sarebbe concentrata soltanto sulla parola «ricina». Tra le chiavi di ricerca che potrebbero essere verificate figurano anche «solfato di ammonio», «olio di ricino» e «deep web». Gli accertamenti dovranno inoltre stabilire se qualcuno abbia tentato di cancellare le tracce delle eventuali ricerche effettuate.
L’obiettivo è ricostruire, attraverso i dati informatici, l’eventuale percorso che potrebbe avere portato al veleno utilizzato per uccidere Sara Di Vita e sua madre: dalle ricerche online a un possibile acquisto, fino alle informazioni sulle modalità di preparazione e somministrazione della ricina.
Per gli investigatori, quelle tracce potrebbero rappresentare un elemento decisivo per ricostruire quanto accaduto a Pietracatella e arrivare all’identificazione dei responsabili.
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