L’Ue vede nero e affila le armi contro Roma
Paolo Gentiloni (Ansa)
  • Sforbiciata di Bruxelles alle stime di crescita: 0,8% nell’Eurozona, 0,9% in Italia. Annunciata blanda recessione per la Germania. La prevista frenata del Pil complica la ricerca dei fondi per la manovra. Giovedì nuova riunione della Bce sui tassi d’interesse.
  • Report Bankitalia: salgono costi e investimenti in obbligazioni. Frenata dei prestiti.

Lo speciale contiene due articoli.

Con i dati sul Pil in retromarcia diffusi ieri, la Commissione europea guidata dalla presidente Ursula von der Leyen sarà pronta ad affilare le armi contro l’Italia e tutti gli Stati membri. Rispetto ai dati presentati la primavera scorsa, nell’Eurozona il Pil si stima crescerà solo dell’0,8% rispetto al precedente 1,1%. Per quanto riguarda l’Italia, il segno più resta con un +0,9%, ma il nostro Paese subisce comunque un taglio dello 0,3% sulle previsioni di crescita. A maggio, nelle analisi di primavera, le stime del Pil erano rispettivamente dell’1,2% per il 2023 e 1,1% per il 2024.

La locomotiva d’Europa, la Germania, secondo i dati si avvia verso il segno meno con una leggera recessione dello 0,4%. È proprio l’indietreggiamento di Berlino che, a catena, fa rallentare tutto il Vecchio Continente. In particolare, sul nostro Paese, spiegano gli analisti di Bruxelles, pesa la frenata nel settore delle costruzioni dovuta alla fine del Superbonus.

Il 2023, insomma, sarà un percorso a ostacoli. Nel 2024 la situazione potrebbe forse migliorare con il prodotto interno lordo dell’Eurozona che dovrebbe salire dell’1,3%, mentre in Italia solo dello 0,8%, il dato più basso tra i Paesi analizzati. La Germania, però, dovrebbe tornare al segno più con una crescita dell’1,1%. A bagnare il naso a molte economie in Europa, tra cui la nostra, c’è la Spagna. Quest’anno Madrid crescerà del 2,2% con un +1,9% il prossimo anno. La Francia avanzerà dell’1% nel 2023 e dell’1,2% nel 2024. Rallenta, invece, l’Olanda, che quest’anno scende dall’1,8% a 0,5% dicendo addio a 1,3 punti percentuali. La Commissione europea ha anche rivisto le stime di inflazione della zona euro per l’anno in corso e il prossimo: quest’anno si passa dal 5,6% al 5,8%, mentre il prossimo si scende da 2,9 a 2,8%. «La debolezza della domanda interna, in particolare dei consumi, mostra che i prezzi al consumo, elevati e ancora in aumento per la maggior parte dei beni e dei servizi, stanno pesando più di quanto previsto nelle previsioni di primavera», si legge in una nota della Commissione. «Nel complesso, si prevede che lo slancio di crescita più debole nell’Ue si estenderà fino al 2024, e l’impatto della politica monetaria restrittiva è destinato a continuare a frenare l’attività economica».

A Bruxelles gli esperti indicano, poi, come «fonti di incertezza» la guerra in Ucraina e la stretta monetaria, il che non può che far riflettere visto che l’aumento dei tassi arriva proprio dalle istituzioni europee (la Bce). Gli esperti spiegano che l’aumento del costo del denaro «potrebbe pesare sull’attività economica più pesantemente del previsto», ma anche «portare un calo più rapido dell’inflazione e accelerare il ripristino dei redditi reali. Le pressioni sui prezzi potrebbero però rivelarsi più persistenti».

Per il prossimo anno la Commissione europea si attende a ogni modo «una lieve ripresa della crescita, poiché l’inflazione continua a diminuire, il mercato del lavoro rimane robusto e i redditi reali si riprendono gradualmente. Gli ultimi dati confermano che l’attività economica nell’Ue è stata contenuta nella prima metà del 2023 a causa dei formidabili shock subiti», affermano da Bruxelles.

Come ha spiegato il commissario Ue all’economia, Paolo Gentiloni, «l’incertezza rimane eccezionalmente elevata, in gran parte a causa della guerra di aggressione in corso da parte della Russia contro l’Ucraina. La stretta monetaria potrebbe portare a effetti negativi sull’attività economica più forti del previsto, ma potrebbe anche innescare un calo più rapido dell’inflazione, che accelererebbe la ripresa dei redditi reali». Inoltre, «in Italia, la crescita nel secondo trimestre ha sorpreso al ribasso con una contrazione dello 0,4%, trainata dal calo della domanda interna. Sebbene sia previsto un leggero rimbalzo nella seconda metà di quest’anno e nel prossimo, le proiezioni di crescita annuale sono state riviste al ribasso a partire dalla primavera», continua. «Dobbiamo avere fiducia e fiducia nel futuro dell’economia europea. C’è molto che possiamo fare per sostenere una crescita sostenuta e sostenibile. L’efficace attuazione dei piani nazionali di ripresa e resilienza rimane una priorità fondamentale. Dovrebbero essere perseguite politiche fiscali prudenti e favorevoli agli investimenti, in sintonia con gli sforzi continui delle nostre banche centrali per domare l’inflazione», dice Gentiloni, ricordando che «dobbiamo lavorare con determinazione per concludere entro la fine dell’anno un accordo sulla riforma delle nostre regole fiscali».

Insomma, anche Gentiloni ha confermato che il Belpaese dovrà affrontare momenti difficili e questo non sarà di certo di aiuto per l’ideazione della prossima manovra di bilancio, come potrebbe non esserlo la prossima riunione sui tassi di interessi che la Bce terrà il prossimo 14 settembre. Certo è che, tra le riforme da portare avanti per il nostro Paese, nessuno ha citato la necessità di far salire in modo importante i salari medi, unico modo per far salire davvero l’economia italiana.

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