Gli statunitensi di Kkr entrano a gamba tesa sulla rete nazionale contro Tim e governo
In arrivo offerta non concordata mentre Cdp lavora per rilevare l’infrastruttura. Le indiscrezioni parlano di 16 miliardi.

Kkr farà un’offerta per rilevare tutta la rete nazionale, compresa Tim. L’importo dovrebbe aggirarsi, secondo indiscrezioni, intorno ai 16 miliardi di euro. Molto poco. La notizia appare come un colpo di scena e un ingresso a gamba tesa contro il governo Meloni (oltre che per lo stesso ex monopolista), ormai intenzionato a realizzare il progetto di una rete pubblica.

Del resto, il fondo di private equity americano è già azionista della società della rete secondaria di Tim, Fibercop, e in passato aveva manifestato interesse per tutto il gruppo Tim. Questa volta, invece, l’offerta sarebbe diretta alla sola parte infrastrutturale, quella che il nuovo governo vorrebbe mantenere nazionale. I vertici del fondo al momento non hanno voluto commentare la questione trincerandosi dietro a un «no comment».

In realtà, nei giorni scorsi si era parlato, secondo indiscrezioni di stampa, di un’offerta in arrivo da parte di Cdp, azionista di Tim, per la rete del gruppo. A ogni modo va ricordato che, poiché il network di Tim è da considerarsi un asset strategico, ci sarebbe il golden power, cioè i poteri speciali del governo.

Non resta, insomma, che attendere per vedere quale dei due scenari possibili si realizzerà. In primis, Kkr potrebbe portare avanti un’offerta in maniera autonoma, ma non è chiaro come questo potrebbe conciliarsi con le intenzioni dichiarate dal governo Meloni.

Di recente, il ministro per le Imprese e il made in Italy, Adolfo Urso, in audizione in commissione Trasporti alla Camera sulle linee programmatiche in materia di comunicazioni, aveva fatto sapere che nei piani dell’esecutivo c’è «la realizzazione non di una rete unica, ma di una rete nazionale che copra al più presto tutti gli ambiti del nostro territorio soprattutto quelli svantaggiati. Una rete nazionale a controllo pubblico: è stata sempre questa la nostra formulazione».

Il ministro alla Camera aveva puntato il dito proprio contro l’idea di privatizzare Tim. «È stato un errore», aveva detto, «perché allora si ritenne che l’energia fosse un interesse nazionale mantenendo imprese a partecipazione pubblica, e oggi questo è un elemento di forza del nostro sistema mentre si ritenne che le comunicazioni non fossero argomento di interesse nazionale».

Il governo oggi pensa al progetto Socrate e all’idea di portare la tv via cavo in tutte le case d’Italia. «Quando iniziai la mia attività in questa commissione c’era il progetto Pascale, un grande progetto per fare dell’Italia la prima potenza nell’interconnessione e trasmissione che allora sembrava lontanissima. Non fu realizzato, poi Telecom fu privatizzata e l’errore fu commesso allora: si ritenne che l’energia fosse interesse nazionale e non le Tlc» e tutto ciò «ha portato a un depauperamento delle risorse».

«La storia non si riavvolge ma si può fare di più e di meglio. È nostra intenzione realizzarlo per dare al nostro Paese un servizio che recuperi il divario digitale che esiste tra l’Italia e gli altri Paesi ma anche all’interno, tra le diverse regioni, tra Nord e Sud, tra chi può e chi no. Ritengo che l’Italia possa svolgere a pieno un ruolo di prim’ordine in Europa e nello scacchiere in cui operiamo, un argomento decisivo anche nel confronto geopolitico con altri sistemi».

L’altra ipotesi è che Kkr si unisca a Cdp, realtà a controllo statale che, secondo indiscrezioni, sarebbe intenzionata nella seconda metà di febbraio a mettere sul piatto 24 miliardi, cifra ritenuta molto elevata e ben al di sopra della valutazione firmata dai francesi di Vivendi, primo azionista di Tim.

Anche in questo caso, però, i dubbi non mancherebbero. Da Equita spiegano che «la cifra è decisamente superiore a quanto circolato fino a oggi come proposta Cdp, in generale indicata nel range 17-19 miliardi. Vero è che il governo ha mostrato disponibilità a introdurre una serie di interventi a supporto del settore, ma ci sembra difficile che questi possano portare a un incremento di valore» come quello indicato e in particolare «che possa avvenire in tempi così rapidi, trattandosi di proposte normative che richiedono tempi di implementazione e garanzie di copertura non banali».

Va ricordato, inoltre, che questa non è la prima volta che Kkr si fa avanti sul tema. Circa un anno fa, aveva considerato l’ipotesi di lanciare una offerta di pubblico acquisto per un valore di poco superiore ai 0,5 euro per azione. Anche in quel caso l’operazione non sarebbe stata gradita ai vertici di Tim, proprio come l’operazione che Kkr sta portando avanti ora. L’unica cosa certa è che non dovremo aspettare molto tempo per capire come si concluderà questa partita. Entro il mese di febbraio il mercato verrà a conoscenza dell’offerta di Kkr e di quella di Cdp. E soprattutto, si potrà capire come il governo intenda conciliare le sue intenzioni con quelle di un fondo americano nel capitale.

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