- I due firmatari del testo hanno fatto sapere che si rivedrà tutto a settembre. L’esecutivo ha evidenti problemi a tenere le redini della macchina ministeriale e a fissare obiettivi concreti per i propri decreti.
- Giovanni Tria conferma i vertici della Sogei. Il Mef dà fiducia alla coppia che guida l’azienda che si occupa di informatica e che ha chiuso il bilancio con un utile di 20 milioni. Nessun accenno ai bachi dello spesometro.
Lo speciale contiene due articoli.
La bozza sulle pensioni d’oro, come ama definirle Rocco Casalino, portavoce grillino del premier Giuseppe Conte, è durata più o meno 48 ore. Ieri, sotto pressioni della Lega, i due firmatari del testo (Riccardo Molinari per la Lega e Francesco D’Uva per i 5 stelle) hanno fatto sapere che a settembre ci sarà un tavolo per rivedere la legge. «Alla base della proposta di legge firmata da me e dal capogruppo 5 stelle c’è il principio per cui si fa un ricalcolo delle pensioni oltre i 4.000 euro netti, senza fare espropri proletari o penalizzare chi è andato in pensione prima. Se l’applicazione della norma porta effetti diversi da quelli desiderati, lavoreremo con i tecnici del Parlamento e del ministero del Lavoro – che ha le tabelle – per correggerla». spiega Molinari. «Quello depositato è un testo base su cui lavorare: l’idea di fondo è un ricalcolo che arrivare di fatto, solo per il retributivo delle pensioni sopra i 4.000 euro netti, a un contributo di solidarietà a favore delle pensioni minime», aggiunge Molinari. «Era anche nel programma elettorale del centrodestra», sottolinea, «la Meloni lo dice da anni. Noi abbiamo sostenuto la proposta dei 5 stelle, concordando un’impostazione che non penalizzi chi è andato in pensione prima e loro sostengono la nostra flat tax».
Peccato che la bozza di cui abbiamo scritto ieri porti in una direzione diversa. Non prevede un ricalcolo effettivo della parte retributiva e un relativo taglio, ma un azzoppamento della parte retributiva calcolato secondo parametri che non consentono l’effettiva tutela del cittadino. Inoltre, il testo non mette in alcun modo al riparo i titolari di pensioni di reversibilità. Chi già percepisce l’assegno «ereditato» da un parente non deve temere modifiche. È stato calcolato in base all’ammontare previsto dalle leggi che si sono susseguite. Sul futuro la bozza di legge nulla chiarisce, il che lascia intendere che il rischio è duplice. Il primo riguarda la base di calcolo. La pensione di reversibilità dal prossimo anno non sarà più il 60% (o l’80% se ci sono figli a carico) dell’imponibile lordo, ma il 60% della somma frutto del taglio della pensione d’oro. Soprattutto, le pensioni di reversibilità fanno cumulo. Il limite garantito dalla bozza di legge è di 80.000 euro lordi all’anno. Se l’apporto dell’assegno di reversibilità porta la somma a 120.000 euro, i 40.000 in eccesso non sono garantiti per intero. Eppure si tratta di una cifra che lo Stato ha già sforbiciato in base ai parametri di calcolo e pure di reddito. Insomma, sarebbe una porcata. Senza dimenticare che la componente retroattiva non passerebbe il vaglio della Corte costituzionale.
Angelo Pandolfo, docente di diritto del lavoro e della previdenza sociale alla Sapienza di Roma e già membro del consiglio di presidenza della Corte dei conti, ieri ha rilasciato alle agenzie un commento del tutto negativo: «La Consulta potrebbe bocciare l’iniziativa, seppur preveda di destinare i risparmi ottenuti all’incremento delle pensioni sociali e di quelle integrate al minimo. È lodevole voler redistribuire le risorse all’interno del sistema previdenziale, ma non credo sia sufficiente ad aggirare l’ostacolo dell’incostituzionalità». Nel mirino della proposta di legge sono finiti gli assegni dagli 80.000 euro in su, tuttavia «si possono immaginare tutta una serie di situazioni di cosiddetto privilegio che non verrebbero sfiorate: se, infatti, l’intervento viene concepito in chiave di una maggiore corrispondenza fra contributi versati e contropartita pensionistica, dovrebbero essere, ad esempio, messe in discussione pure le baby pensioni».
Per questi motivi e soprattutto per sfumatura più politiche ed elettorali, il Carroccio ha invertito la marcia. Innanzitutto risulterebbe incomprensibile togliere a chi ha percepito legittimamente una pensione una fetta di retributivo per dare più soldi a chi non ha mai versato nulla: vale soprattutto per le pensioni sociali. Ma la Lega deve aver compreso ancor più dei 5 stelle che proseguendo per la strada della bozza di legge avrebbe finito per rafforzare la legge Fornero. Uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale di Matteo Salvini. C’è da chiedersi perché il partito di maggioranza assieme ai colleghi grillini abbia messo la firma sotto un testo che sembra scritto da Tito Boeri in persona. Forse i diretti interessati non hanno capito la portata e i riflessi della legge. Che sia l’Inps a fornire dati, tabelle e coefficienti di trasformazione è logico. Ma che la maggioranza non abbia tecnici in grado di tradurli deve porre interrogativi. Nonostante la vulgata, il governo gialloblù è tra quelli che ha applicato lo spoils system a livelli minimi. Le seconde file sono state quasi tutte confermate da precedenti incarichi e quindi da governi di sinistra o lettiani. Ha evidenti problemi a tenere le redini della macchina ministeriale e a fissare obiettivi concreti per i propri decreti leggi. Si è visto con la famosa manina del dl Dignità, si comprende ora con la proposta di taglio delle pensioni, che cosa accadrà con la manovra?
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