I sindacati promettono barricate: «In piazza contro i licenziamenti»
Nel nuovo dl, più soldi per sport e Tpl. Tornano i fondi per le visite interrotte dal Covid.

Protesta dei sindacati contro lo sblocco dei licenziamenti che partirà il primo luglio. Cgil, Cisl e Uil hanno infatti organizzato per venerdì una giornata di mobilitazione per rivendicare la proroga del blocco dei licenziamenti fino al 31 ottobre 2021. Nel decreto Sostegni bis, pubblicato in Gazzetta ufficiale martedì, non è stata inserita la proroga del blocco dei licenziamenti al 28 agosto. Dato che nei precedenti decreti la misura terminava a fine giugno, questo ha portato come conseguenza il via ai licenziamenti a partire dal primo luglio 2021. La decisione del governo (confermata da Mario Draghi in diverse conferenza stampa) non è però piaciuta ai sindacati. Secondo Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, intervenendo a un incontro promosso dalla Cgil di Catania: «Penso che rilanciare l’idea che nel momento in cui si riparte lo strumento con cui si organizzano le imprese e il lavoro sono i licenziamenti, è un errore. Un errore come messaggio rispetto alla necessità di investire sul lavoro», conclude Landini.

Ma andiamo a vedere nel dettaglio cosa contiene la norma tanto contestata dai sindacati. L’articolo in questione prevede innanzitutto che i datori di lavoro che nel primo semestre del 2021 hanno avuto un calo del fatturato del 50%, rispetto allo stesso periodo del 2019, possono stipulare accordi collettivi aziendali che hanno come focus la riduzione dell’attività lavorativa dei lavoratori in forza alla data del 30 giugno 2021, per una durata massima di 26 settimane tra la data di entrata in vigore del presente decreto e il 31 dicembre 2021. I datori di lavoro che invece dal primo luglio hanno intenzione di sospendere o ridurre l’attività e contemporaneamente non possono più ottenere i trattamenti di integrazione salariale ordinaria con causale Covid, se accedono alla cassa integrazione ordinaria (Cigo) o a quella straordinaria (Cigs), devono sapere che l’esonero dal pagamento del contributo addizionale è a carico delle imprese che presentano domanda di integrazione salariale. Infine, sono state anche disciplinate situazioni in cui non si trova applicazione il divieto di licenziamento. Ci si riferisce al caso di fine rapporto di lavoro motivato dalla cessazione definitiva dell’attività dell’impresa, oppure dalla fine dell’attività, conseguente alla messa in liquidazione della società senza continuazione. Sono inoltre esclusi dal divieto i licenziamenti intimati in caso di fallimento, quando non è previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa o ne sia disposta la cessazione. Ma il Sostegni bis non è solo lo stop ai licenziamenti.

Sono infatti state stanziate risorse per il trasporto pubblico locale, con lo scopo di aumentare i servizi aggiuntivi nella fase di ripresa. Per fare questo è stato istituito un fondo ad hoc per le attività di mobility manager delle amministrazioni pubbliche, imprese e scuole. Quantificando il tutto per il trasporto pubblico locale sono stati stanziati altri 450 milioni di euro per il 2021 (390 milioni erano già stati previsti in precedenza). Una parte delle risorse (massimo 45 milioni) sarà destinata per compensare i maggiori costi sostenuti dalle imprese, legati alla sanificazione dei mezzi. E infine, per rendere i trasporti pubblici più efficaci, è stato creato, presso il ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibili, un fondo da 50 milioni per il 2021. Ma non solo, perché nel Sostegni bis sono stati anche assegnati (solo) 500 milioni di euro per permettere all’Italia di partecipare alle iniziative multilaterali per il finanziamento dei beni pubblici globali in materia di salute e clima. L’obiettivo è prepararsi per bene alle pandemia e per sostenere lo sviluppo verde. Per i collaboratori sportivi è prevista una norma che prevede un’indennità che va dagli 800 ai 2.400 euro. E infine sono stati confermati i 477,75 milioni di euro, annunciati nei giorni scorsi da Roberto Speranza, per il recupero delle prestazioni di ricovero ospedaliero e delle varie visite ambulatoriale specifiche, sospese nell’anno della pandemia, a discapito dei pazienti più fragili.

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