- Dopo la conferma del rating di S&P il differenziale scende a 297 (dai 309 di venerdì). Influisce pure il balzo dei rendimenti dei Bund legato ai guai della Merkel. Piazza Affari, con un +1,9%, è la migliore d’Europa. E «Repubblica» e soci si rimangiano gli anatemi.
- È la corsa a liberarsi degli Npl, imposta dalla Vigilanza europea, ad aver messo in difficoltà gli istituti: i guadagni sono stati limitati, il business lo hanno fatto altri. E i prestiti alle imprese? Rimasti al palo.
- Nell’ultima bozza aliquota fissa al 15% per le lezioni private. Alle famiglie numerose concessioni gratuite di campi da coltivare. Reddito e quota 100 in due ddl distinti.
Lo speciale contiene tre articoli
Alla fine il partito «forza spread» ha perso. Il tanto atteso, quasi invocato in certe redazioni, declassamento dell’Italia da parte di Standard & Poor’s non c’è stato e ieri lo spread Btp-Bund è addirittura battuto in ritirata a 297,6 punti base, rispetto ai 309 di venerdì scorso.
Lo schiaffo, dunque, non c’è stato. La settimana scorsa l’agenzia non ha abbassato il grado di affidabilità del Paese (mantenendolo a BBB) ma sono state riviste in maniera negativa le previsioni per il futuro (l’outlook), perché «il piano economico del governo rischia di indebolire le performance di crescita del Paese». Tanto era bastato però a quasi tutti i giornali, Repubblica e La Sampa in testa, a disegnare scenari apocalittici, come se il colosso Usa avesse di fatto bocciato il nostro Paese, cosa che invece non aveva fatto. Un ribaltamento della realtà che, però, con la realtà ha dovuto fare i conti ieri. E gli effetti sono stati tragicomici. Quegli stessi cantori di sventura hanno dovuto fare marcia indietro. Il sito di Repubblica, ad esempio, è paradigmatico dello «sdeng»: «S&P spinge lo spread al ribasso. Il mancato declassamento dell’Italia dà respiro ai nostri titoli di Stato». Insomma, i nostri becchini sono diventati magicamente i nostri salvatori. In tutto questo processo mediatico, inoltre, non si è poi considerato che lo spread altro che non è che un differenziale tra il decennale italiano e quello tedesco. In parole povere, le forze in gioco sono due, non una come molti hanno voluto far credere. Solo ieri mattina, ad esempio, i rendimenti dei titoli di Berlino hanno preso il volo (+10 punti) perché hanno scontato l’annuncio della cancelliera Angela Merkel di non rinnovare la corsa alla leadership della Cdu dopo la disfatta delle elezioni in Assia.
Insomma, ieri chi ha tifato contro l’Italia ha perso. La decisione di S&P di non tagliare il rating dell’Italia «non cambia il nostro outlook negativo di medio termine sui titoli italiani», ma apre la strada per «un periodo di relativa tranquillità», ha sottolineato ieri James McCormick, esperto di NatWest Markets, secondo cui la scelta di S&P è stato «l’ultimo momento chiave del flusso di notizie atteso sull’Italia».
Non solo il decennale italiano, inoltre, ha tirato un sospiro di sollievo. Nel corso della giornata di ieri, il Tesoro italiano ha collocato in asta sei miliardi di euro di Bot a sei mesi, con un tasso medio dello 0,159%, in discesa di 5 punti base rispetto allo 0,206 di fine settembre. Segnale che anche su durate più brevi c’è un po’ più di serenità. Lo stesso clima di ottimismo ieri si è visto anche a Piazza Affari, dove si è registrato un aumento dell’1,91%, sempre grazie al verdetto di S&P: la piazza italiana è stata la migliore del continente.
A beneficiarne sono state, come era largamente atteso, le banche: tutte con rialzi importanti. Ieri Banca Mps ha messo a segno un +7,62%, Banca Carige +8,7%, Banco Bpm +5,01%, Bper +4,41%, Intesa Sanpaolo +3,03%, Mediobanca +2,85%, Unicredit +4,32% e Unipol +3,53%.
Non solo, ieri anche il titolo Fca ha visto buoni rialzi in scia alle indiscrezioni secondo le quali il governo cinese starebbe pensando di dimezzare le tariffe sulle importazioni di auto. Progressi ancora più evidenti si sono visti per Stm (+5,62%) e Cnh Industrial (+3,49%), mentre hanno registrato un segno meno Leonardo (-1,85%) e Moncler (-1,42%).
Particolarmente bene anche Tim (+4,36%), titolo su cui Deutsche Bank ha confermato la raccomandazione positiva. Gli esperti evidenziano che il terzo trimestre sarà difficile per le compagnie telefoniche italiane, ma Telecom è meglio posizionata rispetto agli altri competitor. Acquisti pure su Atlantia (+0,91%). La società italiana, Acs e Hochtief hanno perfezionato l’accordo sottoscritto il 23 marzo per un investimento congiunto in Abertis Infraestructuras.
In ascesa, tra gli altri titoli, Ansaldo Sts (+8,97%). Hitachi ha acquistato l’intera partecipazione di Elliot, pari al 31,794% del capitale, ad un prezzo unitario pari a 12,70 euro. Hitachi ha poi deciso di promuovere un’offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria sulla totalità delle azioni ordinarie di Ansaldo Sts. Infine, hanno brillato Clabo (+24,68%) e Isagro (+9,87%) mentre D’Amico (-13,01%) ha continuato a registrare nuovi minimi.
Anche le altre Borse del Vecchio continente hanno chiuso in positivo, trainate da Piazza Affari. Londra è salita dell’1,74%, Francoforte dell’1,93%. Parigi, partita in ritardo a causa di un problema tecnico, cresce è comunque cresciuta dell’1,13%.
Anche dall’altra parte dell’oceano, al momento della chiusura delle piazze europee, l’ottimismo non mancava. Intorno alle 17.30 ora italiana il Dow Jones era in crescita dello 0,29%, mentre l’S&P 500 viaggiava a quota + 0,6%. Solo il Nasdaq si è mostrato in leggera flessione dello 0,39%.
Chi «remava» contro l’Italia, dunque, deve mettersi l’anima in pace. Dopo il verdetto di Standard & Poor’s, almeno per un po’, non ci dovrebbero essere grossi scogli all’orizzonte. La nave Italia ha passato la tempesta. Alla faccia di chi sperava che colasse a picco.
Gianluca Baldini
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