Nel nuovo risiko bancario conviene puntare su Banco Bpm
La sede di Banco Bpm in piazza Meda a Milano (Ansa)
Unicredit o Bpm? Il blitz di Andrea Orcel sull’istituto guidato da Giuseppe Castagna ha drizzato le antenne della politica e della finanza sull’accelerazione del risiko bancario. Volendo però fare un passo avanti rispetto allo svolgimento giornaliero dei fatti c’è da capire esattamente che cosa fare con i due titoli per approfittare dell’opportunità. Comprare o vendere? E soprattutto quale dei due?

Gli analisti cercano di capire partendo da una ovvia considerazione: il valore messo sul tavolo da Unicredit nello scambio azionario è troppo basso. Gli analisti di S&P lo dicono chiaramente: «Il prezzo proposto per ogni azione Banco Bpm è solo marginalmente superiore alla chiusura di venerdì, non possiamo escludere una modifica dei termini dell’operazione per renderla più interessante o che altre parti mostrino interesse per Bpm».

Ed è proprio questo l’aspetto sui cui bisogna focalizzarsi per valutare la convenienza dell’investimento.

L’offerta di Unicredit valorizza ogni azione Bpm 6,6 euro. La quotazione di oggi è già superiore essendo arrivata a 6,9 euro. Nel frattempo Unicredit ha perso il 5% circa rispetto alla quotazione di venerdì che rappresenta il riferimento per l’Ops. Questo vuol dire che i valori sono eccessivamente squilibrati. L’amministratore delegato di Unicredit, Andrea Orcel, dovrà alzare il prezzo per dare un senso a tutta l’operazione. Ma di quanto dovrà alzare? I pareri degli analisti sono diversi. Secondo Equita il target è 7,6 euro. Barclays arriva a 8,5 euro. Intermonte indica 7,9 euro. Questa carrellata di pareri segnala chiaramente che l’interesse degli investitori deve essere indirizzato verso Banco Bpm. Al netto di cattive sorprese (sempre possibili ovviamente) appare evidente che tra i due titoli coinvolti nell’operazione è quello della «preda» ad avere maggiore possibilità di rivalutazione.

Le ragioni sono le seguenti:

1) Unicredit dovrà necessariamente alzare il valore dell’offerta.

2) Non è detto che Giuseppe Castagna si arrenda facilmente.

È vero che la «regola della passività» (passivity rule) gli impedisce operazioni straordinarie che non siano state approvate dall’assemblea. Questo però non gli impedisce: A) di proporre ai soci la fusione con un’altra banca. I candidati sarebbero proprio Mps, accelerando il consolidamento del terzo polo, oppure Bper. Meno probabile una combinazione con Credit Agricole visto che si tratta di una banca straniera. B) Un’altra ipotesi demandata all’assemblea dei soci potrebbe essere la ricerca di un cavaliere bianco, che possa comprarsi almeno il 10% (servirebbe ai valori di Borsa attuali un miliardo) e mettere una diga all’Ops di Unicredit, magari facendo una contro-Opa. C) Terza possibilità il buyback per far salire il prezzo delle azioni e costringere Unicredit ad accrescere l’impegno finanziario. Tutti scenari alla prova di un’operazione di mercato.

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