La vera riforma del fisco: nuove regole d’ingaggio per l’Agenzia delle entrate
L’intesa con il Mef spinge l’ente a moltiplicare le multe. Le toghe contabili: «Snellire il sistema e ridurre le imposte al ceto medio».

Una riforma fiscale organica e complessiva. Il sistema italiano è troppo complesso, squilibrato e instabile anche agli occhi della Corte dei conti. Ed è per questo che necessita di una revisione. Negli anni non si è tanto pensato a organizzare il lavoro delle varie agenzie fiscali, ma piuttosto a fissare obiettivi per incassare il più possibile. Ed è proprio da qui che nascono le varie distorsioni dell’amministrazione fiscale nei confronti dei contribuenti.

«Se l’Agenzia delle entrate o la Guardia di finanza fanno una verifica, si sa già in partenza che 19 volte su 20 ti contestano qualcosa, giusto o sbagliato che sia», dichiara il commercialista Gianpietro Guarniero. È da 20 anni, infatti, che si fanno le leggi pensando al gettito, incaricando l’amministrazione fiscale non tanto di controllare se i contribuenti sono corretti ma di riscuotere almeno uno stabilito numero di miliardi. Tra gli obiettivi che per esempio vengono dati all’Agenzia delle entrate, spiega Guarniero, c’è quello di fare i rimborsi Iva, da una parte, ma dall’altra si danno premi se si trovano errori e quindi ragioni per negare i rimborsi Iva. Il funzionario è dunque preso tra i due fuochi e nel caso di questioni dubbie, contesta qualsiasi cosa (al contribuente) per evitare di essere accusato di aver provocato un danno erariale. Ma non solo, perché se si va a guardare la convenzione tra il ministero dell’Economia e delle finanze e l’Agenzia delle entrare 2020-2022, si trovano, tra gli obiettivi, il dover ottenere il 94% di positività nei controlli, oppure il fatto che devono essere emessi 100.000 accertamenti fiscali. Obiettivi che distorcono quello che dovrebbe essere l’operato dell’Agenzia dell’entrate, a favore dell’incasso da parte dello Stato.

Guarniero, basandosi sulla Relazione monitoraggio contenzioso, pubblicata dall’amministrazione fiscale, spiega come questa «ha fatto 291.000 atti di accertamenti e di questi 116.000 contenevano errori. Il 40% degli accertamenti sono in tutto o in parte sbagliati e questo viene fuori da quelli che poi annullano d’ufficio che sono 24.000. Altrettanti sono annullati dalla Commissione tributaria provinciale, 15.000 in regionale, 2.000 in Cassazione, 36.000 parzialmente annullati dall’ufficio in sede di accertamento con l’adesione. Se su 300.000 atti ne sbagli il 40% vuol dire che c’è qualcosa che non va. Significa che non hai come obiettivo il controllare se la gente evade, ma quello di portare a casa più soldi possibili», continua Guarniero.

Questo modo di operare va a vantaggio dei contribuenti scorretti. Verrebbe da chiedersi come mai nessuno dica niente. «Se io stesso vado a scrivere un articolo su ‘sta roba qua cosa penso? Domani mattina vengono a farmi un controllo, oppure se la prendono con i miei clienti. Si fa fatica», continua il commercialista. Eppure si sta molto discutendo di una riforma del sistema fiscale. La stessa Corte dei conti, nel suo report, dedicava una parte importante contenente suggerimenti proprio sull’operato dell’Agenzia, oltre che sul contenzioso. Anche perché, se si pensa che sia la norma, ci si sbaglia. Nel Regno Unito le cause tributarie si svolgono presso il giudice normale e chi perde deve risarcire i danni a favore dell’altro. Quando il fisco dovesse insistere su una posizione e perdere il caso, se il giudice dovesse ritenere questa insistenza infondata, L’Agenzia delle entrate inglese dovrebbe risarcire i danni, ai quali si aggiunge una somma come «punizione» per averci provato. Da noi invece le spese vengono liquidate in modo ridicolo.

La Corte dei conti ha spiegato come, indipendentemente dal modello di base imponibile che si vorrà adottare, ci sono alcuni obiettivi che non devono essere trascurati. Tra questi troviamo la lotta all’evasione e la semplificazione del sistema (base imponibile, aliquote e le innumerevoli spese fiscali presenti, gli aspetti procedimentali come le dichiarazioni i versamenti i rimborsi e, in generale, tutto ciò che attiene al rapporto con il contribuente e le spese fiscali). Ma non solo, perché la Corte mette anche in guardia dall’obiettivo «alleggerimento carico fiscale», soprattutto del ceto medio. «Non si può ignorare che i prossimi anni richiederanno un considerevole sforzo fiscale per far fronte ai costi della pandemia. Sarà dunque necessario guardare all’efficienza e all’equità del sistema tributario nel suo complesso, ipotizzando varie forme di ricomposizione del contributo dei prelievi diretti e indiretti alla copertura del bilancio, tra le quali adeguata attenzione potrebbe essere riservata a un parziale spostamento del prelievo dall’Irpef all’Iva.

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