• Si diffonde una bozza con un passaggio che «scuda» il riciclaggio. Il vicepremier: «Non c’è, qualcuno l’ha aggiunto dopo il Cdm. Denuncio». Il Quirinale: mai arrivato.
  • Su cura, ristrutturazione e irrigazione spese detraibili al 36% per tutto il 2019.
  • Previsti tassi agevolati e l’assicurazione di una copertura da parte di chi assume.
  • L’aliquota secca aiuterà i proprietari a mettere in affitto gli esercizi.

Lo speciale contiene quattro articoli.

Il decreto fiscale dovrà per primo approdare alla Camera, mentre il decreto semplificazioni è destinato ad atterrare al Senato. Lì di lavoro da fare sembra essercene molto. Limare, modificare e aggiustare norme e cavilli. A cominciare da quella che sembra essere una enorme topica. E che ha portato ieri sera a un colpo di scena. Il numero uno dei 5 stelle, Luigi Di Maio, ha denunciato in televisione una «manina» che sarebbe intervenuta notte tempo per modificare il decreto fiscale prima di inviarlo al Quirinale. «Domattina (oggi, ndr)», ha detto, «farò denuncia in procura, qualcuno ha manipolato il testo che risulta diverso rispetto a quello uscito dalla riunione del cdm. Non so se sia stata una manina politica o tecnica. Comunque non ho ragione di dubitare della Lega». Il Quirinale in serata ha fatto sapere che il testo non è mai arrivato al Colle, smentendo di fatto Di Maio. Accuse e smentite che puntano dritto sull’articolo 9 della bozza di decreto fiscale: deroghe crescenti che culminano con il condono del reato di autoriciclaggio. Infatti il testo prevede che per il rimpatrio o l’auto dichiarazione di capitali non dichiarati siano previste le norme del decreto numero 213 del 2007, fatto salvo il comma 6 dell’articolo 58. Tradotto dal linguaggio legale, il rimando interessa coloro che hanno portato soldi all’estero e li hanno nascosti in conti cifrati o in cassette di sicurezza. Uno scudo vero e proprio. n colpo di spugna sui reati non sarebbe certo accettabile per tutti coloro che in questi anni hanno versato contributi e tasse. Al tempo stesso, sarà il caso di mettere in ordine anche gli altri commi che non sono chiarissimi. Sembra, leggendo il testo, che siano condonati anche i reati di omesso versamento e omessa dichiarazioni Iva, omesso versamento di ritenute. Resta il dubbio sulla fattispecie tradizionale di riciclaggio, che a una prima analisi non dovrebbe godere di scudo penale. Senza dimenticare che, sempre ieri, è emerso un dettaglio non da poco. La somma dei 100.000 euro sarebbe da intendere per singola imposta, anche se entro il limite del 30% dell’imponibile dichiarato. La differenza non è trascurabile.

È chiaro che un tale pasticcio rischierebbe di compromettere le altre finalità della pace fiscale: quelle che servono davvero a sostenere chi non è riuscito a rispettare i debiti verso il Fisco. Sarà da capire se la manina denunciata da Di Maio miri proprio a smontare il lavoro e l’immagine elettorale del governo gialloblù. Infatti gli altri pilastri della pace fiscale si dimostreranno molto più efficienti rispetto a tutte le voluntary o a tutte le rottamazioni precedenti.

Dentro la pace, infatti, c’è la definizione agevolata dei processi verbali, degli atti del procedimento di accertamento, dei carichi affidati all’agente della riscossione e dei carichi affidati alla riscossione a titolo di risorse proprie dell’Ue. C’è lo stralcio delle cartelle fino a 1.000 euro, la regolarizzazione per le società sportive dilettantistiche e per i rivenditori di sigarette elettroniche. E infine c’è la dichiarazione integrativa speciale. Un serie di interventi che rendono più omogenee le altre novità fiscali che portano all’altra gamba della manovra. I 3,3 miliardi di tasse in più previste per le banche.

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha illustrato il documento programmatico di bilancio ai vertici degli istituti italiani, riuniti a Milano per il comitato esecutivo dell’Abi. Non ci sono stati né voti, né promozioni, né bocciature. E nelle dichiarazioni di fine incontro, i banchieri sono andati coi piedi di piombo. Il presidente di Intesa, Gian Maria Gros Pietro, ha però rassicurato: «La manovra non è una stangata per le banche e i correntisti possono stare tranquillissimi», perché gli istituti «sono in una situazione molto rafforzata rispetto al passato». La presenza del ministro è stata letta dai banchieri non solo come un gesto di cortesia, ma anche di dialogo, da parte dell’esponente di un governo non tenero con il settore. Di certo gli istituti non hanno visto di buon occhio l’aumento della pressione fiscale, ma hanno sottolineato il tema della crescita che, ha ribadito pure Tria, è il cardine della manovra a base di deficit. Per valutare l’impatto «aspettiamo i testi normativi», ha detto il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli. «Finché non ci sono articoli e commi non si possono giuridicamente pesare». Qualcosa di importante è successo. Tra governo e banche sembra essere scoppiata la luna di miele nonostante l’annuncio di batosta fiscale. Forse l’ipotesi di un mega fondo per le cartolarizzazioni ingolosisce i banchieri. Di certo il testo della manovra e del decreto fiscale subiranno in Parlamento modifiche anche importanti. Ma al governo se vuole puntare sugli investimenti serve tutto il sostegno del comparto bancario. Scopriremo fra poche settimane che cosa si sono detti ieri Tria e gli associati Abi nell’incontro milanese.


Da non perdere

Ticket di 50 euro per vedere Venezia
I nostri soldi

Ticket di 50 euro per vedere Venezia

Un superticket che potrebbe arrivare fino a 50 euro. È questa l’idea lanciata dal primo cittadino, che ha annunciato la richiesta al governo di alzare la soglia del biglietto di ingresso per i turisti nella città lagunare dagli attuali 5-10…

Ripagare il Pnrr ci costerà una manovra
I nostri soldi

Ripagare il Pnrr ci costerà una manovra

È ormai da quasi sei anni che sosteniamo che l’accordo politico concluso da Giuseppe Conte all’alba del 21 luglio 2020, che poi ha portato al Pnrr, sarà ricordato come un’enorme e dannosa ipoteca sul futuro degli italiani. Avevamo previsto -…