- La norma verrà introdotta nella manovra, ma mancano i dettagli. Sul tavolo la cancellazione delle cartelle fino a 1.000 euro, mentre per quelle superiori sono allo studio riduzioni differenziate in base a debito e guadagni. La Lega spinge, Fdi è più prudente.
- Ecco le regole del nuovo Superbonus: l’agevolazione resta al 110% per chi presenterà le carte entro il 25 novembre. Critica Fi.
Lo speciale contiene due articoli.
L’obbiettivo della pace fiscale voluta dal governo Meloni è chiaro: togliere di mezzo i piccoli debiti con l’Agenzia delle entrate, quelli meno importanti per le casse dello Stato, ma che più minano la tranquillità degli italiani. La norma che sarà inserita all’interno della prossima legge di Bilancio, come precisa l’esecutivo, non sarà un condono generalizzato ma un aiuto concreto ai cittadini vittime di anni di pandemia, inflazione galoppante e bollette alle stelle.
La linea di demarcazione ha una data: si tratta del 2016. Le agevolazioni previste dall’esecutivo riguarderanno in particolar modo le cartelle esattoriali che fanno riferimento agli anni precedenti. A fare la differenza sarà poi l’entità del debito fiscale da estinguere. In questo caso i livelli di attuazione previsti sono tre: stralcio e cancellazione per le cartelle minori, sconto su una parte della cifra dovuta o rateizzazione con maggiorazione per quelle più pesanti. In realtà il governo sta ancora decidendo come procedere in dettaglio. Fratelli d’Italia vorrebbe evitare che passi l’idea di un condono generalizzato. La Lega, al contrario, vorrebbe aumentare il più possibile gli sconti per i contribuenti.
Più in dettaglio, la prima soglia della nuova pace fiscale è quella che interessa le cartelle fino a 1.000 euro. In questo caso tutti gli atti fino al 2016 che non superano questa cifra verranno cancellati. La cancellazione sarà automatica e ai beneficiari non sarà richiesta alcuna azione per lo stralcio del debito. Già solo questa prima mossa avrà un impatto importante sulle casse dello Stato: le cartelle di questa entità dal 2000 a oggi sono circa la metà dei 130-140 milioni di atti in totale. Detto in parole povere, lo Stato tirerà una riga su circa 65-70 milioni di cartelle pendenti.
Il gradino successivo che interessa i contribuenti è quello per le cartelle dal valore compreso tra 1.000 e 3.000 euro. In questo caso una parte del pagamento sarà comunque dovuto all’Agenzia delle entrate, il resto sarà invece cancellato. In questo caso la vera novità è che il livello di aiuto da parte dello Stato viene definito in base al reddito del contribuente. Chi beneficerà maggiormente degli aiuti dovrà avere un reddito entro i 15.000 euro. Resta comunque da capire quali saranno le percentuali che riguardano l’importo da pagare e quello che verrà cancellato. Fratelli d’Italia vorrebbe fermarsi intorno al 50%, la Lega vorrebbe spingersi oltre chiedendo la cancellazione di almeno l’80% del debito e il pagamento del restante 20%.
Trai 2.500 e i 3.000 euro la differenza la fa il reddito. Chi guadagna più di 15.000 euro lordi annui e ha una cartella che supera i 2.500 euro dovrà estinguere il debito per intero. L’unica agevolazione è che le sanzioni e gli interessi legati al mancato pagamento scendono dal 40 al 5%, con un pagamento rateizzato in dieci anni.
Si passa poi, alla soglia superiore ai 3.000 euro. In questo caso è ancora da decidere quali saranno le caratteristiche dei contribuenti che potranno rateizzare il pagamento fino a un massimo di cinque anni. Quello che è certo è che l’importo da versare comprenderà, oltre alla cifra indicata nella cartella, anche una maggiorazione che potrebbe oscillare tra il 5 e il 10%. Resta ancora da capire se ci saranno diminuzioni sugli interessi e sulle sanzioni per chi non ha pagato.
C’è poi il problema dei ritardatari con i pagamenti legati alla Rottamazione ter. All’appello mancano ancora 532.000 contribuenti (quasi la metà del totale) che non hanno rispettato la scadenza delle rate per chi ha debiti ancora da estinguere maturati tra il 31 dicembre 2017 e il 1° gennaio 2020. L’obiettivo della Rottamazione era quello di far pagare quanto dovuto senza dover aggiungere alla somma mancante anche sanzioni e interessi. Il problema è che poco più mezzo milione di italiani non ha rispettato i tempi.
Ora però l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni vuole dare loro una seconda chance. L’obiettivo è far tornare queste persone in carreggiata offrendo loro la possibilità di saldare in cinque anni quanto resta ancora da pagare. A patto, però, che la cifra ancora mancante subisca una maggiorazione del 5%.
Ora non resta che attendere per avere maggiori dettagli su una norma che di certo darà un po’ di sollievo a molti italiani, ma che costerà non poco alle tasche dello Stato. Regalare, insomma, un po’ di serenità a chi non è riuscito a pagare le imposte non perché disonesto, ma perché in evidente difficoltà.
L’unico timore è che il governo, come già capitato in passato, finisca per alleggerire il peso fiscale da una parte, per poi gravare sulle spalle dei contribuenti con altri aumenti.
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