Niente sanzioni su pc e smartphone Il presidente apre ad altre esenzioni
Giorgia Meloni (Ansa)
Sui dazi Casa Bianca possibilista. Nuove opportunità in vista del viaggio della Meloni il 17 aprile.

In materia di dazi «potrebbero esserci un paio di eccezioni per ragioni ovvie, ma direi che il 10% è il minimo». A dichiararlo ai giornalisti venerdì sera è stato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Silenzio però a proposito di quali potrebbero essere queste «ovvie ragioni»; né ha ancora indicato cambiamenti concreti nella sua agenda tariffaria.

Nel frattempo, però, Bloomberg informa che l’amministrazione Trump ha deciso di escludere smartphone, computer e altri dispositivi elettronici dai cosiddetti «dazi reciproci». Secondo l’agenzia, le esenzioni riducono significativamente il campo d’azione delle nuove tariffe. I dispositivi elettronici esclusi non saranno soggetti né al dazio del 125% imposto sui prodotti provenienti dalla Cina, né alla tariffa del 10% applicata a quasi tutti gli altri Paesi.

Dichiarazioni che mostrano alcune fessure all’interno delle quali insinuarsi al fine di ottenere condizioni più favorevoli. Questo anche in vista del viaggio di giovedì prossimo del premier Giorgia Meloni. Certo, le parole di Trump hanno concluso una settimana tumultuosa per i mercati azionari e obbligazionari, aumentando l’incertezza per Paesi, investitori e aziende che si confrontano con le sue politiche commerciali. Prima la Casa Bianca ha imposto dazi a tutti i Paesi del mondo, salvo poi congelarli dopo che i mercati finanziari sono crollati per il timore che le nuove tasse sulle importazioni potessero danneggiare l’economia globale.

Mentre la Cina, seconda economia mondiale, è soggetta a un’imposta del 145%, Trump mantiene la sua tariffa base del 10% per la maggior parte dei Paesi che stanno cercando di concludere accordi con la sua amministrazione. Intanto, venerdì, Pechino ha aumentato i dazi su tutte le merci statunitensi al 125%, rispecchiando una mossa della Casa Bianca che ha innalzato i dazi sulle importazioni cinesi allo stesso livello, oltre a una tassa preesistente del 20%. Il Dragone ha dichiarato che non risponderà a ulteriori aumenti, pur ribadendo la sua volontà di «combattere fino alla fine con altre contromisure», non meglio specificate. E quando gli è stato chiesto della guerra commerciale con la Cina, Donald Trump ha definito il presidente cinese Xi Jinping «un ottimo leader, molto intelligente», aggiungendo che «arriverà qualcosa di positivo».

Venerdì i mercati azionari hanno recuperato le perdite e chiuso la settimana con il miglior risultato dal 2023. L’S&P 500, il più importante indice azionario statunitense, è salito dell’1,8% dopo un rapporto secondo cui un funzionario della Federal reserve ha dichiarato che la Banca centrale è pronta a intervenire per stabilizzare i mercati, se necessario. I rendimenti dei titoli di Stato decennali sono scesi dai massimi di venerdì, ma hanno registrato il maggior balzo settimanale da oltre vent’anni.

La volatilità degli ultimi giorni, tuttavia, non mostra segni di rallentamento. Cresce la preoccupazione che la campagna di Trump per riportare il comparto manifatturiero negli Stati Uniti e aumentare le entrate federali attraverso i dazi possa spingere le economie in recessione e mettere a rischio il ruolo degli Stati Uniti, e di conseguenza della loro valuta, come porto sicuro a livello globale. Il tycoon ha minimizzato queste reazioni, insistendo però sul fatto che «il dollaro rimarrà sempre la moneta di riferimento». «Se una nazione dicesse che non utilizzerà più il dollaro, vi direi che basterebbe una telefonata e tornerebbe subito sul dollaro», le sue parole.

Trump ha anche sminuito le recenti fluttuazioni nei titoli del Tesoro americano, che nel corso di questa settimana ha indicato come un fattore nel suo cambio di rotta sulla politica tariffaria. «Il mercato obbligazionario sta andando bene. Ha avuto un piccolo scossone ma ho risolto quel problema molto in fretta», ha puntualizzato.

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