L’onda giapponese alza lo spread ma Elliott può cambiare tutto
  • La tempesta è partita dalla nuova politica monetaria di Tokyo, che ha causato ingenti vendite di titoli di Stato. Sull’Italia l’effetto è più forte a causa dell’alto debito pubblico.
  • Il nuovo proprietario del Milan starebbe pensando di entrare in Mediobanca: secondo indiscrezioni potrebbe promuovere la scissione di Generali. Dietro c’è una strategia più ampia di investimento sulle medie imprese made in Italy.

Lo speciale contiene due articoli

La globalizzazione parte da lontano e mentre il vicepremier Matteo Salvini parlava ai microfoni di Sky dalla spiaggia di Milano Marittima, spiegando i suoi desideri per la manovra futura, forse non immaginava che il caos sullo spread italiano ha un forte accento giapponese. La maggior parte dei media italiani collega il picco di 270 punti base dei nostri titoli rispetto al Bund tedesco alle incertezze sulla Finanziaria 2019. Addirittura alle lacune del decreto Dignità, reo di fare perdere posti di lavoro.

In effetti le diverse componenti del governo ieri si sono riunite per discutere delle linee guida della prossima manovra. Non avevano smentito una presunta riunione che si sarebbe dovuta tenere giovedì, né hanno spiegato perché sia saltata. In ogni caso nemmeno l’incontro di ieri ha fornito alcun numero ai mercati. La cosa di per sé non aiuta a dare un messaggio, tanto meno di univocità.

Sarebbe stato meglio far presente ai media e agli investitori che le linee guida sulla Finanziaria saranno definite a settembre. Se poi si aggiunge che il comparto bancario tricolore resta il più debole d’Europa, è facile immaginare la tensione in corso. Solo che nelle ultime 36 ore a salire non è stato solo lo spread italiano. Stessa sorte è capita anche ai Bonos spagnoli, ai titoli finlandesi, a quelli ungheresi e francesi.

Salvo poi in serata sterzare improvvisamente. Insomma, una grande volatilità che arriva in Europa con due giorni di ritardo rispetto alle dichiarazione del governatore della Boj (Banca centrale del Giappone), Haruhiko Kuroda, il quale ha annunciato agli investitori internazionali di voler aprire a una nuova era della flessibilità. Roba da 15 o 20 punti base, che per noi italiani è una nocciolina, ma per una nazione che da decenni è inchiodata e considerata portatrice di valuta rifugio è una sorta di rivoluzione. In un solo giorno il rendimento del decennale di Tokyo è salito allo 0,12. Ci dilunghiamo perché questa semplice mossa ha spinto i grandi investitori a vendere miliardi di Bond governativi per testare la tenuta della Boj e ha innescato un mega effetto a catena.

In Europa, il rendimento delle obbligazioni decennali in Germania è salito a un massimo di sette settimane a quasi lo 0,495% e si è attestato su 5 punti base al giorno.

Anche i rendimenti dei titoli decennali francesi hanno raggiunto i massimi di sette settimane, raggiungendo lo 0,74%. La maggior parte dei rendimenti obbligazionari della zona euro a lungo termine è aumentata di 4-7 punti base al giorno.

Un massiccio allentamento monetario in Giappone ha contribuito a ridurre i costi di finanziamento in altre parti del mondo e ha incoraggiato gli investitori giapponesi ad acquistare attività a più alto rendimento all’estero.

Le obbligazioni con rating superiore nell’area dell’euro, come il debito francese e tedesco, hanno beneficiato di questo acquisto giapponese, ma ciò significa anche che sono a rischio se l’aumento dei rendimenti dei bond giapponesi tenterà gli investitori asiatici a tornare a casa. «Alla fine del 2017 detenevano più di 170 miliardi di euro di Bond francesi», secondo le stime di Commerzbank riportate da Reuters lo scorso 1° agosto. Ovviamente l’effetto sui titoli americani e su quelli periferici dell’area euro, come l’Italia, è stato sequenziale, ma diverso. Tutto ciò che è più volatile e incerto viene venduto. I Btp sono in questo paniere. Il dato relativo di crescita dello spread è assolutamente in linea con l’onda lunga giapponese. Se poi si prende il dato assoluto, questo fa più effetto perché lo spread parte da un gradino più alto rispetto al resto dell’Europa. L’Italia è parte del tutto e il suo maxi debito la penalizza in ogni occasione. Il piccolo tsunami partito da Tokyo spiega come l’espansione all’infinito del debito pubblico non sia più possibile. Il Giappone da oltre una decina di anni ha avviato una politica di continui stimoli monetari (più o meno il Qe modello Mario Draghi) per sostenere una crisi da deflazione. Il rapporto tra debito e Pil è arrivato più o meno al 250%. «La continua espansione monetaria ha favorito gli investitori locali e spaventato quelli esteri», scrive Alieno gentile, un blogger dietro il quale si nasconde un bravo gestore, «Di conseguenza la crescita della ricchezza pro capite è stata azzoppata».

La situazione di impasse impone ora a Tokyo il tentativo di provare nuove strade con grosse incognite. I grandi acquirenti di debito pubblico sono gli stessi in giro per il mondo. Per cui se il Giappone è sotto stress si spostano altrove in massa e l’onda generata colpisce chi sta nel mezzo. Nel frattempo si discute di dazi tra Cina e Usa, di eventuali nuovi rialzi dei tassi da parte della Federal reserve americana e giovedì Bank of England ha annunciato il suo primo vero rialzo dopo undici anni. Al di là del ritocco avvenuto dopo il referendum a favore della Brexit, quello dell’altro ieri segna un cambio di passo radicale. Non a caso i mercati avevano già nei tre giorni prima prezzato la probabilità di un rialzo dei tassi di almeno 25 punti base. La Banca centrale guidata da Mario Draghi si apprezza a mettere in cantina il bazooka. Se aggiungiamo che almeno dal 2009 ogni agosto segna una turbolenza, si capisce come questi giorni siano caldi. Pensare che il decreto di Luigi Di Maio influenzi i mercati fa sorridere. Diverso sarà per la Finanziaria, che potrebbe renderci meno stabili su un vascello che già per i fatti suoi è sconvolto dalle onde.


Da non perdere

I nostri soldi

Si sgonfia l’IA: crollano le Borse Ue

Non bastano i timori legati a Medio Oriente e Ucraina a spiegare la giornata nera dei mercati di ieri. Martedì 23 giugno la pressione è arrivata soprattutto dal comparto tecnologico: una vendita diffusa sui titoli dei semiconduttori e dell’intelligenza artificiale…

Ticket di 50 euro per vedere Venezia
I nostri soldi

Ticket di 50 euro per vedere Venezia

Un superticket che potrebbe arrivare fino a 50 euro. È questa l’idea lanciata dal primo cittadino, che ha annunciato la richiesta al governo di alzare la soglia del biglietto di ingresso per i turisti nella città lagunare dagli attuali 5-10…

Ripagare il Pnrr ci costerà una manovra
I nostri soldi

Ripagare il Pnrr ci costerà una manovra

È ormai da quasi sei anni che sosteniamo che l’accordo politico concluso da Giuseppe Conte all’alba del 21 luglio 2020, che poi ha portato al Pnrr, sarà ricordato come un’enorme e dannosa ipoteca sul futuro degli italiani. Avevamo previsto -…