Le ultime di Zinga: soldi dai Benetton e un fiasco sulle case della salute
  • La Regione Lazio ha acquistato i congelatori per conservare il vaccino con i fondi messi a disposizione da Atlantia. E «Fuori dal coro» rivela: inutilizzabili le «cliniche» promesse in campagna elettorale.
  • Il campione di Formula 1 ha «lievi sintomi»: non correrà il prossimo gran premio Da Federica Pellegrini a Cristiano Ronaldo, gli assi dello sport che hanno sconfitto il Covid.

Lo speciale contiene due articoli.

Da quando è cominciata l’emergenza a Nicola Zingaretti non ne va una dritta. E non solo perché al primo aperitivo negazionista si è beccato il coronavirus. La sfilza di pasticci, insuccessi e garbugli al limite dell’intrigo è lunga. Al vaccino per il Covid è legata solo l’ultima delle stramberie targate Zinga: la Regione Lazio ha destinato 618.000 euro alle aziende sanitarie locali per l’acquisto dei congelatori per conservare il vaccino alla corretta temperatura. Ieri si è scoperto che parte di quei fondi (500.000 euro) erano arrivati da un benefattore: Atlantia, la Spa dei Benetton che tramite Autostrade per l’Italia gestisce la rete autostradale più maltenuta e indagata della storia nazionale, la cui concessione è anche a rischio. Stando a quanto ha ricostruito il Domani, quotidiano di Carlo De Benedetti, con questa operazione «i Benetton hanno dimostrato ancora una volta le capacità relazionali della società». Atlantia, dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova, è al centro di una difficile trattativa con il governo per l’uscita remunerata da Autostrade per l’Italia. E Zingaretti non è soltanto il governatore della Regione Lazio. È pure segretario del Partito democratico. Ma basta andare indietro solo di qualche giorno per annotare che pure sui vaccini per l’influenza comune Zingaretti ha toppato (in realtà rischia di inciampare anche il governo, che per l’approvvigionamento di siringhe per il vaccino Covid pare stia cercando le più costose. E mentre dalla struttura del commissario sostengono che l’indicazione arriva dalla Pfizer, dall’azienda rimandano la palla a commissario) nonostante ne abbia prenotati 2.400.000 (propagandando il dato con questo slogan: «Prima Regione italiana per approvvigionamento»), nella regione che governa non si trovano. La causa? Ce ne sono 500.000 non consegnati per problemi di qualità (bloccati dall’Agenzia delle dogane). E 450.000 spariti. Una delle aziende produttrici, la francese Sanofi Pasteur, è stata diffidata dalla Regione. Si era aggiudicata una gara per fornire 1.400.000 dosi (nel complesso la gara d’appalto prevedeva quattro lotti: uno assegnato a Sanofi, due a Seqirus e il quarto a Pfizer), ma ne ha consegnate solo 823.000 nei tempi stabiliti. Delle altre dosi non se ne sa più nulla. Sparite. Come le mascherine ordinate alla Ecotech, azienda di commercio all’ingrosso di articoli per l’illuminazione e di materiale elettrico per uso domestico della quale La Verità si è occupata a fondo. Zingaretti si era affidato all’azienda che commercializza lampadine per l’acquisto di 7,5 milioni di mascherine Ffp2 e Ffp3: commessa totale da 35,8 milioni di euro, con acconto versato. Risultato? Le mascherine sono arrivate fuori tempo massimo. E la Ecotech, che aveva pure una fideiussione farlocca, ha ingaggiato una battaglia legale perché vuole che la Regione Lazio le ritiri dai capannoni in cui sono state stoccate. Quella della Ecotech, però, non è l’unica fornitura sghemba. C’è la chiacchierata Internazionale Biolife, una società tarantina che commercia prodotti omeopatici compresi quelli per il benessere sessuale, alla quale era stata affidata una fornitura di mascherine, tute e camici da 17 milioni di euro. Gli altri fornitori con intoppo (perché in ritardo o per mancata consegna)? World wilde luxury srl, commercio di profumi e cosmetici (commessa da oltre 4 milioni di euro); European network Tlc, il cui proprietario è un editore di riviste di gossip (commessa da 5 milioni di mascherine); Pio Macarra, prodotti per l’edilizia (commessa da 1 milione di Ffp2); Wisdom glory holding, società registrata alle Cayman (2 milioni di mascherine Ffp2). Il totale di penali da pagare per materiale non consegnato: 7.290.000.

Zingaretti si è scusato, sostenendo che gli errori sono stati commessi «in buona fede». In realtà, come ha dimostrato ieri sera un dettagliato servizio andato in onda a Fuori dal coro, la trasmissione condotta su Rete 4 da Mario Giordano, gli errori della Regione Lazio in tema di sanità sono strutturali. E non sono legati solo all’epidemia da Covid-19. Durante la campagna elettorale Zingaretti prometteva di aprire «almeno 30 Case della salute», ovvero strutture che avrebbero dovuto «portare», sbandierava Zinga, «la sanità vicino alle case». E ad agosto ha cominciato a blaterare di un maxi piano da 27 milioni di euro. A Ferentino (Frosinone), dove sono arrivati 350.000 euro, documenta il servizio, la struttura è vuota, senza personale e nelle aree attigue c’è solo degrado. A Sezze (Latina) la Casa della salute è costata 400.000 euro. A un anno dall’inaugurazione è crollato un solaio. Da allora è un cantiere aperto. A Priverno (Latina), dove sono stati spesi oltre 3 milioni di euro, la struttura è stata inaugurata nel maggio 2019, ma è ancora chiusa. A Ceccano è costata 400.000 euro ed è una scatola vuota. Dall’opposizione Daniele Maura e Stefania Furtivo di Fratelli d’Italia hanno chiesto di trasformarla almeno in un ospedale Covid. E il consigliere Giancarlo Righini ha portato la proposta in Regione. Ma Zinga sulla sanità fa anche orecchie da mercante.


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