Guida agli investimenti per il nuovo anno

Il mantra degli investimenti per il 2023 non cambierà rispetto al 2022: gestire l’inflazione e sperare nella fine del conflitto russo ucraino. Anche perché il vero problema è che, senza una soluzione immediata a questi due temi, l’Europa è destinata a una recessione certa. L’anno appena iniziato, insomma, potrebbe rivelarsi ancora più duro di quello appena concluso.

Secondo gli economisti di Vanguard, nel 2023 le condizioni di mercato a livello globale continueranno a dipendere dalle decisioni che le banche centrali e i governi adotteranno per cercare di contrastare un’inflazione persistentemente elevata.

«Dalla sintesi delle nostre previsioni economiche e di mercato per il 2023», spiegano dal colosso americano degli investimenti, «emerge che i governi, pur di debellare l’inflazione, sono disposti ad accettare la volatilità dei prezzi delle attività finanziarie e il deterioramento dei fondamentali macroeconomici. Le condizioni globali attuali e quelle previste per i prossimi mesi sono simili a quelle che hanno contraddistinto le recessioni globali in passato e il nostro scenario di base prevede una recessione globale nel 2023. Ma se non si agisce in modo aggressivo per combattere l’inflazione, si rischia di danneggiare famiglie e imprese nel lungo periodo».

Le preoccupazioni relative alla domanda e all’offerta di energia, la riduzione dei flussi di capitale, il calo del volume degli scambi e la diminuzione della produzione pro-capite lasciano intendere che, con ogni probabilità, l’economia globale entrerà in recessione il prossimo anno.

Ciò premesso, le famiglie, le imprese e gli istituti finanziari sono in una posizione migliore per gestire un’eventuale flessione.

Secondo Vanguard, «la crescita dovrebbe concludersi nel 2023 con un andamento piatto o leggermente negativo nella maggior parte delle principali economie, tranne quella cinese. È probabile che la disoccupazione aumenterà nel corso dell’anno, ma non così tanto come durante le crisi del 2008 e del 2020. A causa della perdita di posti di lavoro e del rallentamento della domanda dei consumatori è probabile che la tendenza al ribasso dell’inflazione si protrarrà fino al 2023».

Il 2023 dei mercati obbligazionari

Le banche centrali, tra cui la Bank of England, la Banca Centrale Europea e la Federal Reserve statunitense, continueranno ad aumentare i tassi d’interesse anche il prossimo anno per combattere l’inflazione.

In ultima analisi saranno il picco e la persistenza dei rialzi dei tassi d’interesse, che dipenderanno in larga misura dall’andamento dell’inflazione, che determineranno l’aumento dei rendimenti obbligazionari. Se da un lato l’aumento dei tassi d’interesse ha indotto una sofferenza a breve per gli investitori, dall’altro i tassi d’interesse iniziali più elevati hanno aumentato le nostre aspettative di rendimento per le obbligazioni.

«Con l’ausilio del Vanguard Capital Markets Model, che calcola le nostre aspettative di rendimenti annualizzati a dieci anni», spiegano dall’asset manager americano, «riteniamo che le obbligazioni nazionali offriranno agli investitori in euro rendimenti compresi tra il 2,2 e il 3,2%, con un aumento rispetto alle aspettative dello scorso anno (-0.5 – 0.5%). Le obbligazioni globali (escluse quelle dell’area dell’euro con copertura in euro) dovrebbero offrire circa il 2,1 – 3,1% annuo nel prossimo decennio, in aumento rispetto al -0,5 – 0,5% delle previsioni dello scorso anno. Ciò significa che per gli investitori con un orizzonte di lungo termine adeguato prevediamo che alla fine del decennio il loro patrimonio sarà più elevato di quanto lasciavano pensare le nostre previsioni di un anno fa».

In Borsa il 2023 potrebbe essere in saldo

L’aumento dei tassi d’interesse, dell’inflazione e dei rischi geopolitici ha costretto gli investitori a rivedere al ribasso le aspettative per il futuro. «Il lato positivo è che il mercato ribassista di quest’anno ha migliorato le nostre previsioni per le azioni globali», dicono da Vanguard. «Per gli investitori in euro il rendimento delle azioni dell’area euro dovrebbe oscillare tra il 4,9 e il 6,9% annuo nel prossimo decennio, quello delle azioni globali (escluse quelle dell’area euro senza copertura) tra il 3,7 e il 5,7%», spiegano gli esperti. «In una situazione macroeconomica difficile è importante rimanere concentrati sugli obiettivi a lungo termine del cliente e attenersi ai princìpi di una buona asset allocation in un portafoglio globalmente diversificato di azioni e obbligazioni», concludono.

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