I fondi pensione superano l’anno nero: rendimenti di nuovo positivi

Secondo un rapporto diffuso dalla Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione), nel terzo trimestre «i risultati delle forme complementari hanno proseguito nel recupero iniziato nel secondo trimestre. Al netto dei costi di gestione e della fiscalità, i rendimenti dei fondi negoziali, quelli legati all’apparenza a particolari categorie professionali, rispetto all’inizio del 2020 sono ritornati positivi, risultando pari in media allo 0,2%».

La pandemia del Covid-19 non ha risparmiato nemmeno i rendimenti dei fondi pensione. La buona notizia, però, è che si vedono già i primi segnali di un miglioramento.

Secondo un rapporto diffuso dalla Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione), nel terzo trimestre «i risultati delle forme complementari hanno proseguito nel recupero iniziato nel secondo trimestre. Al netto dei costi di gestione e della fiscalità, i rendimenti dei fondi negoziali, quelli legati all’apparenza a particolari categorie professionali, rispetto all’inizio del 2020 sono ritornati positivi, risultando pari in media allo 0,2%».

Certo, la strada è ancora lunga. Sono rimasti negativi i rendimenti dei fondi aperti (-0,9%, quelli disponibili a chiunque intenda sottoscrivere una forma di previdenza complementare) e quelli dei Pip di ramo III (-4,7%), mentre per le gestioni separate di ramo I, che contabilizzano le attività a costo storico e non a valori di mercato e i cui rendimenti dipendono in larga parte dalle cedole incassate sui titoli detenuti, il risultato è stato pari al +1%.

Sia chiaro, però, che i rendimenti di un fondo pensione vanno giudicati sulla base di diversi anni e non sulle difficoltà che si possono presentare anno dopo anno.

Come spiega la Covip, «valutando i rendimenti su orizzonti più propri del risparmio previdenziale», i fondi pensione sono rimasti «nel complesso soddisfacenti nonostante la recente crisi. Nei dieci anni da inizio 2010 a fine 2019, infatti, il rendimento medio annuo composto è stato pari al 3,6% per i fondi negoziali, al 3,8% per i fondi aperti e per i Pip di ramo III, e al 2,6% per le gestioni di ramo I».

La rivalutazione del Tfr è invece risultata pari al 2% annuo. Aggiungendo ai dieci anni gli ultimi nove mesi, i rendimenti medi annui composti sono scesi al 3,4% per i fondi negoziali, al 3,5% per i fondi aperti, al 3,1% per i Pip di ramo III e al 2,5% per i prodotti di ramo I. La rivalutazione del Tfr in questo conteggio scende invece all’1,9% annuo.

Analizzando il patrimonio dei fondi pensione, la Covip fa sapere che a fine settembre 2020 le forme pensionistiche complementari contano 9,289 milioni di posizioni in essere.

La crescita è stata pari a 172.000 unità (+1,9%) rispetto alla fine del 2019, ancora minore rispetto ai livelli pre-pandemia. A questo numero di posizioni, che include anche quelle di chi aderisce contemporaneamente a più forme, corrisponde un totale di circa 8,42 milioni di iscritti.

Rispetto alla fine del 2019, nei fondi negoziali si registrano circa 90.000 posizioni in più (+2,8%), portandone il totale a 3,250 milioni. I maggiori incrementi si riscontrano nel fondo destinato ai lavoratori del settore edile, (47.800 unità in più) e nel fondo rivolto ai dipendenti pubblici (12.100 unità in più). Nelle forme pensionistiche di mercato, i fondi aperti contano 1,593 milioni di posizioni, 42.000 unità in più (+2,7%). Pei i Pip “nuovi” il totale delle posizioni (3,46 milioni) è in aumento di 41.000 unità (+1,2%) sempre rispetto alla fine del 2019.

A settembre le risorse destinate alle prestazioni, quindi quelle per chi aveva la possibilità di andare in pensione, sono state pari a circa 190 miliardi, cinque in più rispetto alla fine del 2019. In poche parole, il settore della previdenza complementare nei primi nove mesi del 2020 ha speso più di quanto abbia ricevuto in termini di contributi.

Il patrimonio dei fondi negoziali è stato di 58,1 miliardi (in crescita del 3,6%). Per i fondi aperti è arrivato a quota a 23,8 miliardi e a 37,2 miliardi per i Pip “nuovi” (quelli nati a seguito della legge che disciplina le forme pensionistiche complementari) aumentando, rispettivamente, del 4,1% e del 4,9%. I flussi contributivi nei primi nove mesi del 2020 «hanno totalizzato 8,2 miliardi. Nel complesso, la differenza del flusso incassato nei nove mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 è tornata positiva, nell’ordine dell’1%».

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