- Matteo Salvini va nel cantiere in Val di Susa e rilancia la linea dell’alta velocità: «Va finita, toglie i tir dalle strade e tornare indietro costa». Duro Luigi Di Maio: «Opera che non è mai iniziata e mai si farà».
- Stanziati 250 milioni per 76 Province. Renderanno sicure scuole e strade. I fondi andranno nelle Regioni a statuto ordinario. Investimenti pubblici ed edilizia sono le armi per uscire dalla recessione.
- Niente ok a Juan Guaidò leader anti Russia. L’Italia mette il veto alla mozione dell’Ue. Bloccato il riconoscimento del nuovo presidente in vista del voto. Di Maio: «Non contro Maduro». La Lega invece sta con Trump.
- Provincia per provincia, ecco i cantieri per scuole e strade già finanziati e pronti a partire.
Lo speciale contiene tre articoli.
Meglio un tunnel che un buco nell’acqua: la sensazione, per non dire la certezza, è che la Tav alla fine si farà, con qualche correzione e (forse) un referendum. La visita di Matteo Salvini al cantiere di Chiomonte, ieri mattina, vale più di ogni retroscena, e del resto la Lega, lo scorso 12 gennaio, aveva già manifestato in piazza a Torino a favore dell’opera. Certo, la distanza tra Lega e M5s su questo punto appare abissale, ma non è la prima volta e non sarà l’ultima che i due contraenti del contratto di governo dovranno trovare un punto di equilibrio, sotto forma di qualche modifica al progetto originario che consenta di ridurre i costi e l’impatto ambientale.
Tonico e determinato, Salvini indossa il caschetto da (vice)presidente operaio e va a Chiomonte a benedire la Torino-Lione, accolto dalle solite contestazioni di centri sociali e anarchici (alla fine delle proteste, condite da qualche tafferuglio con la polizia, ne saranno identificati 45 e denunciati 4).
«Se tornare indietro costa come andare avanti», scandisce Salvini, «io sono per andare avanti. Il nostro è un governo che ha a cuore l’ambiente, che vuole ripulire l’aria e togliere i tir dalle autostrade? Bene», aggiunge il ministro dell’Interno, «quest’opera fa esattamente questo, e io penso sia meglio avere meno inquinamento, meno auto in giro e più treni. Non sono qui», argomenta Salvini, «in polemica con qualcuno: l’opera deve e può essere rivista, il M5s ha ragione, ma io credo che sia un’opera utile. Il governo fa squadra e il rapporto con il M5s è positivo e costruttivo. La Torino-Lione è un’opera che serve. L’analisi costi-benefici? Ancora non l’ho vista, spero di vederla presto».
Per il Carroccio, la Tav s’ha da fare. «Se devo spendere», sintetizza Salvini, «4 miliardi dei contribuenti italiani per finire l’opera sono soldi ben spesi, se lo devo fare per tornare a riempire i buchi scavati in 5 anni di lavoro mi sembra demenziale. Certo c’è la volontà di ridisegnare una parte dell’opera, di tagliare alcune opere sovrastimate, di rivedere la mega stazione di Susa e il miliardo e sette di investimenti previsti sul territorio italiano. L’opera si può ridimensionare, il contratto di governo è chiaro. A occhio si può risparmiare almeno un miliardo di euro, da reinvestire sulla metro di Torino o per il sostegno ai comuni interessati. In un momento di crisi economica», fa notare Salvini, «rinunciare a 50.000 posti di lavoro e mettere a rischio la vita di tante aziende mi sembra assolutamente poco sensato».
Già lo scorso settembre, il responsabile del corridoio europeo est-ovest, Jan Brinkhorst, aveva scritto una lettera al ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, attraverso la quale aveva proposto uno sconto complessivo di 860 milioni di euro a Italia e Francia, con una minore spesa di 490 milioni per il nostro Paese. L’Europa si accollerebbe non più il 40%, come previsto, ma il 50% dell’investimento necessario per realizzare la parte internazionale della Tav. Italia e Francia risparmierebbero in totale il 10 per cento di 8,6 miliardi, cioè 860 milioni.
E il M5s? Il più duro contro Salvini è il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano: «Salvini», attacca Di Stefano, «non è andato a vedere il cantiere Tav ma un buco di 5 metri. Di quale opera parla? Non esiste nessuna opera in corso. Su questo tema non bisogna fare propaganda elettorale, bisogna dire solamente la verità agli italiani. Basta chiacchiere inutili», ha concluso Di Stefano, «su un’opera inutile, che non si farà. Punto».
Mentre le seconde linee fanno la faccia feroce, il leader del M5s, Luigi Di Maio, tiene salda la posizione del «no» ma con toni più sfumati: «Non vado a Chiomonte», commenta Di Maio, «visto che lì non è stato scavato ancora un solo centimetro: c’è solo un tunnel geognostico. Per me il cantiere di Chiomonte non è un’incompiuta ma una mai iniziata. La spesa del Tav può essere benissimo dirottata sulla metropolitana di Torino o sull’autostrada Asti-Cuneo. Lasciamo i soldi a quel territorio», aggiunge Di Maio, «ma investiamoli per cose prioritarie». Da parte sua, il premier Giuseppe Conte si prepara all’ennesima mediazione: «I cantieri non si sono interrotti», tranquillizza Conte, «il dibattito pubblico è preso dalla Tav che è un progetto complesso, ma non possiamo fermarci a quest’opera».
La soluzione potrebbe essere il referendum, gradito alla Lega e non ostacolato dal M5s: «Non siamo affatto contrari a un referendum sulla Tav», dice a Repubblica il ministro per i Rapporti col Parlamento, Riccardo Fraccaro, esponente di punta dei pentastellati. Interessanti le affermazioni sul Terzo Valico, altra opera in corso di realizzazione, di Marco Ponti, il docente che sta preparando le analisi costi-benefici, compresa quella sulla Tav: «L’analisi», spiega Ponti a TeleNord, «che abbiamo preparato ha detto che i costi per la realizzazione del Terzo Valico saranno superiori ai benefici dell’opera a finire, ma nonostante questo il ministro Toninelli, cioè la politica, ha deciso di andare avanti».
Carlo Tarallo
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