- Carroccio all’attacco per l’accelerata del ministro: «La maggioranza si è impegnata a far modificare le norme». Ulteriore spaccatura dopo quelle sul bis di Ursula, i vaccini e il nuovo Codice della strada.
- Le prime scadenze per l’efficientamento degli immobili scattano già a dicembre.
Lo speciale contiene due articoli.
Torna l’incubo delle case green. Anzi non è mai passato. Chissà cosa devono aver pensato gli elettori di centrodestra quando martedì sono stati svegliati dal torpore di una giornata torrida dalle parole stentoree del ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin. «La direttiva case green ormai c’è, noi ci prepariamo, dobbiamo recepirla e verrà recepita. Naturalmente abbiamo due anni di tempo ma non utilizzeremo due anni fino alla fine». Ma come, il governo non doveva fare muro a quella che si profila come l’ennesima patrimoniale per i proprietari di casa? Prima la doccia fredda dal presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che appena insediata per il secondo mandato ha ribadito la priorità dell’agenda green e ora le dichiarazioni del nostro ministro dell’Ambiente. A quanto pare non solo sono stati archiviati i buoni propositi di cercare una soluzione di accomodamento per evitare il massacro finanziario di tante famiglie, ma pare che qualcuno, all’interno del governo, abbia una gran fretta di recepire le indicazioni di Bruxelles, addirittura in anticipo sui tempi.
Pichetto Fratin è andato oltre: «Stiamo approfondendo il percorso perché nessuno mette in dubbio l’obiettivo finale dell’efficientamento che deve andare a vantaggio delle famiglie». Come dire che la mutazione ecologica del patrimonio immobiliare è un obiettivo incontestabile. Il ministro ha fatto un debole tentativo di rivendicare un impegno economico da parte della Ue dal momento che l’onere per il Paese sarebbe ingente, considerato che tre quarti dei fabbricati italiani hanno più di 70 anni: «O si interviene finanziariamente o, almeno, a livello di Paese vengono tolti dal cosiddetto Patto di stabilità gli interventi per l’efficientamento perché non posso da un lato imporre e dall’altro obiettare». Un pannicello caldo che non muta di una virgola il significato del messaggio, ovvero che l’Italia sarà sulla linea di Bruxelles.
Va ricordato che, secondo Deloitte, in Italia servirebbero tra gli 800 e i 1.000 miliardi di euro per l’efficientamento energetico degli immobili. Una batosta.
Stridono queste dichiarazioni del ministro con quanto lui stesso aveva detto solo qualche mese fa, ovvero che «il testo approvato dal Parlamento europeo» era «insoddisfacente» e il governo era «pronto alla difesa dell’interesse nazionale».
La Lega, che in Parlamento ha riunito la maggioranza approvando la mozione Molinari contro le case green, ha mandato all’indirizzo di Pichetto Fratin una secca bocciatura di questa «fretta di far pagare nuove tasse». Alla luce anche della richiesta avanzata dal viceministro Vannia Gava di inserire la revisione della direttiva tra le priorità dell’agenda Ue. Non a caso il senatore del Carroccio Nino Germanà ha sottolineato: «Noi abbiamo chiesto più volte, anche attraverso il nostro viceministro all’Ambiente Vannia Gava, di inserire tra le priorità del nuovo corso Ue, la revisione della direttiva Case green. Anche il presidente del Consiglio Meloni e tutti i partiti di maggioranza hanno votato contro questa direttiva al Parlamento europeo assumendo, quindi, lo stesso impegno».
A quel punto Pichetto Fratin, consapevole di aver fatto un passo falso, ieri ha tentato di correre ai ripari, assicurando che «gli italiani non pagheranno un centesimo in più di tasse».
Quale sarà l’esito della normativa è tutto da capire, però le frizioni all’interno della maggioranza non sono di buon auspicio e non aiutano. Come in occasione del voto a Ursula von der Leyen, con la Lega apertamente contro e Forza Italia che con mille acrobazie ha appoggiato il bis. Poi lo scontro tra Ppe e Patrioti. E il vicepremier azzurro, Antonio Tajani, che dopo il voto disse lapidario: «Sono stati eletti i vicepresidenti dei Conservatori e, senza polemica, non sono stati eletti i vicepresidenti dei Patrioti che ancora una volta si dimostrano ininfluenti, il problema è che anche i Patrioti italiani rischiano di essere ininfluenti all’interno dei Patrioti europei». Una critica alla quale il leghista Claudio Borghi ha risposto a tono: «Spetta adesso a Forza Italia far vedere, visto che sono in maggioranza e continuano a dirlo, se riescono a fermare tutto il programma di Ursula». E poi: «Chi è in maggioranza deve contare qualcosa non fare madama di compagnia».
Sempre Borghi è entrato in collisione sul tema dei vaccini con l’emendamento che puntava a renderli solo «raccomandati» e non più obbligatori per alcune malattie, modificando la legge del 2017, sonoramente bocciato. Forza Italia non ha esitato un attimo a ribadire di essere sempre stata favorevole all’immunizzazione. Frizioni anche sul Codice della strada di Matteo Salvini, sul quale i forzisti in Senato hanno proposto degli emendamenti. Borghi su questo in una intervista a La Verità aveva puntualizzato piccato: «Se vogliamo iniziare a fare così, diciamocelo e facciamolo con tutte le leggi, non iniziando casualmente da una tipicamente nostra».
Lo stesso Borghi, sull’agenda green, rivolto a Forza Italia, era stato tranchant: «Se Ursula andrà avanti per la sua strada, sarà un po’ difficile per gli amici di Forza Italia dire che non sia colpa pure loro».
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