- L’obiettivo dell’immobiliarista era tenersi buono il potere. Ovvero, prima del 4 marzo, il Pd, come mostrano i contributi a Eyu, creatura del tesoriere dem Francesco Bonifazi. Quando il vento è girato si è buttato su 5 stelle e Lega.
- La sindaca Virginia Raggi un’ora dai pm si sfila: «Io parte lesa. Luca Lanzalone? Me l’hanno portato». Matteo Renzi attacca Alfonso Bonafede: «Guardasigilli in Aula».
Lo speciale contiene due articoli
«Io pago tutti» diceva l’imprenditore Luca Parnasi, da uomo libero. L’inchiesta capitolina sullo stadio della Roma sta scoperchiando l’ennesimo caso di imprenditore laziale scambiato per un bancomat dalla politica, dopo gli esempi recenti di Daniele Pulcini, Salvatore Buzzi e Sergio Scarpellini.
La politica costa e scatena appetiti, mentre gli inquirenti sottolineano la «capacità dell’associazione» che ruota intorno all’immobiliarista Parnasi, «di permeare le istituzioni». Il quadro che emerge è molto chiaro: Parnasi è un immobiliarista vicino a tutti i partiti, ma soprattutto a chi governa e, quindi, sino a tre mesi fa al Pd. Anzi, nel 2017, compulsato da Milano, non considerò Matteo Salvini neppure degno di un biglietto per la partita d’addio di Francesco Totti (al contrario del piddino Francesco Boccia, che poteva essere utile per il progetto stadio). Ma dopo il terremoto elettorale le gerarchie sono cambiate e ha iniziato a muoversi un po’ scompostamente per avvicinare i nuovi potenti, sostenendoli alle scorse elezioni, nazionali e regionali. Il suo portavoce, Giulio Mengasi, ufficialmente lo applaude: «Quelli nostri… tuoi …sono passati». Ma lo critica alle spalle perché considera le elargizioni alla politica del suo datore di lavoro troppo anni Ottanta. «Lui purtroppo è abituato solo a questo metodo», sospira. Poi parla del Pd che non apprezzerebbe il nuovo corso di Parnasi: «Ci sta qualcuno del Pd che si è incazzato anche se pure loro sono stati accontentati… hanno fatto ridere anzi forse pure di più…».
Il 28 marzo 2018 un altro collaboratore dell’immobiliarista «ricorda a Luca che si deve cura’ il Pd». Non si sa mai.
L’altro pezzo grosso della presunta cricca, l’avvocato Luca Lanzalone, ex presidente di Acea in quota 5 stelle, filosofeggiava così sull’inchiesta del settimanale Espresso sui finanziamenti di Parnasi alla Lega: «Perché lo dici della Lega e non dici di quelli che prende l’associazione di Renzi o quello che prende Italia futura di D’Alema (in realtà la fondazione si chiama Italianieuropei ndr), no cioè! Lo fa con uno! E sembra che quello ricerca chissà cosa… (…) con Acea stessa… cioè noi, tra virgolette, sponsorizziamo tutto l’arco costituzionale!».
In questo mondo il veicolo ideale per raccogliere soldi sono le fondazioni, come sottolinea Mengasi: «Non devono presentare bilancio e quindi comunque sono più gestibili da chi sta a capo della fondazione senza rendere conto a nessuno e quindi (…) non ne hai traccia (…) che chiaramente dandoli a lui e non dandoli al partito qualche nemico te lo fai… lato C, è che comunque stiamo sempre… dove c’è merda, noi ci siamo».
In realtà i denari destinati alla Lega vengono versati a un’associazione, «Più voci». Il Pd, invece, li incassa per mezzo della fondazione Eyu.
In questi giorni su molti cellulari sta arrivando il messaggino del tesoriere del Pd Francesco Bonifazi, che recita: «Ciao volevo dirti che c’è una bella novità se non hai già scelto a chi donare il 5×1.000 puoi dare un mano alla Fondazione Eyu (…) Spero di vederti presto un abbraccio, Francesco».
Di Eyu, fondazione poco nota ai lettori, parla lo stesso Parnasi in una conversazione con il suo commercialista: «Scusami, ma poi abbiamo, qua altri 22.000 euro della campagna elettorale, scusami tu qui non hai messo le cose, Lega ed Eyu». Il contabile obietta che ha tre rate da pagare entro il 31 marzo. Parnasi è risentito: «No, no, ma la Lega ed Eyu li paghiamo ad aprile, quindi, mi stai dicendo?». Il professionista domanda: «Non sei convinto?». «No, no, sono convinto, è solo di essere precisissimi! Che in questo momento io mi sono…». Sussurra a voce bassissima. Poi prorompe fiero: «Il governo lo sto a fare io, eh! Non so se ti è chiara questa situazione». È chiaro che Parnasi deve essersi montato la testa dopo la ormai celebre cena post elettorale consumata con l’avvocato Lanzalone e il leghista Giancarlo Giorgetti.
Eppure in passato Parnasi ha avuto un intenso scambio di amorosi sensi pure con i dem.
Come gli ricorda il faccendiere indagato Luigi Bisignani: «Tutti pensano che tu sei vicino a Bonifazi». Parnasi si risente, perché il passato è passato: «Tutti pensano vicino a Bonifazi col cazzo, invece io sono comunque uno che apre…». Preferisce che si dica che è vicino a chi sta a andando a comandare. Per questo non si dispiace per l’inchiesta dell’Espresso: «Siccome non ho fatto nessuna attività illecita (…) fa pure figo in questo momento che qualcuno dica da sinistra che Parnasi è vicino alla Lega perché è il mondo ormai che conta…». Per Bisignani è una cosa da «cavalcare». Comunque Parnasi non si è risparmiato neanche negli anni precedenti: «Io spenderò qualche soldo sulle elezioni» dice a inizio anno, ma poi aggiunge, «è un investimento che io devo fare… molto moderato rispetto a quanto facevo in passato quando ho speso cifre che manco te le racconto».
Pure le elezioni 2018 devono essere state impegnative. In prossimità del voto il commercialista dice che avrebbe bisogno di altri 3 milioni: «Tu sai meglio di me stanno finendo i soldi dappertutto». Parnasi teme un «assalto alla baionetta» di politici postulanti.
Per la «Lega c’abbiamo 100 e 100», dice l’imprenditore in un’intercettazione. «Ma pure ai 5 stelle gliel’ho dovuti dare eh», puntualizza in un’altra.
Il 14 febbraio 2018, poco prima del voto, l’immobiliarista parla con il commercialista in modo criptico di soldi da distribuire: «Dieci tavoli da 50 l’uno». Chiede al collaboratore se abbia parlato con Forza Italia e con Fratelli d’Italia e poi avverte: «Il Pd lo incontro io domani». Fa riferimento anche all’immobiliare Pentapigna con cui è sbarcato a Milano nel 2015, l’anno dell’Expo: «Questa è un’associazione che ha valorizzato non solo la Lega, ma ha valorizzato Stefano Parisi, tutto il centrodestra diciamo… a Milano è stato anche un veicolo con cui io mi sono accreditato in maniera importante… ho organizzato cene su cene…».
Ma i risultati sembra che siano arrivati: «La sostanza è la mia forza, è quella che alzo il telefono e Sala (il sindaco di Milano, ndr) che (…) dice: “Io sono gratissimo a Luca, perché senza Luca che all’epoca a Milano non esisteva, io non facevo corsa elettorale (…)” diventiamo noi quelli che fanno il Milan anche per questo». Ovviamente Sala ha smentito tutto.
Sia come sia in campagna elettorale, il problema è accontentare tutti. Nelle carte c’è la lista della spesa di Parnasi: quattro consiglieri regionali del Pd (Michele Civita, Andrea Ferro, Emiliano Minnucci, Giulio Mancini), quattro di Forza Italia (Adriano Palozzi, Davide Bordoni, indagato, Francesco Giro e Renata Polverini), uno a testa per Liberi e uguali (Roberta Agostini), Noi con l’Italia (Luciano Ciocchetti) e Lista Pirozzi (Roberto Buonasorte). Si parla anche di una raccolta fondi (lecita) per il governatore Pd Nicola Zingaretti. Ci sarebbe stato un grosso impegno del gruppo di Parnasi anche per sostenere la candidatura della grillina Roberta Lombardi, attraverso due pezzi da 90 come il capogruppo capitolino Paolo Ferrara e il presidente dell’Assemblea Capitolina, Marcello De Vito (che non risulta indagato). Perché Parnasi, da uomo libero, diceva: «Io pago tutti».
Giacomo Amadori
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