- Sale il malumore per il bando degli Euro 5, mentre Matteo Salvini e Gilberto Pichetto Fratin valutano modifiche. La misura minaccia anche la privacy: i dati presi da telecamere e scatole nere potranno essere usati da ogni ente. Incluso il Fisco.
- Con i divieti in tutta la Regione, invece, i mezzi fermi sarebbero 1,3 milioni. Previste deroghe per cure, lavoro, viaggi, sport e funerali.
Lo speciale contiene due articoli.
Finalmente lo stop alle auto Euro 5, previsto per Torino e provincia a partire dal 15 settembre sta scalando di intensità. c’è infatti da augurarsi che diventi una caso nazionale e si capisca che non è una scelta che può rimanere in capo a una Regione. Per una sacco di motivi. Primo perché il vincolo di circolazione riguarda le autovetture immatricolate prima del settembre 2015. Tutte le diesel e una buona fetta delle vetture a benzina. Significa che fra meno di tre settimane circa 650.000 vetture saranno ferme durante il giorno, a meno che non ottengano una particolare deroga. Il numero è esorbitante se si pensa che in tutta la provincia circolano 1,6 milioni di vetture. Infatti la disposizione attuale si somma a precedenti vincoli che già limitavano la circolazione di 300.000 vetture. Ieri, l’assessore al Comune, Chiara Foglietta, ha detto che la scelta non è rinviabile, ma che potenzieranno la mobilità alternativa e che si cercheranno incentivi per sostenere economicamente le rottamazioni». Di massa, aggiungiamo noi. Tali dichiarazioni non fanno altro che riaccendere le proteste di chi, soprattutto i commercianti e i trasportatori, si troverà a essere cornuto e mazziato. Visto che i mezzi sono una diretta fonte di circolazione. Ieri è stata diffusa un’agenzia stampa Ansa riportante fonti del Mase. Secondo le quali il ministro Gilberto Pichetto Fratin avrebbe «chiesto ai tecnici di poter avere sul tavolo, a inizio della prossima settimana, tutte le possibili strade da percorrere per fermare o rimandare questo provvedimento che finirebbe per creare enormi difficoltà a migliaia di professionisti, famiglie e imprese». Ottima cosa, verrebbe da dire. Ma come scritto sopra l’approccio non deve essere localistico. Il problema è sociale ed economico e presto potrebbe riguardare l’intera Regione e nessuno può escludere che, in futuro, travolga l’intera Penisola. Se i vincoli di circolazione che toccano le auto Euro 5 e precedenti dovessero estendersi a tutto il Piemonte si troverebbero impantanate circa 1,3 milioni di auto su un parco complessivo di 3,3 milioni. Figuratevi in tutta Italia. Senza contare che estendere così tanto i vincoli di una Ztl implica una serie di fattori a dir poco controproducenti. La mobilità si rallenta e si aumenta la permanenza e quindi l’inquinamento. Esattamente l’opposto dell’intento dichiarato.
È chiaro che il vero obiettivo di tali scelte derivanti decisioni della Commissione Ue porta in altre direzioni. L’obiettivo è trasformare la mobilità complessiva. Ridurla e rendere ai cittadini sempre più difficile spostarsi. Solo così potrà esserci una transizione verso l’elettrico. Per questo noi alla Verità abbiamo deciso di contraddistinguere gli articoli relativi la transizione modello socialista con la coppia di termini composta dal binomio «ambiente e povertà». Ma l’estensione a dismisura della Ztl imporrà anche l’uso massiccio di telecamere e di strumenti di tracciabilità. Come le scatole nere che la Regione Piemonte sta suggerendo di installare sulle autovetture. In futuro le autorità potranno raccogliere miliardi di dati e dopo che il governo Draghi, durante la pandemia, ha drasticamente modificato le norme della privacy, questi dati potranno essere scambiati tra enti e utilizzati anche a fini diversi da quelli della raccolta. Il decreto dell’ottobre del 2021 crea interoperabilità tra i silos dati. Il gestore di un’autostrada o di un traforo può sapere quante volte in un anno è transitata una vetture. Domani potrà comunicarlo all’Agenzia delle entrate.
A quel punto l’autorità finanziaria potrà sapere quanti giorni (accoppierà il dato a quello delle celle telefoniche del titolare) il proprietario è stato in quella città piuttosto che in altro. In base a quelle informazioni pagherà l’Imu o l’Ici. O al contrario potrebbe anche ricevere semaforo rosso se il numero di multe non pagate dovesse superare una certa soglia. Non si tratta di distopia. Sono possibilità che la tecnologia può trasformare in realtà. E a chi ribatte che così gli sporchi evasori non ci saranno più, bisogna ribattere:
1 che la tecnologia è fallace e non accetta dialogo,
2 che basta cambiare un comma a una legge perché un cittadino si trovi a essere considerato fuori legge,
3 a quel punto la democrazia si invertirà assieme all’onere della prova.
Le proteste, dunque, è meglio che siano solidali e coinvolgano anche altre Regioni. Bene che i ministri Salvini e Pichetto Fratin abbiano fatto un cenno. Ma questa è una battaglia di civiltà molto più ampia e non riguarda solo l’assurdo stop a 650.000 veicoli, riguarda il modello di società che vogliamo per le famiglie che quelle e milioni di altre auto trasportano.
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